L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Una interpretazione lessicale che nuoce gravemente alla salute

Nonostante la prassi consolidata, un intervento dell'Agenzia delle dogane e monopoli a Vapitaly in corso ha vietato ai consumatori di assaggiare i prodotti esposti.

Una edizione in chiaroscuro e assai controversa. Così si possono definire i tre giorni del Vapitaly, la fiera internazionale della sigaretta elettronica, quest’anno ospitata a Bologna.
Con un intervento d’imperio, nel corso del primo pomeriggio di sabato 10, i funzionari regionali dell’Agenzia delle dogane e monopoli hanno vietato alle aziende espositrici la possibilità di far assaggiare i liquidi ai consumatori, pratica consolidata in tutte le otto edizioni precedenti. Una decisione, dal loro punto di vista, avallata da una comunicazione inoltrata alle aziende dai vertici nazionali dell’agenzia che però, agli occhi di tutti, pareva voler dire esattamente il contrario. In particolare, sotto giudizio sono finiti la locuzione test di gradimento e il termine cessione. Nella sua parte iniziale, la comunicazione prendeva atto che sarebbero stati effettuati i test di gradimento ai consumatori, specificando poi che la cessione dei prodotti era consentita soltanto agli operatori di settore.

Mirko Fleres (primo a destra) è stato protagonista del convegno di approfondimento nella giornata di lunedì 12 maggio

Secondo l’interpretazione dei funzionari Adm presenti in fiera anche i test di gradimento (assaggi) rappresentano una cessione di liquido. Vani i tentativi degli organizzatori e degli avvocati di Vapitaly: l’Agenzia delle dogane e monopoli non ha fatto un passo indietro e così dal pomeriggio del sabato tutti gli espositori si sono dovuti adeguare. La sanzione prevista in caso di inosservanza sarebbe stata di 500 euro per ogni singolo assaggio, oltre al sequestro amministrativo della merce.
Il divieto scattato in corso d’opera ha ovviamente causato un brusco calo degli ingressi nella giornata successiva, tanto è vero che storicamente il rapporto tra operatori e privati è sempre stato di uno a tre, mentre quest’anno è stato di tre a uno: al termine della manifestazione, infatti, le partite Iva entrate in fiera sono state circa il 65% del totale degli ingressi.
Tornando alla mera cronaca dei fatti, molto interessanti si sono dimostrati i momenti di approfondimento sul palco. Ad aprire i convegni è stato l’incontro con i docenti e i ricercatori del Coehar dell’Università di Catania che hanno esaminato lo stato della lotta al fumo, sostenendo l’utilità degli strumenti di riduzione del danno dal punto di vista medico-scientifico e l’importanza degli aromi per allontanare i fumatori dalle sigarette tradizionali. Sul fronte politico sono intervenuti il deputato Virginio Merola (Pd), componente della commissione Finanze alla Camera dove si sta procedendo con l’iter dell’indagine conoscitiva sul mercato italiano del vaping e del tabacco, e il senatore Marco Lisei (FdI), tra l’altro vaper di lungo corso. Entrambi hanno concordato sulla necessità di sganciare la normativa della sigaretta elettronica e dei liquidi da inalazione da quella dei tabacchi perché, dopo quasi venti anni di presenza sul mercato, “è necessaria una riforma legislativa che tenga conto della peculiarità della filiera e del prodotto”.
In ultimo in ordine di apparizione, l’incontro tra i rappresentanti delle associazioni di categoria (Antonella Panuzzo di Uniecig per i negozianti e Adriano Esposito di Anafe per i produttori) con Mirko Fleres (Adm), protagonista in prima persona della decisione di vietare gli assaggi, che è rimasto fermo sulla decisione assunta poco meno di 24 ore prima. Fleres ha poi segnalato una importante novità che riguarderà da vicino tutti gli operatori del vaping a ogni livello della filiera. A partire da novembre, gli uffici territoriali saranno riorganizzati e verranno divisi in due sezioni: per ottenere le autorizzazioni o i codici Pli bisognerà rivolgersi alla sede locale provinciale mentre per le segnalazioni di illeciti, ricorsi e sanzioni bisognerà rivolgersi alla sede centrale regionale.
Cosa lascia l’edizione bolognese? Sicuramente tanta amarezza. La decisione assunta da Adm a fiera in corso ha arrecato danno non solo all’immagine della fiera stessa ma anche agli espositori che avevano investito risorse in spazio, prodotti e personale e ai consumatori che hanno dovuto affrontare una trasferta a vuoto, con conseguente perdita di tempo e soldi (tra cui i 24 euro del parcheggio gestito da un concessionario del Comune di Bologna). Rimane poi sempre aperto il problema dell’interlocuzione con le istituzioni e le autorità di controllo, in questo caso Adm, che comunicano in maniera non cristallina, tanto che uno stesso documento ha dato origine a interpretazioni diametralmente opposte. Questa volta a farne le spese è stata Vapitaly in tutte le sue componenti (organizzatori, espositori, visitatori). Ma è una questione che riguarda tutti i cittadini in tutti i livelli.

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