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Sigarette elettroniche, la tariffa di notifica regala allo Stato 7 milioni di euro

Le aziende del vaping potranno continuare a vendere i loro prodotti soltanto se verseranno il tesoretto entro il prossimo 29 luglio.

Le aziende di distribuzione e produzione di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione avranno tempo sino al 29 luglio per pagare la nuova tariffa di notifica voluta dal Ministero della Salute. Pur essendo stato emanato lo scorso 7 marzo, i sessanta giorni di tempo per regolarizzare le posizioni decorrono dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ovvero lo scorso 30 maggio.
Come previsto dalla legge italiana di recepimento Direttiva europea (dlg 6/2016), prima di poter immettere in commercio un prodotto, le aziende devono darne comunicazione al Ministero della salute. La vendita potrà avvenire soltanto dopo sei mesi dall’avvenuta notifica. Anche tecnicamente se non si tratta di una imposta o di una tassa, il Decreto Speranza ha introdotto un ulteriore aggravio sulle spalle delle aziende: la tariffa di notifica. In sostanza, gli imprenditori devono pagare allo Stato le spese per la gestione di un database imposto dall’Unione europea. Come se non bastasse, il pagamento non riguarda soltanto i prodotti futuri ma anche tutti quelli immessi in commercio a partire dal mese di maggio del 2016. Come risulta dal portale europeo, in Italia circolano legalmente 65.534 differenti prodotti del vaping, tra liquidi, sigarette elettroniche e atomizzatori (dati aggiornati al 17 marzo 2022). Chi vorrà mantenerne la commercializzazione dovrà versare per ognuno di essi sul conto corrente della Tesoreria centrale dello Stato 108,23 euro. Significa che se fra poco meno di due mesi tutte le aziende avranno pagato quanto richiesto, il Ministro Speranza avrà da gestire un tesoretto piovuto dal cielo di quasi 7,1 milioni di euro (per la precisione, 7.092.44,82 euro). A questi si devono aggiungere i versamenti per i nuovi prodotti che, però, sono addirittura tre volte più onerosi: 327,85 euro per singolo prodotto. La cifra potrebbe abbassarsi se le aziende decidessero di ritirare dal mercato qualche prodotto e, di conseguenza, cancellarlo dal database delle notifiche. Ma a quel punto i negozi dovrebbero immediatamente toglierlo dagli scaffali perchè in caso di controlli non risulterebbe registrato per la vendita. Oppure i produttori potrebbero scegliere di non presentare più novità sul mercato sino a quando non avranno ammortizzato il costo. Soltanto fra sessanta giorni si conosceranno gli effetti reali scaturiti dalla norma, quanti cioè saranno i prodotti che sopravvivranno alla mannaia fiscale e quanti invece saranno sacrificati in nome del risparmio aziendale. Nel frattempo, c’è già un vincitore: lo statalismo etico.

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