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Miti da sfatare: la nicotina non è cancerogena e non causa danni cardiovascolari

Durante una sessione dell'International Association on Smoking Control & Harm Reduction è emersa la necessità di adottare politiche che favoriscano la transizione verso la cessazione dal fumo

Durante una sessione dell’International Association on Smoking Control & Harm Reduction (associazione scientifica internazionale che riunisce esperti indipendenti attivi nei temi del controllo del tabagismo e della riduzione del danno) dedicata alla disinformazione sugli effetti reali della nicotina, il professor Giovanni Li Volti, direttore del Coehar, ha evidenziato la necessità di fornire ai cittadini dati scientifici chiari e attendibili. Secondo il docente, soltanto attraverso studi pre-clinici ben strutturati sarà possibile sfatare i luoghi comuni che ancora oggi condizionano la percezione della nicotina da parte dei consumatori di tabacco e degli utilizzatori di prodotti a rischio ridotto.

Giovanni Li Volti

Il dibattito si è svolto in forma di tavola rotonda, con la presentazione di dati e ricerche che hanno analizzato gli effetti della sola nicotina sull’organismo umano. Li Volti ha illustrato i risultati di due studi, condotti nel 2019 e nel 2021, che hanno indagato le opinioni di un campione internazionale. Dallo studio è emerso che, tra i cittadini italiani coinvolti, l’80 per cento associa la nicotina a tutte le principali cause di mortalità e morbidità e il 60 per cento la collega nello specifico alle malattie cardiovascolari. Una percezione simile è stata riscontrata anche in Grecia, dove la maggioranza degli intervistati tende a ritenere la nicotina responsabile di cancro e altre patologie fumo-correlate. Secondo Li Volti, questa convinzione errata rischia di diventare un ostacolo per i fumatori resistenti, che potrebbero rinunciare a provare prodotti a rischio ridotto come sigarette elettroniche o dispositivi a tabacco riscaldato, nonostante siano molto meno dannosi rispetto al fumo tradizionale. “Se la nicotina avesse davvero un effetto così grave, non si spiegherebbe perché chi si sottopone a terapie sostitutive a base di nicotina non presenti un aumento del rischio di patologie cardiovascolari”, ha sottolineato, ricordando l’urgenza di nuovi studi clinici e di una comunicazione più trasparente.
La nicotina è un alcaloide naturalmente presente nelle foglie di tabacco. È una sostanza che provoca dipendenza e il suo consumo è sconsigliato in età adolescenziale, ma non è direttamente collegata allo sviluppo di tumori o di malattie cardiovascolari. Lo confermano diversi studi pubblicati su riviste scientifiche di riferimento internazionale, che non hanno riscontrato effetti significativi della sola nicotina sulla salute cardiaca.

Pasquale Caponnetto

Sul tema della riduzione del danno è intervenuto anche Pasquale Caponnetto, ricercatore in psicologia clinica dell’Università di Catania e membro del Coehar, che ha presentato un lavoro basato sulla metodologia Delphi, un processo di consultazione tra esperti strutturato in più round anonimi per arrivare a un consenso imparziale. La ricerca ha coinvolto un comitato di venti specialisti e ha portato a un accordo su 24 delle 38 affermazioni sottoposte al panel. “Abbiamo riconosciuto l’importanza delle strategie di riduzione del danno nella lotta al fumo e confermato che i prodotti senza combustione riducono in maniera significativa l’esposizione ai componenti tossici sprigionati dalla sigaretta tradizionale”, ha dichiarato Caponnetto, sottolineando come il consenso raggiunto rappresenti un ulteriore passo verso l’adozione di politiche sanitarie fondate su solide evidenze scientifiche. Dal confronto è emersa una visione comune: combattere la disinformazione sulla nicotina è essenziale per orientare le scelte dei fumatori e permettere alle strategie di riduzione del danno di svolgere pienamente il loro ruolo. La sfida, per i ricercatori come per i legislatori, è distinguere tra i rischi della sostanza in sé e quelli della combustione del tabacco, garantendo al pubblico un’informazione accurata e meno influenzata da pregiudizi consolidati.

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