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Ancora studi sull’effetto gateway, ma i giovani fumano sempre meno

Esperti britannici confutano una ricerca americana, secondo cui la sigaretta elettronica espone i minori al rischio del fumo.

Uno studio osservazionale intitolato “Risk of adolescent cigarette use in three UK birth cohorts before and after e-cigarettes” e pubblicato su Tobacco Control ha alimentato il dibattito sull’uso delle sigarette elettroniche tra i giovani: rappresenta davvero un pericolo o è piuttosto uno strumento che contribuisce al calo del fumo tradizionale? Il lavoro, pur riferendosi a dati del Regno Unito, è stato condotto da cinque ricercatori di tre diversi atenei statunitensi e coordinato da Jessica Mongilio della University of Michigan.

(foto Pixabay)

I dati esaminati, provenienti da tre coorti di minori del Regno Unito (1974, 1986 e 2018), mostrano una tendenza chiara e confortante: la percentuale di fumatori tra i 16-17enni è scesa dal 33% al 12% in oltre quarant’anni. Nonostante questo calo, però, gli autori dello studio mettono in dubbio il ruolo delle e-cigarette, suggerendo che il loro uso potrebbe esporre nuovi gruppi di giovani – storicamente considerati “a basso rischio” – al pericolo del fumo tradizionale. Tuttavia, secondo alcuni dei più importanti nomi della ricerca sul vaping, provenienti proprio dal Regno Unito, questa interpretazione appare distorta e scientificamente debole.
Secondo John Robins, ricercatore presso il Nicotine Research Group del King’s College di Londra, il punto critico è che la correlazione non implica la causalità. Egli sottolinea che le conclusioni tratte dagli autori non sono giustificate. La divisione dei giovani del 2018 in tre sottogruppi (mai vaper, vaper occasionali o ex, e vaper attuali) e la successiva comparazione con le coorti precedenti, sostiene, è metodologicamente scorretta. I giovani che oggi fanno uso di e-cigarette non sono un campione rappresentativo della popolazione giovanile complessiva: sono, più probabilmente, individui che mostrano una predisposizione al consumo di sostanze, siano esse sigarette, alcol o altro. In altre parole, “chi prova una cosa, tende a provarne anche un’altra”. Il fatto che tra i vaper la probabilità di fumare sia più alta rispetto a chi non svapa non implica che la sigaretta elettronica spinga al fumo. Piuttosto, sembra indicare che i giovani più propensi al rischio scelgono oggi di usare la sigaretta elettronica al posto del tabacco combusto, notoriamente molto più dannoso.
Anche Lion Shahab, docente di Psicologia della salute e condirettore del Tobacco and Alcohol Research Group dello University College di Londra, invita alla cautela. L’associazione tra vaping e fumo non implica necessariamente che il primo causi il secondo. In molti casi, può essere vero il contrario: i fumatori possono passare al vaping per ridurre i danni o per tentare di smettere. Inoltre, entrambe le pratiche potrebbero derivare da fattori di rischio comuni, come tratti di personalità impulsiva o ambienti familiari stressanti, variabili che lo studio ha solo parzialmente considerato. Uno degli aspetti più trascurati, secondo Shahab, è la cosiddetta “common liability”, ovvero la predisposizione individuale a comportamenti a rischio. Non tenerne conto può indurre a conclusioni fuorvianti: il fatto che alcuni giovani che svapano finiscano anche per fumare non significa che, in assenza del vaping, non avrebbero mai iniziato.

Peter Hajek

Peter Hajek, docente di Psicologia clinica e direttore dell’Health and Lifestyle Research Unit presso la Queen Mary University di Londra, evidenzia come i dati reali contraddicano la narrativa allarmistica. Dal 1982 al 2018, la percentuale di fumatori tra i 15enni inglesi è passata dal 25% al 7%. E nel 2022, solo quattro anni dopo l’ultima coorte analizzata, si è registrato un ulteriore calo al 3%. Una discesa così rapida non sarebbe plausibile se il vaping stesse effettivamente spingendo i giovani verso il tabacco, come insinua lo studio. Hajek propone un paragone semplice: “Dire che il vaping porta al fumo è come dire che bere vino bianco porta a bere vino rosso. È più probabile che chi beve entrambi sia semplicemente più propenso a bere”.
Insomma, in un’epoca in cui la lotta al fumo resta una priorità di salute pubblica, demonizzare le sigarette elettroniche rischia di oscurare un’opportunità. Nessuno sostiene che il vaping sia innocuo, soprattutto tra i giovani. Tuttavia, ignorare la sua funzione potenziale come alternativa meno dannosa al tabacco combustopuò rivelarsi un errore strategico. Per comprendere davvero il ruolo delle sigarette elettroniche nella dinamica del fumo giovanile servono studi più robusti e metodologie più raffinate. Nel frattempo, i numeri parlano chiaro: oggi i giovani fumano molto meno di un tempo.

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