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Tassa europea su tabacco e sigarette elettroniche: cresce la tensione a Bruxelles

Dopo la proposta della Commissione europea, il Portogallo si aggiunge al manipolo di dissidenti che comprende anche l'Italia, la Grecia e la Romania.

Il Portogallo si unisce a Italia, Grecia e Romania nel contestare la nuova proposta della Commissione Europea che prevede un inasprimento della tassazione sul tabacco e l’introduzione di un’imposta aggiuntiva per finanziare il prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione Europea. La misura, contenuta nel piano di bilancio per il periodo 2028–2034, punta a generare nuove “risorse proprie” per l’Ue, tra cui il cosiddetto Tobacco Excise Duty Own Resource (Tedor), una tassa del 15% sui prodotti del tabacco.
Secondo il governo portoghese, questa nuova imposta comporterebbe una perdita di entrate fiscali nazionali fino a 1,5 miliardi di euro, una cifra giudicata “inaccettabile nelle attuali condizioni”. Ma le critiche di Lisbona non si fermano qui: nel mirino anche la proposta di revisione della Direttiva sulla tassazione dei prodotti del tabacco (Ted), che comporterebbe aumenti generalizzati del prezzo delle sigarette in tutta Europa. Particolarmente controversa è l’estensione della nuova tassazione anche ai prodotti alternativi come sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e nicotine pouches. Il governo portoghese ha espresso “riserve” sull’equiparazione fiscale tra prodotti tradizionali e quelli considerati meno dannosi, sottolineando che “le tasse sono uno strumento di disincentivazione: per incoraggiare i fumatori a passare a opzioni meno nocive, queste dovrebbero essere tassate di meno”. Un’osservazione condivisa da molti esperti e sostenitori dei prodotti alternativi, che li considerano strumenti di riduzione del danno. Tuttavia, la posizione ufficiale dell’Unione Europea resta allineata a quella dell’Organizzazione mondiale della sanità: “meno dannoso” non significa “non dannoso
Anche l’Italia, da tempo protagonista del dibattito europeo sulla regolamentazione del tabacco e dei prodotti senza combustione, ha manifestato forte opposizione al piano della Commissione. Roma ha evidenziato i rischi di una politica fiscale che non distingue tra prodotti tradizionali e alternative meno rischiose. In particolare, l’Italia ha sottolineato il rischio di incentivare il contrabbando e il mercato nero del tabacco, già ampiamente diffuso in alcune regioni del Sud. Una tassazione eccessiva, oltretutto, colpirebbe non solo i consumatori, ma anche l’industria italiana del vaping, che rappresenta migliaia di posti di lavoro e un’innovazione riconosciuta a livello europeo.
Da una parte, la Commissione difende la propria strategia come un passo necessario per armonizzare la tassazione nei 27 Paesi membri e ridurre il consumo di tabacco, principale causa di morte evitabile in Europa. Dall’altra, cresce il fronte dei Paesi che vedono nella proposta un’ingerenza eccessiva nelle politiche fiscali nazionali, oltre che un freno agli strumenti di riduzione del danno. La battaglia è appena iniziata e si preannuncia intensa. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se la Commissione riuscirà a trovare un compromesso o se dovrà rivedere una strategia che, per ora, rischia di spaccare l’Europa in due visioni opposte sulla lotta al tabagismo.

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