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“Invitiamo i decisori politici a dare priorità alla scienza rispetto all’ideologia. L’Europa ha un’opportunità unica per guidare con una regolamentazione proporzionata e basata sulle evidenze, che distingua tra il tabacco combustibile e le alternative meno dannose”, ha dichiarato il professor Ignatios Ikonomidis, presidente di Scohre. “Le politiche che trattano tutti i prodotti contenenti nicotina come ugualmente dannosi – ha continuato – rischiano di annullare i progressi faticosamente ottenuti in ambito di salute pubblica”.

È questo l’appello con cui la International Association on Smoking Control and Harm Reduction (Scohre) si rivolge all’Unione europea e ai partecipanti della prossima Conferenza delle parti (Cop11) della Convenzione quadro dell’Oms per il controllo del tabacco (Fctc), in programma a Ginevra il mese prossimo. A distanza di oltre vent’anni dalla nascita della Convenzione, l’obiettivo originario resta valido: contrastare il problema globale del fumo. Tuttavia, secondo Scohre, la nuova posizione che l’Ue intende presentare rischia di confondere la riduzione del danno da tabacco con un’ipotetica interferenza dell’industria, ignorando le evidenze scientifiche e le esperienze di milioni di consumatori europei.
Nel mirino di Scohre c’è un approccio normativo che si fonda su divieti, restrizioni e tassazione pesante dei prodotti alternativi alla sigaretta. Una linea che, se perseguita, potrebbe produrre conseguenze controproducenti: disincentivare i fumatori adulti dal passaggio a prodotti a rischio ridotto e alimentare invece il ricorso a mercati paralleli, non regolamentati, con un impatto negativo su salute pubblica e sicurezza dei consumatori. La posizione dell’associazione è chiara: riduzione del danno non significa tolleranza verso il fumo, bensì offrire soluzioni realistiche e accessibili a chi non riesce o non vuole smettere del tutto, attraverso strumenti meno dannosi della combustione. Esempi concreti non mancano. Scohre cita in particolare il caso svedese, dove l’adozione su larga scala di prodotti orali a basso rischio, come lo snus, ha portato il Paese al più basso tasso di fumo in Europa — appena il 5% — e a una maggiore aspettativa di vita.
“L’Ue deve evitare politiche ‘taglia unica’. Le prove raccolte in Svezia e in altri Paesi dimostrano che abbracciare la riduzione del danno porta a tassi di fumo più bassi e a una popolazione più sana – ha affermato il professor Andrzej Fal, membro del consiglio Scohre e presidente della Società polacca di sanità pubblica – Ignorare questi dati avrà conseguenze durature sulla fiducia dei cittadini e sulla salute collettiva”. Sulla stessa linea si esprime anche David T. Sweanor, membro del consiglio Scohre e presidente del comitato consultivo del Centre for Health Law, Policy and Ethics dell’Università di Ottawa: “Proteggere le sigarette scoraggiando la sostituzione con alternative a rischio ridotto è una politica disastrosa dalle conseguenze prevedibili. I consumatori rispondono alla scienza e all’economia, non all’ideologia”.
A fronte di un crescente consenso scientifico che riconosce la riduzione del danno come parte integrante della moderna sanità pubblica, Scohre invita l’Ue e l’Oms a promuovere un dialogo costruttivo nella definizione delle future politiche sul controllo del tabacco. L’obiettivo deve essere duplice: proteggere i giovani, ma anche rispettare la libertà di scelta degli adulti e ridurre in modo concreto malattie e decessi legati al fumo. Un approccio pragmatico, basato sui dati e sulla realtà dei consumatori, può fare la differenza.
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