L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Sigarette elettroniche, doppio record: numero di negozi e gettito erariale

L'agenzia delle dogane e monopoli diffonde i dati del mercato italiano dei prodotti liquidi da inalazione

Il numero di negozi di sigarette elettroniche è quasi raddoppiato negli ultimi sei anni mentre la variazione di gettito fiscale fatta registrare dall’imposta di consumo negli ultimi 12 mesi ha avuto un incremento del 50%. I dati sono stati diffusi dall’Agenzia delle dogane e monopoli che, per la prima volta, ha analizzato (con aggiornamento al 31 dicembre 2024) nel dettaglio il mercato degli strumenti elettronici di somministrazione di nicotina.
I negozi autorizzati alla vendita di liquidi da inalazione sono 2994. L’anno scorso c’è stato un vero boom di nuove aperture (350). Basti pensare che nel 2018 le rivendite autorizzate erano 1670, passate a 2322 l’anno successivo e 2596 nel 2020. Gli anni della pandemia hanno ovviamente colpito anche il commercio dei liquidi e la conseguenza è stata una flessione del numero delle attività che infatti nel 2021 e nel 2022 erano rispettivamente 2479 e 2455. Ma il ritorno alla normalità ha nuovamente proiettato verso l’alto la linea del grafico. In netto calo le farmacie autorizzate alla vendita di Pli, passate dalle 674 del 2020 alle 235 dell’anno scorso. Anche le parafarmacie sono in costante diminuzione. Anche per loro l’anno d’oro è stato il 2020 (99 autorizzate) mentre negli anni successivi sono sempre calate sino ad arrivare alle attuali 39.

(elaborazione grafica Agenzia delle dogane e monopoli)

Nell’ultimo anno lo Stato ha incassato maggiori introiti derivanti dall’imposta di consumo, effetto derivato dalla tassazione anche degli aromi e degli scomposti. Nel 2023 l’imposta ha garantito incassi fiscali per poco meno di 60 milioni di euro mentre nel 2024 si sono sfiorati gli 85 milioni di euro, segnando così un +50,4%. Importo destinato a salire ulteriormente nel 2025 perché sarà il primo anno completo con l’imposta a pieno regime. Nonostante questo, la quota di mercato dei prodotti liquidi da inalazione all’interno del comparto dei tabacchi non raggiunge neppure l’1% (0,7%). A far la parte del leone sono ovviamente le sigarette tradizionali (84,1%), seguite dal tabacco da riscaldare che in soli sette di presenza si collocano al secondo posto della graduatoria con una quota di mercato pari al 7,2%, scavalcando perfino il tabacco trinciato (6,4%). Seguono quindi i liquidi da inalazione e poco dopo i sigari (0,6%). L’accisa versata dalle aziende del tabacco per le sole sigarette tradizionali nel 2024 è stata di 9,6 miliardi di euro. Gli introiti totali dell’intero comparto tabacchi e liquidi da inalazione ammontano a 11 miliardi e mezzo di euro.
L’imposta di consumo sulle sigarette elettroniche è cambiata otto volte in undici anni. A partire dalla prima del 2014 (poco meno del 50%), passando per quella del 2019 (10% per i liquidi con nicotina e 5% per i liquidi senza) e le due del 2021 (sei mesi al 15% e poi al 10% con nicotina; 10% e poi 5% senza nicotina), arrivando così all’aumento di inizio 2022 (20% e 15%) e poi alla successiva riduzione a partire dal mese di aprile (15% e 10%), arrivando così a quest’anno in cui l’imposta è stata portata al 16 e all’11% e attendendo il 2026 in cui avverrà l’ultimo (e si spera definitivo) rialzo che porterà le aliquote al 17% sulla nicotina e al 12% su liquidi senza nicotina, aromi, a scomposti.
Sul fronte web, nell’anno 2021 l’Agenzia delle dogane e monopoli ha inibito 100 siti web perché contenevano offerta e pubblicità di liquidi da inalazione o sigarette elettroniche usa e getta; nel 2022 altri 133 siti a cui sono aggiunte 138 pagine social o placemarket; nel 2023 92 siti web e oscurati 109 annunci social; nel 2024 134 siti web e 66 pagine social. Il 2025 è iniziato con la messa al bando dal web della nicotina che non può essere venduta neppure dai depositi fiscali.

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