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Nel cuore di un dibattito acceso e senza filtri, la decisione presa dalla commissione delle finanze dell’Assemblea nazionale francese mercoledì 22 ottobre segna una tappa significativa nel rapporto tra salute pubblica, libertà individuale e politica fiscale. I deputati, opponendosi alla proposta governativa di introdurre una tassa sui prodotti del vaping, hanno scelto di dare priorità al buon senso e alla coerenza scientifica, respingendo un’imposta che rischiava di penalizzare chi tenta di abbandonare il tabacco tradizionale.
L’iniziativa dei Repubblicani è riuscita ad avere la meglio sull’ipotesi prevista dal governo Lecornu di introdurre una imposta sui liquidi da inalazione, ottenendo invece a sorpresa l’approvazione a maggioranza di un emendamento per mantenere la tassazione a zero. In un’epoca in cui la politica tende spesso a cedere alla tentazione di nuove imposte, questa decisione rompe la logica del prelievo automatico e riconosce la realtà di milioni di ex fumatori che, grazie alla sigaretta elettronica, sono riusciti a ridurre o eliminare il consumo di tabacco. È difficile non vedere in questa posizione una difesa della salute pubblica, più che del settore economico coinvolto. I dati scientifici sono ormai chiari: sebbene non privo di rischi, il vaping è nettamente meno nocivo rispetto al fumo tradizionale. Tassare questo strumento di riduzione del danno avrebbe significato scoraggiarne l’uso e spingere molti consumatori a tornare alle sigarette, con conseguenze ben più gravi per la collettività.
A dare manforte all’iniziativa repubblicana, anche le parole del deputato centrista Cazeneuve: “La sigaretta elettronica non è il problema, ma parte della soluzione“. Ex fumatore, ha ricordato come il tabacco sia responsabile di 75mila morti l’anno in Francia. Il suo intervento ha incarnato il senso profondo della decisione presa: la lotta al fumo passa anche dal sostegno a strumenti meno nocivi, non dal loro scoraggiamento fiscale.
L’emendamento repubblicano non è solo un atto politico, ma un gesto di coerenza e lungimiranza. Esso pone al centro il cittadino, riconoscendo che la salute pubblica non si costruisce a colpi di tasse, bensì di scelte informate e politiche equilibrate.
All’orizzonte c’è ancora un difficile ostacolo da superare: la revisione della direttiva europea sulle accise (Ted). L’Unione europea ha già annunciato una futura tassazione dei prodotti del vaping a partire dal 2028. Ma, almeno per ora, la Francia manda un segnale importante: la lotta al tabagismo non si vince colpendo chi tenta di smettere. In un contesto politico spesso dominato da calcoli fiscali e moralismi, l’iniziativa dei repubblicani francesi brilla per coraggio e razionalità. È un richiamo alla responsabilità collettiva e alla fiducia nella scienza, ma anche un atto di rispetto verso milioni di cittadini che scelgono ogni giorno un’alternativa più sana. Questa decisione, al di là delle appartenenze politiche, merita di essere salutata come una vittoria della ragione.



