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Oms, nella Cop11 nessuna apertura alla riduzione del danno

Nell'ordine del giorno provvisorio ignorate le richieste di approfondimento su sigarette elettroniche e nuovi prodotti.

Non c’è traccia nemmeno di una minima apertura al dibattito sugli strumenti di riduzione del danno da fumo nell’ordine del giorno provvisorio per l’11esima Conferenza delle parti (la Cop11) della Convenzione quadro per il controllo del tabacco dell’Oms (Fctc), reso pubblico ieri. L’incontro si terrà a Ginevra dal 17 al 22 novembre prossimi ed è presumibile che, ancora una volta, si cercherà di raggiungere una posizione condivisa sui nuovi prodotti alternativi al tabacco, sigarette elettroniche in primis.

Il tavolo di segreteria della Cop10 dell’Oms svoltasi a Panama

Durante la scorsa conferenza delle parti, la Cop10 di Panama, si era delineato un fronte restio ad accettare le posizioni dell’Ftct, assolutamente contrarie al vaping e a tutti i nuovi prodotti. Nelle poche parti dell’incontro che sono stati fruibili dal pubblico (gran parte dei lavori si svolge a porte chiuse con un evidente deficit di trasparenza), alcuni Paesi hanno portato alla luce le loro esperienze positive con la riduzione del danno in termini di riduzioni record dei fumatori. Lo hanno fatto la Nuova Zelanda, che anche grazie alla regolamentazione delle sigarette elettroniche ha visto un repentino calo dei tassi di fumo, e il Giappone, rivendicando di aver incluso nei programmi di cessazione del fumo coperti dal Servizio sanitario nazionale i prodotti a tabacco riscaldato.

I delegati alla Cop10 di Panama

La delegazione delle Filippine aveva definito “fondamentale” la legge sui prodotti da vaporizzazione con e senza nicotina, entrata in vigore nel Paese nel 2022, che stabilisce un quadro normativo completo e differenziato da quello del tabacco per i prodotti del vaping e gli altri prodotti nuovi prodotti del tabacco. A chiedere una discussione basata sull’evidenza scientifica sulla riduzione del danno si erano aggiunti El Salvador, Guyana e Armenia. Ma l’intervento più accorato era venuto dalla delegazione di St. Kitts and Nevis. I rappresentanti del piccolo Stato caraibico, parte del Commonwealth britannico, avevano ricordato come il concetto di riduzione del danno avesse un ruolo significativo in molte aree della salute pubblica, esortando la comunità del tobacco control a non respingere l’idea di riduzione del danno in sé e a imparare dalle migliori pratiche. Da qui la richiesta dell’istituzione di un gruppo di lavoro specifico.
Richieste che non sembrano aver trovato ascolto da parte dalla Convenzione. Al punto 4.5 dell’ordine del giorno provvisorio, infatti, si legge “Attuazione di misure per prevenire e ridurre il consumo di tabacco, la dipendenza da nicotina e l’esposizione al fumo di tabacco, e protezione di tali misure dagli interessi commerciali e di altro tipo dell’industria del tabacco, alla luce della narrazione dell’industria del tabacco sulla “riduzione del danno” (articoli 5.2(b) e 5.3 della Convenzione quadro dell’Oms sul controllo del tabacco)”. La riduzione del danno viene messa fra virgolette, delegittimando lo stesso concetto, e il tutto viene liquidato come una storia raccontata dall’industria del tabacco. Non c’è da aspettarsi niente di nuovo, sembra, dalla prossima Cop11.
Preoccupato si dichiara anche Micahel Landl, direttore della rete internazionale di consumatori di prodotti del vaping, World Vapers’ Alliance. “L’approccio della COP11 è un tentativo deliberato di mettere a tacere il dibattito reale – afferma – Etichettando la riduzione del danno come una narrazione dell’industria del tabacco, si ignorano soluzioni comprovate e si mettono a tacere milioni di ex fumatori le cui vite sono migliorate grazie ad alternative più sicure. Questa non è una politica responsabile”. Secondo Landl, con milioni di vite in gioco, l’Organizzazione mondiale di sanità continua ad aggrapparsi a dogmi obsoleti. “Questo ordine del giorno – conclude – non è basato sulla scienza ma sulla propaganda”.

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