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Unione Europea – Ecco la proposta della Commissione per tassare la sigaretta elettronica: due le aliquote minime
La Commissione europea ha formalizzato la proposta per estendere le accise anche alle sigarette elettroniche, inserendo per la prima volta questi prodotti nella direttiva sulla tassazione per quelli che definisce i nuovi prodotti, vale a dire, oltre alle e-cig, le bustine di nicotina e i riscaldatori di tabacco. Il piano prevede due scaglioni: un minimo fisso di 0,12 euro per millilitro per i liquidi con nicotina fino a 15 mg (o in alternativa il 20% del prezzo al dettaglio) e un minimo di 0,36 euro per millilitro (o il 40% del prezzo al dettaglio) per concentrazioni di nicotina superiori. Si tratta di aliquote minime, ma gli Stati potranno decidere di aumentarle. La direttiva aggiornata entrerà in vigore nel 2028, ma agli Stati membri è concessa una fase transitoria fino al 2031 per adeguarsi alle nuove regole. L’operazione rientra nel più ampio ridisegno di aumento delle cosiddette risorse proprie Ue, con il gettito che confluirà parzialmente nel bilancio comunitario. Una mossa che ha già sollevato proteste, a partire dalla Svezia che promette battaglia temendo ripercussioni sul mercato dello snus e dei sacchetti di nicotina, diffusissimi in tutta la Scandinavia. Ma più in generale il nuovo quadro finanziario 2028-2034 è stato generalmente accolto negativamente dai governi nazionali e i malumori, assai diffusi, vanno ben al di là del prelievo fiscale sul tabacco.
L’Ue tassa la sigaretta elettronica: dalla Commissione due proposte di prelievo
Australia – Studio: e-cig più efficaci per smettere di fumare, anche per i più svantaggiati
Le sigarette elettroniche sono quasi tre volte più efficaci delle terapie sostitutive (gomme e pastiglie) nell’aiutare i fumatori svantaggiati a smettere. È il risultato di uno studio clinico randomizzato pubblicato su Annals of Internal Medicine, intitolato “Vaporized Nicotine Products for Smoking Cessation Among People Experiencing Social Disadvantage: A Randomized Clinical Trial” e guidato da Ryan Courtney. La ricerca, condotta su oltre 1.000 fumatori in difficoltà socioeconomica, ha rilevato che dopo sei mesi il 28,4% di chi usava sigarette elettroniche aveva smesso, contro il 9,6% di chi utilizzava terapie sostitutive, con meno effetti avversi segnalati. Finanziato da importanti istituzioni australiane come il National Drug and Alcohol Research Centre, lo studio è particolarmente importante perché sfida le politiche anti-vaping del Paese, dove i tassi di fumo tra i vulnerabili restano alti. “Le sigarette elettroniche non sono una cura magica, ma rappresentano un’opzione terapeutica promettente che porta a tassi di cessazione più elevati rispetto alle gomme o alle pastiglie alla nicotina per coloro che vivono situazioni di svantaggio sociale”, ha commentato Ryan Courtney. Gli interessanti dettagli della ricerca, piuttosto complessa, nell’approfondimento di Sigmagazine.
E-cig più efficace per smettere di fumare anche per i più svantaggiati
Repubblica Ceca – Il fumo diminuisce con l’aumento dello svapo
Il fumo di sigarette è in netto calo nella Repubblica Ceca, dove sempre più cittadini, in particolare giovani tra i 15 e i 24 anni, si orientano verso alternative a rischio ridotto come lo svapo. È quanto rivela il rapporto 2024 sul tabagismo pubblicato recentemente dal governo. Pavla Chomynova, responsabile del Centro nazionale di monitoraggio delle droghe e delle dipendenze, ha evidenziato un declino costante nel consumo di tabacco combusto accompagnato da un aumento nell’uso di sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e bustine di nicotina. Tra i giovani adulti, uno su cinque fa uso di e-cig e solo il 10% fuma quotidianamente, mentre tra i 55-65enni quasi un terzo continua a fumare. Il fumo provoca in Repubblica Ceca ancora circa 18.000 morti l’anno, così la diffusione dei prodotti alternativi è vista come un’opportunità per la salute pubblica. E i dati indicano un cambiamento culturale: il fumo non è più la norma.
Regno Unito – Vaping in crescita (5,5 milioni) ma è allarme per la disinformazione
In Gran Bretagna 5,5 milioni di adulti (il 10,4% della popolazione) utilizzano sigarette elettroniche, secondo i nuovi dati pubblicati dalla fondazione Ash (Action on smoking and health), basati sull’indagine Ash Smokefree GB. Ma persiste una preoccupante disinformazione: il 53% dei britannici crede erroneamente che lo svapo sia dannoso quanto il fumo. La maggior parte dei vaper sono ex fumatori (55%), mentre il 40% è un consumatore duale e solo il 5% non aveva mai fumato. Nel dettaglio, i dispositivi più diffusi sono quelli ricaricabili (50%), seguiti da pod (25%) e monouso (24%), quest’ultimi in calo fin dal 2023, quindi ben prima del divieto in vigore da giugno. Gli aromi fruttati dominano (51%), superando tabacco e mentolo, mentre l’84% degli utenti rispetta i limiti di nicotina. Tra le motivazioni, gli ex fumatori svapano per smettere, mentre i nuovi utenti citano piacere e gestione dello stress. Nonostante le evidenze scientifiche e le raccomandazioni sanitarie, tuttavia, la percezione del rischio è peggiorata negli ultimi anni, soprattutto tra le fasce più svantaggiate. Ash lancia l’allarme: la disinformazione, alimentata dai media, rischia di frenare il potenziale dello svapo come strumento per ridurre i danni da fumo. Lo svapo è molto meno rischioso del fumo e può salvare vite.
In Gran Bretagna 5,5 milioni di vaper ma il problema è la disinformazione
Irlanda – Studio: quasi un giovane su quattro utilizza le sigarette elettroniche
Quasi un quarto dei giovani irlandesi tra i 18 e i 34 anni utilizza sigarette elettroniche, secondo i nuovi dati dell’Irish Health Survey 2024, diffusi dall’Ufficio centrale di statistica (Cso). Il 13,6% di loro svapa quotidianamente, mentre un altro 10% lo fa saltuariamente, confermandosi come la fascia d’età con il tasso più alto nel Paese. L’indagine, condotta su oltre 5.100 adulti, rivela inoltre che del la quota della popolazione totale fa uso quotidiano di e-cig è del 7,1%, contro il 10% che fuma tabacco: tra questi ultimi si rileva un picco del 13,3% tra i 45-54enni.
Thailandia – Caccia alle e-cig: 90 dollari a chi denuncia venditori e consumatori
La Thailandia sta intensificando la repressione contro le sigarette elettroniche, coinvolgendo direttamente i cittadini nella caccia ai trasgressori. Con un’iniziativa lanciata ad aprile, il governo offre fino a 3.000 baht (circa 90 dollari) per ogni segnalazione valida di uso o vendita illegale di e-cig. Le denunce possono essere inviate tramite l’app Thang Rath, garantendo al segnalatore il 60% della multa applicata. Le leggi thailandesi sono tra le più severe al mondo in tema di vaping: dal 2014, vietano importazione, vendita e persino l’uso personale in pubblico, con pene che arrivano a 10 anni di carcere per i venditori. Nonostante ciò, il mercato nero è cresciuto, alimentato soprattutto dai turisti e dalla percezione errata di una tolleranza. La nuova campagna solleva tuttavia polemiche: c’è chi teme abusi e un clima da caccia alle streghe.
Thailandia, caccia alle e-cig: premio di 90 dollari a chi denuncia venditori e consumatori
Stati Uniti – Industria del vaping incalza Trump: tenga fede alle promesse elettorali sulla sigaretta elettronica
L’associazione del vaping statunitense, la Vapor Technology Association (Vta) ha lanciato una campagna da un milione di dollari su tv e social media, puntando direttamente a Trump per sollecitare l’intervento promesso nel 2024, in occasione della campagna elettorale: “Salverò di nuovo la sigaretta elettronica”. A nove mesi dalla vittoria e a sei mesi dall’insediamento, però, il settore non ha osservato alcun miglioramento, al contrario: la Fda non ha approvato nuovi prodotti e i controlli doganali colpiscono non solo i dispositivi usa e getta, ma anche ricaricabili e ricambi, paralizzando importazioni e piccoli rivenditori. Gli spot, in onda su Fox News, Newsmax, Bloomberg, Nbc e Espn e su piattaforme digitali, accusano l’agenzia di agire contro la volontà del presidente, mentre l’industria chiede regole più snelle per le sigarette elettroniche, diverse da quelle del tabacco. La Vta evita di incolpare direttamente Trump, scaricando la responsabilità sui burocrati, ma lancia un chiaro messaggio: senza un cambio di rotta, migliaia di attività rischiano il collasso.
L’industria americana ricorda a Trump la promessa di salvare il vaping



