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Un cambiamento epocale è in corso nel mondo della salute pubblica, e il suo motore non è un farmaco né una campagna pubblicitaria, ma la sigaretta elettronica e le altre alternative a rischio ridotto con nicotina. A sostenerlo è un nuovo rapporto internazionale dal titolo “The Safer Nicotine Revolution: Global Lessons, Healthier Futures”, pubblicato dall’organizzazione Smoke Free Sweden un gruppo di esperti in vista della prossima Conferenza delle parti sul controllo del tabacco (Cop11) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che si terrà a novembre a Ginevra. Secondo gli autori Delon Human e Marewa Glower le alternative al fumo tradizionale – come vaping, tabacco riscaldato, snus e pouch – stanno già dimostrando un impatto concreto e positivo sulla salute pubblica, riducendo il numero dei fumatori, le malattie correlate e i decessi.
A dimostrarlo, spiega il rapporto, ci sono le esperienze di quei paesi che hanno adottato le strategie di riduzione del danno nelle loro politiche di lotta al fumo. Fra questi la Svezia è forse l’esempio più emblematico. Grazie all’adozione massiccia di prodotti alternativi come lo snus e le pouch di nicotina, il paese ha ridotto il tasso di fumatori al 5,3%, il più basso d’Europa. Il risultato è che gli uomini svedesi registrano un tasso di cancro ai polmoni inferiore del 61% rispetto alla media europea e il tasso di mortalità per tumori è più basso di un terzo. Secondo le stime, senza queste alternative, la mortalità maschile legata al fumo sarebbe stata più alta del 70%. La Svezia è ora vicina a diventare la prima nazione al mondo “smoke-free”, con circa 3.000 vite salvate ogni anno.
In Asia, il Giappone ha intrapreso un percorso simile ma puntando tutto sul tabacco riscaldato. In dieci anni, le vendite di sigarette tradizionali si sono dimezzate e il tasso di fumo è passato dal 21% al 16%. Secondo i modelli predittivi, se metà dei fumatori giapponesi passasse a prodotti riscaldati, si potrebbero prevenire 12 milioni di casi di malattie legate al fumo.
È stata invece la sigaretta elettronica, continua il rapporto, lo strumento scelto dal Regno Unito che ha optato per una strada istituzionale, integrando il vaping nel Sistema sanitario nazionale. Dal 2011, la percentuale di fumatori è calata dal 20,2% all’11,9%, mentre oggi oltre 5,5 milioni di adulti fanno uso di sigarette elettroniche, la maggior parte dei quali ha smesso del tutto di fumare. Le proiezioni indicano che il passaggio dal fumo alla sigaretta elettronica potrebbe evitare 166.000 morti premature entro il 2052. E già oggi si registrano dati incoraggianti: calano i decessi per malattie cardiovascolari, le ospedalizzazioni per broncopneumopatia cronica ostruttiva e i ricoveri legati al fumo.
Anche la Nuova Zelanda, continuano gli autori, mostra risultati impressionanti. Legalizzando e promuovendo vaping e tabacco riscaldato, il paese ha dimezzato il tasso di fumatori in sei anni. Oggi, quasi l’80% dei vaper quotidiani sono ex fumatori, mentre i ricoveri per BPCO sono calati del 30% e le morti cardiovascolari legate al fumo sono scese del 20%. Secondo le stime, l’introduzione di alternative sicure porterà a un guadagno di 195.000 anni di vita alla popolazione neozelandese.

“Questi dati dimostrano una cosa: le alternative più sicure alla nicotina salvano vite oggi, non tra decenni”, commenta Delon Human, medico sudafricano e promotore dell’iniziativa Smoke Free Sweden. “La Cop11 è il momento della verità – aggiunge – Se i Paesi adotteranno la riduzione del danno all’interno della Convenzione quadro per il controllo del tabacco dell’Oms, milioni di vite potranno essere salvate in tutto il mondo. Questo rapporto dovrebbe essere una lettura essenziale per ogni decisore politico a Ginevra”.
Anche la coautrice del report, la professoressa neozelandese Marewa Glover, è chiara: “Il nostro studio dimostra che, quando le alternative sono accessibili, accettabili e abbordabili, i fumatori scelgono di cambiare. Stiamo già assistendo a un minor numero di ricoveri ospedalieri per malattie polmonari, a un minor numero di decessi per cause cardiovascolari e a un’aspettativa di vita più lunga nei paesi che adottano alternative alla nicotina più sicure. Questa è la vera misura del successo, ed è una lezione da cui il mondo dovrebbe imparare”.
Speriamo che a Ginevra qualcuno abbia orecchie per sentire.



