L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 12 al 18 ottobre

Un numero sempre maggiore di governi si sta rendendo conto che proibire gli aromi fomenta il mercato nero. Intanto Francia e Regno Unito riformano il comparto del vaping sulla falsariga di quello italiano.

LettoniaIl divieto di aromi riduce le entrate e alimenta il mercato nero del vaping
In Lettonia il divieto di vendita dei liquidi aromatizzati per sigarette elettroniche, in vigore dal 1° gennaio 2025, ha avuto effetti opposti a quelli previsti. A fronte dell’obiettivo di tutelare i giovani e la salute pubblica, le entrate fiscali derivanti dai prodotti da svapo sono diminuite di oltre 1,5 milioni di euro nella prima metà dell’anno, mentre quelle dei sostituti del tabacco hanno perso altri 1,4 milioni. Parallelamente, le stime indicano che il mercato illecito dei liquidi aromatizzati è salito al 42,4% del totale, rispetto al 31,4% del 2024. Molti rivenditori hanno reagito offrendo componenti separati – base neutra, nicotina e aroma – lasciando agli utenti il compito di miscelarli, un modello simile ai “liquidi scomposti” italiani. Il fenomeno ha attirato l’attenzione dei Paesi vicini, dove restrizioni analoghe non hanno ridotto i consumi, in particolare tra i più giovani. Secondo gli osservatori del settore, l’esperienza lettone conferma che i divieti isolati rischiano di spingere i consumatori verso il nero, privando lo Stato di risorse fiscali e di strumenti di controllo. Per evitare lo stesso effetto domino, gli esperti suggeriscono un approccio europeo coordinato e regolazioni più equilibrate.

Quando la proibizione brucia le entrate e alimenta il nero: il caso Lettonia

Lettonia Le perdite fiscali record per il contrabbando spingono a chiedere un’imposizione diversificata con le e-cig
La vicenda lettone tiene banco e si arricchisce di altri dati. Secondo un rapporto della società di revisione e consulenza Kpmg, presentato proprio al Forum nazionale sul contrabbando nel suo complesso, la Lettonia ha subito una perdita fiscale stimata in 67 milioni di euro nel 2024 a causa del commercio illecito di sigarette, con un aumento del 31% rispetto all’anno precedente. Il contrabbando rappresenta ora il 18% del consumo totale di sigarette nel Paese, con la Bielorussia che resta la principale fonte di approvvigionamento. Di fronte a questo scenario, il responsabile affari pubblici di Philip Morris Latvia, Guntars Grinvalds, ha avvertito che gli aumenti semplicistici delle accise possono aggravare il problema e ha riaffermato la richiesta di un approccio fiscale differenziato. Tale strategia prevede tassi più elevati sul tabacco tradizionale e tassi inferiori per le sigarette elettroniche e le alternative meno dannose, con l’obiettivo di favorire la transizione dei fumatori adulti. Anche gli esperti sottolineano la necessità di politiche fiscali e normative più equilibrate e, nel contempo, di misure più severe contro la contraffazione.

Regno Unito Studio: percezioni errate frenano la riduzione del danno da fumo
Le sigarette elettroniche restano fra gli strumenti più efficaci nella riduzione del danno da fumo, ma il messaggio non arriva al pubblico. È quanto emerge dallo studio “The Message That E-Cigarettes Are Less Harmful Than Combustible Cigarettes Is Not Getting Through”, firmato da Neil McKeganey, Dylan Grier e Gabriel Barnard del Centre for Substance Use Research di Glasgow e pubblicato su Nicotine and Tobacco Research. Secondo i ricercatori, un numero crescente di fumatori e perfino di svapatori ritiene erroneamente che le e-cigarette siano tanto dannose quanto le sigarette tradizionali, se non più dannoise. Un’inversione percettiva che, avvertono, può minare gli sforzi di salute pubblica. Solo una minoranza riconosce oggi il minor rischio del vaping rispetto al fumo combusto, nonostante anni di evidenze scientifiche. A determinare la confusione, spiegano gli autori, contribuiscono i messaggi contrastanti di media e istituzioni, oscillanti tra allarmismo e prudenza: “Se i fumatori non sono convinti che le e-cigarette rappresentino una scelta più sicura, sarà molto più difficile motivarli a smettere di fumare attraversoil passaggio al vaping”. Lo studio invita a una strategia comunicativa chiara, coerente e basata sull’evidenza scientifica: un compito che riguarda tanto i professionisti della salute quanto i media e le istituzioni.

Fumo e svapo: percezioni distorte mettono a rischio la salute pubblica

Indonesia Industria delle sigarette elettroniche verso 280.000 posti di lavoro entro il 2030
Il settore delle sigarette elettroniche in Indonesia è destinato a creare fino a 280.000 posti di lavoro entro il 2030, con gettito fiscale previsto in 150 milioni di euro per il 2024 (l’equivalente di 2.650 miliardi di rupie indonesiane). Secondo l’associazione di categoria, l’Indonesian E-liquid Manufacturers Association (Ppei), la crescita è trainata dall’aumento di consumatori e dall’espansione della distribuzione, con le piccole e medie imprese del commercio al dettaglio che cresceranno dell’1-3% annuo. Daniel Boy, presidente del Ppei, sottolinea che un ecosistema maturo sta già favorendo l’intera filiera, dalla produzione al commercio, con 150-200.000 occupati nel 2023. Le associazioni di categoria avvertono però che la crescita futura dipenderà da certezze normative e da una tabella di marcia fiscale chiara per il settore, elementi cruciali per attrarre investimenti e consolidare il contributo del settore del vaping all’economia nazionale.

Francia Nuova tassa sul vaping e stop alle vendite online
Il governo francese prepara una stretta sul vaping con la legge di bilancio 2026: in arrivo una tassa sui liquidi da inalazione, il divieto di vendita online e l’autorizzazione statale per le rivendite. L’imposta, prevista tra 30 e 50 centesimi per flacone da 10 ml a seconda della concentrazione di nicotina contenuta, potrebbe far salire i prezzi fino a mezzo euro in più per ogni boccetta. Inoltre, dal giugno 2026 solo i negozi autorizzati potranno vendere prodotti da svapo, allineando la Francia al modello italiano. Il primo ministro Lecornu ha precisato che il testo resta aperto al confronto parlamentare. Il governo punta a introdurre la nuova tassazione nel secondo semestre del 2026, ma lo scenario fiscale potrebbe cambiare ancora in modo significativo. L’Ue infatti ha già avanzato una proposta di direttiva con cui si ipotizza un’imposta da 1,20 a 3,60 euro per flacone a partire dal 2028. Il settore teme un effetto frenante sulla riduzione del danno e un possibile ritorno dei consumatori al tabacco tradizionale.

La Francia riforma il vaping: nuova tassa, web bandito e negozi autorizzati

Regno Unito Ukvia: no al packaging neutro per lo svapo, priorità è contrasto al mercato illecito
L’associazione britannica degli industriali del vaping Ukvia (UK Vaping Industry Association) replica alle proposte di introdurre il packaging neutro per i prodotti da svapo, avanzate da Action on Smoking and Health. L’associazione di categoria sostiene che questa misura, lungi dal prevenire l’uso tra i giovani, rischierebbe di dissuadere i fumatori adulti dal passare a un’alternativa meno dannosa. Il direttore generale John Dunne avverte che confezionare le sigarette elettroniche come i prodotti del tabacco tradizionali potrebbe spingere gli ex fumatori a ricadere nel consumo di sigarette. Ukvia invita invece a concentrarsi sul rafforzamento dei controlli per contrastare il mercato illecito, ritenuto la vera minaccia per i giovani. L’associazione sottolinea infine come lo svapo debba essere presentato chiaramente come uno strumento di riduzione del danno per aiutare i fumatori a smettere.

Germania Berlino valuta il bando delle e-cig usa e getta
Si riaccende in Germania il dibattito sulle sigarette elettroniche monouso. Il Bundesrat ha sollecitato il governo federale a vietarne la vendita, denunciando l’impatto ambientale e i rischi per la sicurezza degli impianti di smaltimento. Le e-cig usa e getta, ricche di litio e metalli rari, rappresentano infatti un problema crescente per la gestione dei rifiuti e la prevenzione degli incendi. La camera federale (che rappresenta i 16 Länder che compongono la Repubblica federale) accusa l’attuale legge tedesca sui rifiuti elettronici di essere troppo debole e chiede di rafforzare la responsabilità estesa del produttore. Il governo, però, prende tempo: un divieto immediato richiederebbe il via libera dell’Ue. Intanto cresce la pressione da parte di ambientalisti e riciclatori, mentre il settore del vaping già si prepara a possibili scenari di svolta verso modelli ricaricabili e più sostenibili. Sigmagazine fa il punto della situazione.

Anche Berlino valuta il bando delle sigarette elettroniche monouso

Nuova Zelanda Il governo fornirà dispositivi da svapo ai centri antifumo
La Nuova Zelanda rafforza la strategia di riduzione del danno con un bando pubblico per la fornitura di dispositivi per il vaping e pod di nicotina ai 29 servizi di supporto per smettere di fumare finanziati dallo Stato. L’iniziativa punta a garantire kit di svapo regolamentati e a prezzi accessibili per accompagnare i fumatori nel percorso di disassuefazione. Ogni set coprirà tre mesi di utilizzo, integrato dai programmi comportamentali dei centri. Il governo conferma così l’approccio pragmatico e innovativo che ha sempre caratterizzato le politiche sanitarie sul tabacco: promuovere alternative regolamentate, controllate e meno dannose del fumo combusto, mantenendo elevati standard di qualità e sicurezza.

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