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Vent’anni di Fctc e il potenziale ignorato del tobacco harm reduction: parla Tikki Pang, ex direttore Oms

L'ex direttore per la politica di ricerca e cooperazione dell’Organizzazione mondiale della sanità solleva interrogativi critici sul futuro delle politiche globali contro il tabagismo.

Tikki Pang, scienziato di fama internazionale con un dottorato in immunologia e microbiologia, e una lunga carriera nelle politiche sanitarie globali, è oggi una voce sempre più influente nel dibattito sulla Tobacco Harm Reduction (Thr). In occasione del ventesimo anniversario della Fctc, Pang ha rilasciato un’intervista esclusiva a 2Firsts, analizzando i successi e le lacune dell’accordo internazionale dell’Oms, e lanciando un appello per una maggiore apertura verso strategie innovative per ridurre il fumo, come il Thr.
La riduzione del danno rappresenta un’alternativa molto più sicura rispetto alle sigarette tradizionali – afferma Pang – Con 7 milioni di morti annue legate al fumo, si stima che l’adozione diffusa di prodotti Thr potrebbe salvare tra 3 e 4 milioni di vite entro il 2060”.

Tikki Pang

Il motivo per cui l’Asia merita una conferenza dedicata alla riduzione del danno, secondo Pang, è semplice ma allarmante: “Il 70% dei fumatori del mondo vive in Asia. Tre dei dieci paesi con le più alte morti da fumo – Cina, Vietnam e Bangladesh – si trovano in questa regione, che è anche il maggior produttore mondiale di tabacco”.
Questo intreccio di consumo elevato, produzione interna e peso economico dell’industria rappresenta un ostacolo considerevole per l’adozione di politiche anti-tabacco incisive. Ma Pang identifica nella rigida posizione dell’Oms contro il Thr la barriera principale al cambiamento in Asia: “Molti paesi della regione guardano all’Oms per guida politica. L’attuale ostilità dell’Organizzazione verso il THR ostacola l’adozione di strategie efficaci”. La Fctc, adottata nel 2005, ha avuto un impatto storico, riconosce Pang: “Ha contribuito a evitare tra i 22 e i 24 milioni di morti attraverso misure come la tassazione, i divieti pubblicitari e le restrizioni sulle vendite ai minori”. Tuttavia, il progresso ha rallentato negli ultimi anni e l’accordo soffre di una lacuna fondamentale: “Non ha alcun potere legale per far rispettare i suoi articoli e soprattutto non riconosce il Thr come strategia utile per la cessazione del fumo”.
Il caso dell’Asia è emblematico. L’Indonesia, per esempio, non ha nemmeno ratificato l’Fctc e registra il più alto tasso di fumo tra gli uomini a livello globale (67%). In Cina, il colosso del tabacco è un’impresa statale, rendendo l’adozione di politiche restrittive un terreno delicato. Interpellato sulla Conferenza delle Parti (Cop), che governa la Fctc, Pang non nasconde la sua frustrazione: “L’ostilità della Cop verso il Thr è difficile da spiegare. Una possibile ragione è il forte sostegno finanziario da parte della filantropia Bloomberg, che ha una posizione intransigente contro i prodotti alternativi al fumo”. Secondo Pang, è improbabile che l’Oms cambi posizione nel breve termine. Tuttavia, due eventi potrebbero ribaltare gli equilibri: la ristrutturazione interna dell’Oms seguita al ritiro degli Stati Uniti da alcune sue attività, e l’elezione del nuovo Direttore Generale nel 2027. Per quanto riguarda la prossima Cop11, Pang è chiaro: “Il miglior risultato possibile sarebbe la creazione di un gruppo di lavoro specifico sul Thr. Il peggiore? Il mantenimento dello status quo e il rafforzamento della retorica anti-Thr”.
Uno degli argomenti più controversi nel dibattito sul Thr è il potenziale assorbimento dei giovani. Pang invita a non confondere i piani: “Non possiamo equiparare l’uso dei prodotti THR tra i giovani a quello degli adulti che cercano di smettere di fumare. La regolamentazione può garantire un giusto equilibrio impedendo l’accesso ai minori, mantenendo prezzi accessibili per gli adulti, e regolando qualità e sicurezza per evitare il mercato nero”.
Per promuovere il Thr, Pang indica un’alleanza strategica tra tutti gli attori coinvolti: “Serve il sostegno di professionisti della salute, la pressione dei consumatori, la diffusione di prove scientifiche, e la sensibilizzazione dei legislatori. Solo così – conclude Pang – potremo costruire una regolamentazione efficace e realistica, che riconosca il diritto degli adulti a smettere di fumare in modo meno dannoso”.

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