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Sigaretta elettronica: Coehar evidenza lacune nella ricerca sulla salute orale

Nonostante questo, e-cig e altri prodotti senza fumo sono ben tollerati e non aumentano il rischio di effetti avversi gravi.

I dati disponibili sugli effetti avversi di prodotti alternativi al fumo senza combustione, come la sigaretta elettronica, sono frammentari e di scarsa qualità. Nonostante questo, questi prodotti appaiono generalmente ben tollerati e non comportano un aumento significativo del rischio di effetti avversi orali gravi. È quanto emerge da un’analisi condotta da un team internazionale di ricerca guidato dal Coehar dell’Università di Catania, che sarà pubblicato sul Journal of Dentistry. Fra gli autori, coordinati da Giusy Rita Maria La Rosa dell’ateneo siciliano, spiccano i nomi di Riccardo Polosa e Konstantinos Farsalinos.
I ricercatori hanno analizzato 36 trial clinici randomizzati inclusi in una recente revisione sistematica pubblicata dallo stesso team. Per la prima volta, l’attenzione si è concentrata sulla qualità delle informazioni relative agli eventi avversi orali, un aspetto cruciale, considerando che la cavità orale rappresenta il primo punto di contatto tra il corpo umano e i dispositivi a rischio modificato come sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato e terapie sostitutive con nicotina. “La bocca è la prima a segnalare eventuali reazioni avverse – spiega Giusy La Rosa – In alcuni casi si verificano eventi indesiderati, spesso lievi o transitori, come secchezza, irritazione o la comparsa di ulcere”. Ma, la mancanza di dati temporali precisi, sottolinea La Rosa, rende impossibile stabilire se questi effetti derivino dall’uso del prodotto o dai cambiamenti fisiologici associati alla cessazione del fumo.
L’analisi rileva, infatti, che le informazioni fornite dagli studi clinici sono spesso frammentarie e incomplete, fattore che ostacola una corretta valutazione della tollerabilità dei dispositivi alternativi. Uno dei principali problemi riscontrati è l’assenza di sistemi di classificazione specifici per gli eventi avversi orali. Le scale attualmente utilizzate nei trial sono generiche e possono portare a una sottostima o a una segnalazione incoerente degli effetti indesiderati. Questo limita fortemente la possibilità di confrontare i risultati tra studi diversi e, di conseguenza, di inserire i prodotti a rischio ridotto in percorsi clinici strutturati o in politiche di sanità pubblica.
A tal proposito, lo studio propone una serie di raccomandazioni pratiche per migliorare il modo in cui vengono riportati gli effetti avversi: includere riferimenti espliciti alla sicurezza già nel titolo e nell’abstract degli studi; definire con chiarezza cosa si intende per evento avverso e i criteri di gravità; specificare le tempistiche di raccolta dei dati e i metodi statistici impiegati; disaggregare i risultati per ciascun gruppo di studio e discuterli con equilibrio.
Nonostante queste criticità, i risultati generali suggeriscono che i prodotti senza fumo siano generalmente ben tollerati e non comportino un aumento significativo del rischio di effetti avversi orali gravi. La maggior parte delle reazioni segnalate è di lieve o moderata entità e raramente porta alla sospensione delle terapie. “Volevamo valutare l’impatto reale di questi strumenti sulla salute orale, basandoci sull’insieme di prove più ampio disponibile – conclude La Rosa – Sebbene i dati confermino che questi strumenti possono essere un valido aiuto per mitigare gli effetti negativi del fumo sul cavo orale, è emerso che gli eventi avversi orali considerati negli studi sui prodotti alternativi per la cessazione del fumo sono riportati in modo incoerente e spesso con dettagli insufficienti. Pertanto, un confronto significativo rimane difficile, limitando notevolmente la possibilità di introdurre questi prodotti nella pratica clinica o di includerli nel più ampio dibattito sulle politiche di salute pubblica”.

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