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Per ridurre i danni del fumo, è urgente correggere le percezioni errate sui rischi della sigaretta elettronica. È questa la tesi sostenuta sul British Medical Journal da quattro esperte di riduzione del danno da tabacco: le ricercatrici dello University College London Sarah Jackson, Katherine East e Jamie Brown, insieme alla direttrice di Action on smoking and health (Ash) Hazel Cheeseman. Nonostante vi siano prove sostanziali che il vaping esponga i consumatori a livelli di sostanze tossiche molto inferiori rispetto al fumo – scrivono infatti le autrici – la maggior parte degli adulti britannici (e non solo, ndr) che fumano ritiene che esso sia altrettanto o più dannoso del fumo.
L’interessante intervento arriva in risposta a uno studio pubblicato sulla stessa rivista lo scorso gennaio che si occupava degli utilizzatori duali (cioè consumatori sia di e-cig che di sigarette tradizionali) in Inghilterra, ma la sua valenza va ben oltre i confini del Regno Unito, visto che la cattiva informazione sulla sigaretta elettronica e la riduzione del danno è diffusa ovunque e anche da noi. “La percezione errata dei rischi del vaping – spiega infatti il commento – non è solo una questione di disinformazione, ma ha importanti implicazioni per la salute pubblica. Le prove suggeriscono che può impedire alle persone di passare completamente dal fumo allo svapo, con conseguente aumento di malattie, disabilità e morte prematura”.
Secondo le autrici, un fattore che contribuisce molto a questa errata percezione è la rappresentazione che i media fanno del vaping. “La copertura mediatica – commentano – spesso evidenzia i potenziali pericoli delle sigarette elettroniche senza distinguerle dalle sigarette tradizionali, il che può trasmettere l’idea che entrambe siano ugualmente pericolose”. Ad esempio, citano il caso del tabloid Daily Mail che lo scorso febbraio scriveva che il vaping era più pericoloso del fumo, sulla base di un singolo studio ancora incompleto e non sotto posto a revisione dei pari. “Tali titoli – affermano le ricercatrici – sono fuorvianti e possono amplificare la paura del pubblico, soprattutto quando mancano di contesto o non confrontano direttamente i risultati con i ben noti pericoli del fumo di tabacco”. Sommessamente, ci permettiamo di aggiungere che il problema però non è solo chi riporta certi studi, ma anche chi li fa e ne propaganda i risultati. Accanto a tanta cattiva stampa c’è purtroppo altrettanta cattiva scienza.
Il risultato è che attualmente la percezione del pubblico sui danni relativi del vaping è peggiore che mai e “affrontare questo problema – si legge – è una priorità urgente per la salute pubblica, perché potrebbe spingere molti fumatori e utilizzatori duali ad abbandonare definitivamente il fumo per la sigaretta elettronica”. Questo è molto importante soprattutto per gli utilizzatori duali, che sarebbero il gruppo più incline a smettere di fumare. Eppure solo il 42% di loro ritiene l’e-cig meno dannosa della sigaretta e tabacco combusto e dunque non ha un vero incentivo a fare il passaggio definitivo. “Le prove scientifiche suggeriscono che, se questo gruppo avesse una comprensione più accurata dei rischi relativi – scrivono le autrici –sarebbe più propenso ad abbandonare il fumo, il che potrebbe accelerare il declino della prevalenza del fumo e produrre significativi miglioramenti in termini di salute”.
Rimanere a guardare ha un costo altissimo, perché, nel Regno Unito come altrove, il fumo rimane la principale causa di malattie e morti prevenibili. Ma l’azione deve venire soprattutto dalle istituzioni. “C’è un bisogno impellente di campagne di salute pubblica mirate e basate sulla scienza – concludono le ricercatrici – di linee guida chiare da parte delle autorità sanitarie, di consigli diretti da parte degli operatori sanitari e di interventi politici per correggere le percezioni errate sul vaping. Porsi come obiettivo nazionale la transizione completa di centinaia di migliaia di consumatori di sigarette elettroniche dal fumo, aiuterebbe molti a vivere una vita più lunga e sana”.
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