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Divieto di aromi nelle sigarette elettroniche: una misura controproducente per salute, economia e sicurezza

Una approfondita analisi della Tholos Foundation evidenzia l'inefficacia delle proibizioni, soprattutto per quanto riguarda la lotta al fumo

Un recente rapporto della Tholos Foundation lancia un allarme contro l’efficacia e le conseguenze dei divieti sugli aromi nelle sigarette elettroniche. Secondo l’analisi, basata su una vasta letteratura accademica, revisioni normative e sondaggi tra i consumatori, vietare i prodotti da svapo aromatizzati può rivelarsi un errore strategico su più fronti: salute pubblica, economia e sicurezza dei cittadini.
La tendenza a vietare gli aromi, già adottata negli Stati Uniti in quasi 400 località e in sette Stati, sta prendendo piede anche in Europa, dove si moltiplicano le pressioni affinché la Commissione europea imponga un divieto uniforme in tutti i 27 Stati membri nell’ambito della prossima revisione della direttiva sui prodotti del tabacco (Tpd). Tuttavia, le evidenze suggeriscono che una simile misura potrebbe causare effetti contrari a quelli desiderati.
Sebbene l’Organizzazione mondiale della sanità e altre autorità sanitarie sostengano che i gusti attraggano i più giovani, la ricerca della Tholos Foundation evidenzia come gli aromi rappresentino un potente strumento di cessazione del fumo per gli adulti. Studi peer-reviewed indicano infatti che gli svapatori che usano gusti dolci hanno una probabilità significativamente maggiore di smettere di fumare rispetto a chi utilizza aromi al tabacco. Un’analisi della Cochrane del 2022 conferma che la disponibilità di diversi gusti migliora la riuscita degli sforzi per smettere. La London South Bank University ha inoltre scoperto che una consulenza personalizzata sulla scelta degli aromi aumenta notevolmente i tassi di successo nella cessazione.
Il rapporto mette in guardia anche dalle conseguenze economiche e di sicurezza pubblica legate ai divieti. In diverse aree dove le restrizioni sono già attive, si è registrato un incremento delle vendite di sigarette convenzionali e una crescente attività del mercato nero. In California, ad esempio, l’85% degli svapatori ha continuato a usare prodotti aromatizzati nonostante il divieto, acquistandoli sia localmente che online. In Danimarca, il 93% degli svapatori ha riferito di poter accedere facilmente agli aromi vietati. E in Estonia, il ricorso alla produzione fai da te con ingredienti di dubbia provenienza alimenta rischi sanitari analoghi a quelli emersi durante l’epidemia Evali negli Stati Uniti.
Anche i sondaggi commissionati da Tholos e condotti da Ipsos in diversi Paesi europei evidenziano una realtà difficile da ignorare: la maggioranza degli svapatori utilizza i prodotti aromatizzati come strumento per ridurre o abbandonare il fumo. In Belgio e Svezia, il 90% degli intervistati ha dichiarato che i gusti sono un elemento cruciale nella decisione di svapare. In Germania la percentuale è dell’83%, nei Paesi Bassi dell’80%. Le alternative più ricercate in caso di divieto? Il ritorno al fumo, l’approvvigionamento da fonti non ufficiali e l’autoproduzione.
Risultati simili emergono da Francia, Spagna e Irlanda. In quest’ultima, quasi due terzi degli attuali utilizzatori dichiarano che fumerebbero di più se gli aromi fossero vietati. In Spagna, l’86% di chi ha smesso di fumare grazie allo svapo ritiene essenziale il ruolo degli aromi, mentre in Francia l’83% afferma che questi gusti hanno facilitato il passaggio dalle sigarette tradizionali.
Non sorprende quindi che, in tutte le giurisdizioni esaminate, oltre l’80% degli svapatori si dichiari favorevole a soluzioni normative alternative al divieto. Tra le proposte più sostenute: il rafforzamento dei controlli sull’età minima per l’acquisto, campagne educative mirate, e la vendita di prodotti aromatizzati esclusivamente attraverso canali riservati agli adulti. Anche in paesi dove i divieti sono già attivi, come Danimarca, Estonia e California, prevale il sostegno a queste misure più equilibrate.
Il messaggio del rapporto è chiaro: proibire gli aromi nelle sigarette elettroniche, con l’intento di proteggere i giovani, rischia di generare un effetto boomerang. Tornano a crescere i consumi di tabacco, prospera il mercato nero e diminuisce la sicurezza dei consumatori. I decisori politici, conclude la Tholos Foundation, dovrebbero orientarsi verso strategie proporzionate e pragmatiche, capaci di tutelare la salute pubblica senza privare i fumatori adulti di un’alternativa meno dannosa.

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