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Le sigarette elettroniche sono più efficaci per smettere di fumare delle terapie sostitutive a base di nicotina (Nrt), come gomme e pastiglie, anche per le persone socialmente svantaggiate. A dirlo è uno studio clinico randomizzato pubblicato oggi su Annals of Internal Medicine e intitolato “Vaporized Nicotine Products for Smoking Cessation Among People Experiencing Social Disadvantage: A Randomized Clinical Trial”.
Lo studio è particolarmente rilevante per due motivi. Il primo è che le persone socialmente svantaggiate non solo fumano molto di più del resto della popolazione ma, pur essendo motivate, trovano molto più difficile smettere di fumare e quindi sono più colpite dall’impatto sulla salute e sociale causato dall’uso di tabacco. Il secondo è che il lavoro in questione, guidato da Ryan Courtney, è stato condotto da un’equipe di diciassette ricercatori australiani proveniente soprattutto dal National Drug and Acohol Research e dalla University of New South Wales e finanziato grazie all’Australian National Health and Medical Research Council. Dunque tre importanti istituzioni di quel Paese che da anni osteggia il vaping, adottando politiche una più fallimentare dell’altra, e dove, per inciso, il tasso dei fumatori fra i cittadini socialmente vulnerabili è tre volte più alto rispetto ai loro omologhi non in situazione di difficoltà.
Partendo dall’assunto che le sigarette elettroniche sono più efficaci delle Nrt per smettere di fumare nella popolazione generale, i ricercatori si sono quindi posto l’obiettivo di determinare se era lo stesso anche per le persone con basso status socioeconomico. Per farlo sono stati reclutati oltre mille fumatori quotidiani (un campione molto ampio), che erano disposti a provare a smettere e che ricevevano una pensione o un sussidio dal governo (indicatori di svantaggio sociale). In modo casuale, i partecipanti allo studio hanno ricevuto o una fornitura per otto settimane di liquidi (agli aromi di tabacco, menta o frutta) e la scelta fra due sigarette elettroniche, oppure terapie sostitutive a base di nicotina sotto forma di pastiglie o gomme da masticare.
I tassi di astinenza dal fumo sono stati verificati con il test del monossido di carbonio nel respiro dopo sei mesi. E i risultati dimostrano ancora una volta l’efficacia della sigaretta elettronica. Infatti il tasso di cessazione fra chi aveva ricevuto cerotti o pastiglie di nicotina era pari al 9,6%, mentre arrivava al 28,4%, quasi il triplo fra chi aveva ricevuto l’e-cig. Non solo. La frequenza di eventi avversi riportata dai partecipanti era nettamente inferiore fra chi aveva smesso grazie al vaping (355 contro 442). “I risultati – scrivono quindi gli autori nelle conclusioni dello studio – indicano che i prodotti per la vaporizzazione della nicotina sono stati più efficaci della terapia sostitutiva con nicotina per la cessazione del fumo in questa popolazione. Date le difficoltà di cessazione in queste popolazioni socialmente svantaggiate, i prodotti per la vaporizzazione della nicotina rappresentano un’opzione terapeutica promettente per questo gruppo prioritario”.
“Le sigarette elettroniche non sono una cura magica, ma rappresentano un’opzione terapeutica promettente che porta a tassi di cessazione più elevati rispetto alle gomme o alle pastiglie alla nicotina per coloro che vivono situazioni di svantaggio sociale”, ha commentato Ryan Courtney, aggiungendo che “Non è mai troppo tardi per smettere e i prodotti per lo svapo sono un ulteriore strumento nel kit di strumenti per il trattamento del tabacco”. Qualcuno lo faccia sapere anche al governo australiano.



