L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Difensore dei diritti o promotore di divieti? L’ambiguità del tobacco control

Status di difensori dei diritti umani per gli attivisti del controllo del tabacco? Le obiezioni pro riduzione del danno.

Riconoscere gli attivisti del controllo del tabacco come difensori dei diritti umani: è questa la proposta avanzata da Britta K. Matthes e Kelsey Romeo-Stuppy in un articolo pubblicato sulla rivista Tobacco Control e intitolato “Tobacco control advocates as human right defenders: a call for recognition”. Secondo le autrici, chi si batte contro l’industria del tabacco per tutelare la salute pubblica dovrebbe avere accesso agli strumenti internazionali di protezione già previsti per giornalisti, avvocati o attivisti politici che operano in contesti ostili. Il riconoscimento comporterebbe conseguenze pratiche: permetterebbe l’attivazione di meccanismi di tutela previsti dalle Nazioni unite e da organismi regionali, l’accesso a fondi, assistenza legale, visibilità istituzionale e un maggiore supporto da parte della società civile. Le autrici propongono anche di integrare queste tutele nei programmi della Convenzione quadro dell’Oms per il controllo del tabacco, rafforzando il legame tra salute pubblica e diritti umani.

Clive Bates

Una visione, quella proposta dalle autrici, che sta sollevando delle critiche. Clive Bates, ex direttore di Action on Smoking and Health nel Regno Unito e oggi attivo sostenitore della riduzione del danno, mette in guardia contro quella che definisce una rappresentazione “tendenziosa” del ruolo degli attivisti. In un commento pubblicato su PubPeer, Bates sostiene che una parte significativa del movimento anti-tabacco non stia difendendo diritti, ma limitando quelli altrui, soprattutto quando si oppone all’uso di alternative meno nocive come le sigarette elettroniche, i dispositivi a tabacco riscaldato o le bustine di nicotina. Secondo Bates, sono ormai decine i Paesi – 46 per la precisione – che vietano le sigarette elettroniche, mentre nessuno ha vietato quelle tradizionali. A suo avviso, questo paradosso alimenta un danno concreto: impedire ai fumatori di passare a prodotti meno pericolosi, in nome di un approccio proibizionista che finisce per violare il principio di autonomia e il diritto alla tutela della salute. Secondo Bates, la riduzione del danno da tabacco dovrebbe anch’essa essere considerata un diritto umano.
Le conseguenze delle restrizioni non sono solo teoriche. In Australia, dove le e-cigarette sono rigidamente regolamentate, il mercato è stato occupato dal crimine organizzato, con episodi documentati di corruzione, estorsione e traffico illecito. Bates paragona questo fenomeno alla guerra alla droga, che ha generato in molti Paesi gravi violazioni dei diritti umani. Con una differenza: la nicotina, al contrario di molte droghe, non causa stati alterati, overdose o dipendenze gravi; il vero pericolo deriva dalla combustione del tabacco. Eppure, paradossalmente, le politiche di controllo colpiscono proprio le forme meno dannose di consumo, come se nella prevenzione dell’Hiv si vietassero le siringhe sterili. Secondo Bates, la difesa della salute pubblica non può trasformarsi in una crociata ideologica che ignora le evidenze scientifiche e limita scelte individuali legittime.
Matthes e Romeo-Stuppy chiedono protezione per chi promuove il controllo del tabacco, ma per Bates le vere vittime di questo approccio sono milioni di persone che si vedono negate alternative efficaci, in un quadro dominato da ideologia più che da pragmatismo. Certo, non tutti gli attivisti anti-tabacco sono contrari alla riduzione del danno, ma la linea prevalente, soprattutto a livello internazionale, continua a promuovere divieti e restrizioni. Per questo, conclude Bates, attribuire automaticamente lo status di difensori dei diritti umani a chi porta avanti queste politiche rischia di essere fuorviante. Difendere i diritti umani significa anche rispettare il diritto delle persone a scegliere soluzioni meno rischiose per la propria salute. E riconoscere che, in certi casi, la protezione della salute passa non dal divieto, ma dall’accesso a opzioni più sicure.

Articoli correlati