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Arriva dalle Filippine il fermo appello a sostenere la riduzione del danno, rivolto ai delegati della prossima Conferenza delle parti (la Cop11) della Convenzione quadro per il controllo del tabacco dell’Oms (Fctc), che si terrà il prossimo novembre a Ginevra. A margine di un incontro intitolato “Harm Reduction and Fctc’s Missed Opportunities”, organizzato la scorsa settimana a Makati City dal Consumer Choice Center, un gruppo di esperti internazionali ha infatti firmato una dichiarazione congiunta, esortando la Convenzione e i Paesi che ne fanno parte a “integrare pienamente la riduzione del danno nelle politiche di controllo del tabacco”. “Le evidenze sono chiare – si legge nella dichiarazione – è la combustione che uccide, non la nicotina. Esistono alternative più sicure ed efficaci. È arrivato il momento di schierarsi a favore della scienza e delle evidenze”.
Molti sono stati gli interventi interessanti durante la giornata. Sul fronte di consumatori, Anton Israel, presidente della Nicotine Consumers Union of the Philippines, ha lamentato la continua esclusione degli utilizzatori dai consessi in cui si prendono le decisioni. “I consumatori sono costantemente ignorati, stigmatizzati e messi a tacere”, ha affermato, aggiungendo l’auspico che la prossima Cop11 diventi un’opportunità di ascoltare chi usa gli strumenti di riduzione del danno. “Ridurre il danno significa tre cose in pratica: offrire alternative più sicure quando l’astinenza non è possibile, sostenere miglioramenti graduali invece di esigere la perfezione e infondere fiducia invece di vergogna o paura”, ha affermato il presidente dell’associazione Quit for Good, Lorenzo Mata. Il rappresentante dei consumatori ha poi ricordato come la legge filippina approvata nel luglio del 2022 riconosca che la salute pubblica non è tutelata solo dal divieto, ma anche da una regolamentazione responsabile e scientifica, mentre l’Fctc “assume posizione rigide, trattando alternative più sicure come le sigarette elettroniche con la stessa severità del fumo”.
Durante la giornata hanno trovato spazio anche gli interventi dei medici. L’urologo Rogerio Varela ha elencato le numerose patologie causate dal fumo anche nel campo di sua competenza, tra cui prostatite, cistite interstiziale/vescica iperattiva e tumori del rene, della prostata e della vescica. La riduzione del danno, ha spiegato, è un concetto molto familiare al pubblico filippino e nemmeno alla sua classe medica. Eppure, ha concluso “ci aiuterà a ridurre la quantità di danni causati dal fumo e, come medici, è questo che vogliamo offrire ai nostri pazienti”. È intervenuto anche il medico portoghese Rohan Savio Sequeira, che lavora in India e ha fondato la Society of Medically Harm Reduced Alternatives. In base alle sue proiezioni, adottare politiche di riduzione del danno salverebbe fra i 35 e i 40 milioni di vite in 30 anni solo in India. “Tutto questo solo con un cambiamento di politica”, ha sottolineato.
L’economia, infine. Christopher Cabuay, professore di economia presso la De La Salle University, ha presentato dati che dimostrano che le malattie legate al tabacco sono costate all’economia filippina 9,8 miliardi di dollari all’anno, pari al 2,48% del Pil. Secondo le sue ricerche, ha continuato, se metà della popolazione adulta fumatrice passasse a prodotti per la riduzione del danno, le Filippine potrebbero risparmiare fino a 3,4 miliardi di dollari all’anno. “ll modello che ho sviluppato – ha spiegato – mostra che meno persone si ammalerebbero, le perdite di produttività diminuirebbero e la spesa sanitaria diminuirebbe”.
Insomma, il movimento per portare le ragioni della riduzione del danno in sede di Cop11 potrebbe partire partire dalle Filippine. E questo non suscita eccessiva meraviglia se si considera che il Paese ha una delle più equilibrate legislazioni in materia e che nel 2021, durante la Cop9, fu proprio il Ministro degli esteri filippino a opporsi ai divieti sulle sigarette elettroniche, suggeriti dall’Oms.
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