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“Vi sono prove sempre più numerose che lo svapo non comporti i peggiori rischi per la salute associati al tabacco combusto, che possa facilitare la cessazione del fumo e che rappresenti un’alternativa più sicura per i fumatori che riescono a passare completamente a questi dispositivi”. Con queste parole, la dottoressa Nora Volkow, direttrice dello statunitense National Institute on Drug Abuse (Nida), ha sancito una vera e propria svolta nella posizione ufficiale di uno dei più autorevoli enti di ricerca statunitensi sul tema del vaping.

Volkow, per anni una voce critica nei confronti delle sigarette elettroniche, oggi riconosce che la riduzione del danno può rappresentare una strategia concreta di salute pubblica. Nel suo recente intervento pubblicato sul sito del Nida, la scienziata afferma che la tecnologia delle e-cigarette, pur nata oltre vent’anni fa come oggetto controverso, “potrebbe diventare uno strumento terapeutico efficace per aiutare i fumatori a smettere”, a patto che ne venga certificata la sicurezza ed efficacia attraverso studi rigorosi e approvazione ufficiale da parte della Food and Drug Administration.
Negli ultimi anni, diverse ricerche internazionali hanno confermato il potenziale delle e-cig come supporto alla cessazione del fumo. La revisione sistematica Cochrane, citata da Volkow, ha dimostrato che le sigarette elettroniche con nicotina “aiutano le persone a smettere di fumare per almeno sei mesi e superano in efficacia la terapia sostitutiva con nicotina”. Anche il Servizio sanitario nazionale del Regno Unito, ricorda la direttrice del Nida, raccomanda ufficialmente l’uso delle e-cig come strumento di disassuefazione. Eppure, negli Stati Uniti, la situazione regolatoria è ancora ferma a metà: la Fda ha autorizzato 39 dispositivi per la vendita e la commercializzazione come prodotti del tabacco per adulti, ma nessuna sigaretta elettronica è stata approvata come farmaco per smettere di fumare. “Promuovere lo sviluppo di una e-cigarette terapeutica approvata dalla Fda – scrive Volkow – potrebbe permetterci di sfruttare pienamente il loro potenziale nel ridurre il peso sanitario associato al tabacco combusto”.
Un riconoscimento che suona quasi come un mea culpa per una comunità scientifica che per anni ha demonizzato lo svapo, spesso equiparandolo al fumo tradizionale. Oggi la prospettiva cambia: non si tratta di promuovere un’abitudine, ma di sostituire una dipendenza mortale con un’alternativa meno dannosa. Il Nida sta, infatti, finanziando numerosi studi clinici per approfondire l’efficacia delle sigarette elettroniche non solo tra i fumatori resistenti ai metodi tradizionali, ma anche tra persone con disturbi da uso di oppioidi o altre sostanze. “Molte persone dipendenti da alcol o altre droghe fumano anche sigarette – osserva Volkow – e vi sono prove che smettere di fumare favorisca il recupero da altre dipendenze”. Un altro punto cruciale riguarda la valutazione dei benefici anche in caso di riduzione del consumo, non solo di astinenza totale. Se il passaggio parziale o completo alle e-cigarette produce miglioramenti clinici misurabili, questo potrebbe aprire la strada all’accettazione da parte della Fda di nuovi endpoint nei trial sulla cessazione del fumo.
Resta tuttavia, secondo Volkov, l’incognita sugli effetti a lungo termine dello svapo. “Le sigarette elettroniche sono in commercio solo dal 2007 – ricorda la direttrice – e i dati sugli impatti sanitari del loro uso prolungato sono ancora limitati”. Per questo il Nida finanzia rancheicerche che confrontano l’assorbimento della nicotina e i biomarcatori di salute tra utilizzatori di e-cig e fumatori tradizionali, oltre a studi sugli effetti cardiovascolari, respiratori e neuropsichiatrici. Il messaggio di Volkow appare chiaro: l’obiettivo è salvare vite, non sostituire una dipendenza con un’altra, ma se la completa cessazione non è possibile, la scienza deve esplorare tutte le alternative meno dannose. “Le conseguenze del tabacco combusto sono troppo gravi – conclude – per non utilizzare ogni strumento a nostra disposizione per deviare i fumatori verso opzioni più sicure. Sviluppare sigarette elettroniche come terapie potrebbe essere uno di questi strumenti”.
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