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Lo scorso 6 settembre, appena dieci giorni dopo che la Commissione europea le aveva lasciato carta bianca, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto 2025-898 la Francia ha vietato tutti i prodotti ad uso orale contenenti nicotina. Dal 1° marzo 2026, la produzione, importazione, vendita e utilizzo di tali prodotti saranno illegali su tutto il territorio nazionale. Il provvedimento non riguarda soltanto le bustine di nicotina ma anche gomme, pastiglie, strisce, gel, liquidi e qualunque forma destinata al consumo orale ad eccezione dei prodotti farmaceutici. Ai produttori e ai rivenditori restano sei mesi per smaltire le scorte quindi significa che a inizio del mese di marzo il divieto sarà totalmente operativo e definitivo.
Secondo l’associazione Alliance contre le tabac, questa è una “misura cruciale” per proteggere i giovani e contrastare le strategie dell’industria del tabacco, accusata di alimentare la dipendenza. Tuttavia, dietro l’apparente trionfo per la salute pubblica, emergono zone d’ombra e domande inevase.

La Confederazione dei tabaccai ha denunciato invece la mancanza di un vero confronto parlamentare. “Il decreto è arrivato all’improvviso, senza discussione pubblica, come se la questione fosse troppo complessa per meritare il coinvolgimento dei rappresentanti eletti. Qual è, allora, il ruolo del Parlamento?” chiede polemicamente la rappresentanza sindacale dei tabaccai. L’esperienza con le sigarette elettroniche usa e getta dimostra che i divieti radicali non eliminano la domanda, ma “spingono verso i mercati paralleli e transfrontalieri”, dove mancano controlli e tracciabilità. Il risultato? “Più rischi per i consumatori e nessuna entrata fiscale per lo Stato”.
Numerosi esperti sottolineano che i prodotti a base di nicotina orale, pur non privi di rischi, rappresentano un’alternativa meno nociva rispetto al tabacco tradizionale. Proibirli significa privare milioni di fumatori adulti di uno strumento di transizione potenzialmente utile. “La rete dei tabaccai indipendenti e tabaccai già colpita dall’interdizione delle sigarette elettroniche usa e getta, rischia un ulteriore colpo”. Sempre la confederazione sottolinea che il divieto “fragilizza un settore che opera in regime di concessione statale”, garantendo entrate fiscali e tracciabilità. In un momento di forte inflazione e difficoltà economica, la misura sembra ignorare le ripercussioni occupazionali e commerciali.
Il decreto francese appare come una risposta rapida e simbolica più che una strategia ponderata di salute pubblica. La scelta di vietarli in blocco rischia di trasformarsi in un boomerang: meno controllo, più mercato nero, meno alternative per smettere di fumare. In definitiva, la Francia sceglie la via del divieto totale, ma lascia aperte due questioni cruciali: come conciliare la lotta al tabagismo con la libertà individuale e la riduzione del danno? Chi trarrà davvero vantaggio da questa misura: la salute pubblica o il mercato nero?



