© Sigmagazine, rivista d'informazione specializzata e destinata ai professionisti del commercio delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica - Best edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - P. Iva 14153851002 - Direttore responsabile: Stefano Caliciuri - Redazione: viale Angelico 78, Roma - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma al numero 234/2015 - Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017
Le politiche che vietano la vendita di sigarette elettroniche aromatizzate, introdotte negli Stati Uniti da sette stati tra il 2019 e il 2023, avrebbero sì ridotto l’uso delle e-cigarette tra i giovani adulti e gli adulti over 25, ma con un effetto collaterale preoccupante: un aumento del consumo di sigarette convenzionali, in particolare tra adolescenti e giovani dai 18 ai 24 anni. È quanto emerge da uno studio intitolato “State E-Cigarette Flavor Restrictions and Tobacco Product Use in Youths and Adults” e pubblicato su Jama Network, condotto da dieci ricercatori provenienti da diverse istituzioni sanitarie del Massachusetts e dalla Ewha Womans University di Seoul, coordinati da David Cheng. Fra gli autori spicca il nome di Nancy Rigotti, esperta internazionale di ricerca sul tabacco, docente di Medicina presso la Harvard Medical School e direttrice del Tobacco Research and Treatment Unit presso il Massachusetts General Hospital.
L’indagine, basata su dati raccolti tra il 2015 e il 2023, ha esaminato il legame tra le restrizioni sugli aromi nei liquidi per sigarette elettroniche e l’andamento del consumo di tabacco, suddividendo la popolazione in tre fasce d’età: studenti delle scuole superiori, giovani adulti (18-24 anni) e adulti over 25. I dati sono stati raccolti attraverso due grandi sondaggi pubblici statunitensi: lo Youth Risk Behavior Survey per i giovani e il Behavioral Risk Factor Surveillance System per gli adulti. I ricercatori hanno applicato un’analisi difference-in-differences per confrontare gli Stati che avevano adottato restrizioni sugli aromi con quelli che non le avevano introdotte, osservando le variazioni tra il 2019 (anno di riferimento pre-policy) e il 2023.
I risultati mostrano un quadro più complesso del previsto. In generale, nelle aree dove il divieto è stato introdotto il vaping è diminuito tra giovani adulti (−6,7 punti percentuali nel 2022) e adulti over 25 (−1,2 punti nel 2023). Ma attenzione, contemporaneamente il consumo di sigarette tradizionali è aumentato tra i giovani nel 2021 (+1,8 punti) e tra i giovani adulti in modo costante dal 2021 al 2023 (fino a +3,7 punti percentuali nel primo anno post-policy). Una delle evidenze più forti dello studio è che, tra i giovani adulti, il calo dell’uso delle e-cig è stato accompagnato da un ritorno significativo al fumo convenzionale. In altre parole, in assenza degli aromi – ritenuti da molti l’elemento più attrattivo delle e-cig – una parte dei giovani ha semplicemente “sostituito” lo svapo con le sigarette tradizionali.
Lo studio mette quindi in evidenza un possibile “effetto sostituzione”: togliendo di mezzo le sigarette elettroniche aromatizzate, una quota di consumatori – soprattutto giovani – potrebbe non smettere di usare nicotina, ma piuttosto tornare al fumo classico, estremamente più dannoso per la salute. Questo risultato contraddice le intenzioni alla base delle politiche di divieto, che puntavano a ridurre l’attrattiva delle sigarette elettroniche per i più giovani. Sebbene l’intenzione fosse proteggere la salute pubblica, il rischio è quello di ottenere l’effetto opposto, aumentando l’esposizione a prodotti più tossici.
Gli autori dello studio suggeriscono che serva un’analisi più approfondita degli effetti collaterali delle politiche restrittive. Se da un lato è importante contenere la diffusione dello svapo tra i minori, dall’altro è fondamentale evitare che il divieto degli aromi spinga i giovani verso abitudini ancora più pericolose, come il ritorno al fumo tradizionale. La ricerca sottolinea infine l’urgenza di sviluppare strategie di prevenzione che non si limitino al divieto, ma che includano anche campagne educative, supporto alla cessazione e politiche mirate a ridurre complessivamente il consumo di nicotina, in tutte le sue forme.
Insomma, il divieto degli aromi nei liquidi, pensato per tutelare i giovani, potrebbe avere effetti controproducenti se non accompagnato da interventi più articolati. I dati dello studio invitano a riconsiderare un approccio basato solo sul divieto, suggerendo che la lotta al tabagismo, oggi, richiede maggiore attenzione alle dinamiche di sostituzione tra prodotti e a come i giovani reagiscono a queste restrizioni.



