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Nel suo ultimo rapporto sul controllo globale del tabacco, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), anzichè trovare soluzioni contro il fumo, continua a fare allarmismo sulla diffusione delle sigarette elettroniche e dei nuovi dispositivi elettronici di somministrazione di nicotina (Ends). Il documento, che segna il ventesimo anniversario della Convenzione quadro sul controllo del tabacco, denuncia testualmente “l’aggressivo marketing delle industrie del tabacco per attrarre i giovani” con prodotti aromatizzati, attraenti e percepiti erroneamente come meno dannosi.
Secondo l’Oms, gli Ends “sono dannosi, in particolare per bambini e adolescenti” e non devono essere considerati un’alternativa innocua alle sigarette convenzionali. Anzi, continua il documento, “la strategia dell’industria è chiaramente quella di creare una nuova generazione di consumatori, sfruttando le lacune normative in molti Paesi”. Il rapporto lamenta che “solo” 133 Paesi abbiano introdotto qualche forma di regolamentazione, e “appena” 42 abbiano vietato la vendita dei prodotti di nuova generazione, mentre 62 Stati — con una popolazione complessiva di 1,7 miliardi di persone — non hanno alcuna legge specifica.
L’approccio dell’Oms resta quindi ancorato alla logica del divieto e della restrizione. Il documento critica senza appello le affermazioni di “minor dannosità” rispetto alle sigarette tradizionali, bollandole come marketing ingannevole non supportato da prove scientifiche robuste. L’Oms ammonisce che anche il vapore prodotto dagli Ends dovrebbe essere considerato tobacco smoke e regolato come tale, invocando lo stesso livello di avvertenze sanitarie e di restrizioni.
Tuttavia, ciò che colpisce è la mancanza di una strategia articolata che affronti il fenomeno da un punto di vista più pragmatico. Nei Paesi dove la riduzione del danno è già una componente delle politiche sanitarie, le sigarette elettroniche sono state introdotte come strumenti per aiutare i fumatori adulti a smettere, riducendo al contempo la combustione del tabacco. Su questo tema, l’Oms non prende posizione: anzi, ignora quasi del tutto i dati che indicano i possibili benefici per la cessazione tra gli adulti già dipendenti dalle sigarette convenzionali.
Approfondendo i contenuti del Rapporto Oms 2025, non sfuggono al lettore attento alcune contraddizioni. L’Organizzazione condanna senza appello le affermazioni dell’industria sul “minor rischio” delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato, bollandole come ingannevoli e prive di fondamento scientifico. Tuttavia, lo stesso documento riconosce che questi dispositivi non comportano la combustione del tabacco e hanno emissioni chimiche differenti rispetto alle sigarette tradizionali. Nonostante ciò, raccomanda di trattare normativamente tali prodotti esattamente come le sigarette convenzionali, ignorando la possibilità — pur supportata ormai da centinaia di evidenze — di un rischio relativo inferiore e di un ruolo potenziale nella riduzione del danno tra i fumatori adulti. Questa rigidità rischia di minare la credibilità delle politiche sanitarie: da un lato si invoca la scienza, dall’altro si ignorano dati emergenti in nome di una posizione ideologica. L’effetto finale è quello di trasmettere un messaggio contraddittorio e potenzialmente controproducente: vietare o limitare indiscriminatamente ciò che per alcuni potrebbe essere uno strumento di cessazione, senza realmente proteggere i giovani con misure mirate ed efficaci.
L’Oms continua dunque a trasmettere un messaggio confuso: da un lato la necessità, sacrosanta, di proteggere i più giovani dall’iniziazione al fumo; dall’altro, la demonizzazione indiscriminata delle sigarette elettroniche senza distinguere tra usi e utenze. Le autorità sanitarie sembrano ferme a vecchie ricette, incapaci di adattarsi a un panorama in evoluzione. Nel frattempo, milioni di adulti fumatori restano senza accesso a strategie di riduzione del danno supportate da una regolamentazione chiara e scientificamente fondata. In definitiva, il rapporto dell’Oms manca di coraggio nell’indicare soluzioni nuove. Per vincere davvero la battaglia contro il tabacco forse è il momento di guardare alla complessità dei comportamenti umani, invece di liquidare ogni innovazione come una minaccia.



