L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Una nuova organizzazione contro divieti su e-cig e prodotti alternativi

Si chiama Prohibition Does Not Work e ha come scopo la promozione di politiche che agevolino la riduzione del danno.

Se il vero obiettivo è salvare vite, la strada da percorrere non è quella dei divieto, ma della riduzione del danno. È questo il messaggio forte e chiaro lanciato oggi da Prohibition Does Not Work, una nuova organizzazione internazionale nata con lo scopo di promuovere politiche per aiutare i fumatori adulti a passare da prodotti combusti, come la sigaretta tradizionale, a soluzioni più sicure e controllate, come per esempio le sigarette elettroniche.
Il proibizionismo ha fallito completamente e totalmente”, afferma Tim Andrew, direttore per le questioni dei consumatori della statunitense Tholos Foundation, uno dei principali partner della nuova organizzazione. “Queste politiche – continua Andrew – hanno avuto come risultato la crescità della criminalità, la perdita di entrate fiscali e un maggior numero di fumatori e decessi. È ora che i governi accettino la scienza e adottino politiche di riduzione del danno da fumo che hanno dimostrato di funzionare”.
Esprime la stessa visione, alla luce dell’esperienza del suo Paese, l’australiano Brian Marlow, direttore esecutivo di Australian Taxpayers’ Alliance e membro di Prohibition Does Not Work. “Il divieto australiano sulle sigarette elettroniche con nicotina e le leggi eccessivamente restrittive sul tabacco – spiega – non hanno frenato la domanda ma hanno semplicemente spinto entrambi i prodotti nelle mani della criminalità organizzata. Il risultato è un fiorente mercato nero in cui le bande criminali si contendono il territorio, i negozi vengono incendiati e la violenza si riversa sulle nostre strade. Il tutto mentre i consumatori si ritrovano con prodotti non regolamentati e potenzialmente pericolosi e i contribuenti pagano il conto del caos”.
Gli obiettivi di questo nuovo gruppo di esperti sono tutti tesi a contrastare le politiche dei divieti. L’organizzazione, spiegano, sosterrà politiche basate sulle evidenze scientifiche; combatterà il mercato nero, opponendosi ai divieti generalizzati che rendono clandestino l’80% delle vendite di prodotti senza fumo; denuncerà le conseguenze indesiderate del proibizionismo, come il fatto che, secondo le statistiche, oltre la metà delle vendite illegali è controllata dalla criminalità organizzata e dai cartelli; fornirà ai fumatori informazioni accurate per scegliere alternative più sicure.
A sostenere questo sforzo vi sono alcune fondazioni europee, asiatiche, americane e australiane fra cui, oltre quelle già citate, ci sono il Warsaw Enterprise Institute (Polonia), la Fundicion Libertad (Argentina), il Center for Market Education (Malesia) e l’Iref (Francia). L’organizzazione pubblicherà anche rapporti sui casi studio di tutto il mondo per dimostrare gli effetti negativi del proibizionismo sui prodotti con nicotina e suggerire le misure positive che i legislatori potrebbero adottare. Sul suo sito sono già disponibili quelli relativi a Brasile, Australia e Germania.

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