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“Un’adeguata differenziazione delle categorie dei prodotti con più chiare definizioni, in special modo per i prodotti nazionali con e senza combustione; una politica fiscale di maggior favore per i prodotti innovativi; incrementi delle accise progressivi ed equilibrati, con un assetto distributivo fondato su canali controllati e su licenze o concessioni attribuite dallo Stato, come già avviene in Italia”. Sono queste le esigenze che Fit, la potente Federazione italiana tabaccai, rappresenta a commento della Direttiva accise tabacco proposta dalla Commissione europea.
Come noto, lo scorso 16 luglio, nell’ambito della presentazione del budget 2028-2034, la Commissione ha presentato la sua proposta di aggiornamento della direttiva accise (Ted), che prevede non solo aumenti fiscali per i prodotti del tabacco tradizionali, ma anche l’introduzione di prelievi minimi fissi per i cosiddetti nuovi prodotti, vale a dire sigarette elettroniche, riscaldatori di tabacco e bustine di nicotina. La proposta è attualmente e fino al 31 ottobre aperta ai commenti sul sito della Commissione ed è appunto lì che Fit ha inviato la sua posizione, che presenta molte divergenze dalla visione di Bruxelles.
Partiamo proprio dai prodotti a rischio ridotto, fra i quali il più utilizzato è la sigaretta elettronica. Fit afferma che l’obiettivo indicato dalla Commissione di arrivare ad un uguale trattamento fiscale tra prodotti tradizionali da fumo e prodotti senza combustione è in contrasto con la posizione espressa più volte dallo Stato italiano e lamenta la mancanza di definizioni chiare e differenziate fra le varie categorie di prodotti che “non possono e non debbono essere messe tutte sullo stesso piano”. Sulla proposta in generale, poi, la Federazione contesta inoltre che spetti alla Commissione aggiornare ogni tre anni i livelli di accisa, scavalcando in questo modo il Consiglio e il Parlamento europeo e ingerendo sul potere degli Stati membri in materia fiscale.
Anche la valutazione d’impatto ambientale presentata dalla Commissione non convince. Secondo Fit l’analisi non coglie lo strettissimo legame fra incremento della tassazione e espansione del mercato illecito (come dimostrato dai casi di Francia, Irlanda e Paesi Bassi) e, allo stesso tempo, sottostima l’impatto economico che gli aumenti fiscali proposti avrebbero sul tessuto produttivo e sociale italiano. Per questo chiede che venga valutata l’ipotesi di adeguare la tassazione al reale potere di acquisto di ogni Stato membro. Contesta, infine, anche la volontà di introdurre un prelievo diretto del 15% del gettito derivante dalle accise sul tabacco di ogni Stato, misura che, secondo Fit, minerebbe la stabilità di bilancio nazionale.
Insomma la Federazione italiana tabaccai e il governo italiano, per come si è espresso finora, sembrano perfettamente allineati nella richiesta di rimettere mano alla proposta della Commissione, rendendola meno rigida e operando una differenziazione fra prodotti con e senza combustione. “Solo in questo modo – conclude il commento – sarà possibile coniugare gli interessi di tutela della salute pubblica e quelli erariali, agevolando investimenti, sostenibilità e concreta ed efficace protezione del mercato legale”.
Chi volesse inviare il proprio commento sulla proposta della Commissione europea, può farlo entro venerdì 31 ottobre a questo link.
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