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Tasse, clima e sigarette elettroniche: il puzzle politico del commissario Hoekstra

Il politico olandese continua ad attaccare il vaping con tesi che non trovano riscontro nella realtà.

Wopke Hoekstra, olandese, cinquant’anni appena compiuti, moro, belloccio, anzi molto belloccio per gli standard un po’ grigi della politica brussellese. Nato a Bennekom e laureato in legge, il già ministro delle finanze e degli affari esteri del suo governo è oggi Commissario europeo per l’azione per il clima. In Italia ce lo ricordiamo soprattutto perché nel 2020 si oppose con veemenza alla concessione di aiuti europei a Italia e Spagna, duramente colpite dalla pandemia di Covid-19, chiedendo di avviare un’indagine sull’incapacità di questi Paesi di far fronte all’emergenza. Un discorso che l’allora premier portoghese e attuale presidente del Consiglio europeo António Costa definì “disgustoso, folle e di una meschinità totale”.
A Bruxelles Hoekstra è arrivato nel 2023, quando il governo olandese lo suggerì come sostituto del dimissionario commissario per il clima, il connazionale Frans Timmermans. Ci fu un po’ di maretta fra i parlamentari, perché in passato il nostro aveva lavorato per la multinazionale petrolifera Shell, ma Ursula von der Leyen lo valutò positivamente e l’Europarlamento diede il via libera con 279 voti a favore, 173 contrari e 33 astenuti. Nel settembre del 2024 gli è stato riconfermato lo stesso incarico nell’attuale Commissione.
Da alcuni giorni il commissario Hoekstra spara a palle incatenate contro… le emissioni di gas serra? Gli allevamenti intensivi? Le microplastiche? No, le sigarette elettroniche. Che c’entrano con il suo mandato? Si chiederanno in molti. C’entrano. Perché nella lotteria del manuale Cencelli europeo, Hoekstra ha pescato anche la carta della fiscalità. “Il suo compito – si legge sul sito della Commissione europea – è garantire che il nostro sistema fiscale svolga un ruolo cruciale nel sostenere la competitività, la prosperità e l’equità sociale dell’Europa”. E, come noto, lo scorso luglio è stato presentato il budget dell’Unione 2028-2034, che prevede per la prima volta l’introduzione di minimi di tassazione anche per le sigarette elettroniche e altri prodotti sostitutivi del tabacco. Non solo, l’Europa ha proposto che il 15% degli introiti fiscali su tabacco e prodotti con nicotina venga trasferito direttamente dagli Stati all’Unione, per rimpinguare le cosiddette “risorse proprie”. Una proposta che ha sollevato subito una levata di scudi da parte di molti Stati membri (fra cui l’Italia) guidati dalla Svezia, che non ha nessuna intenzione di penalizzare gli strumenti che le hanno consentito di raggiungere il più basso tasso di fumatori in Europa, né tantomeno di girare i suoi introiti fiscali all’Ue.
Sarà per questo che Hoekstra in questi giorni sembra incontenibile sul tema. Il problema, però, è che non si ferma all’aspetto fiscale ma, forse per guadagnare il consenso dell’opinione pubblica, si lancia in dissertazioni scientifiche. La settimana scorsa, in un lungo post sul social Linkedin, accusando i produttori di attirare deliberatamente i minori, ha affermato che “la nicotina nei nuovi prodotti come le sigarette elettroniche è estremamente dannosa. Danneggia i vasi sanguigni, compromette la funzionalità vascolare e stimola la crescita dei tumori”. Una dichiarazione che ha fatto saltare sulla sedia molti esperti di salute.
Oggi a Lussemburgo, durante la riunione Ecofin, è tornato alla carica. “Riconosciamo insieme che, per quanto riguarda il tabacco – ha dichiarato secondo quanto riportano le agenzie – l’Europa ha un problema significativo: secondo l’Oms siamo tornati al primo posto per consumo di tabacco al mondo e oggi il tabacco uccide un europeo su due, in particolare il vaping che è un problema enorme”. Qui consideriamo il beneficio di qualche errore di traduzione o di enfasi oratoria, ammettendo e sperando che il commissario non intendesse dire che “il vaping in particolare uccide un europeo su due”, quello lo fa il tabacco combusto, ma solo che è un problema enorme – a suo modo di vedere.
Poi, però, Hoekstra ha aggiunto: “È la rivincita dell’industria del tabacco, perché ha deliberatamente preso di mira i giovani, rendendoli vulnerabili a questo specifico prodotto”. Si potrebbe argomentare che in fondo queste sono le tesi dell’Oms e quindi il commissario non fa che richiamarsi alla maggiore istituzione sanitaria internazionale. Ma l’Oms, per quanto censurabile, parla con una sola voce a Paesi con realtà politiche, sociali ed economiche molto diverse. Il Commissario per il clima, invece, è un europeo e dovrebbe sapere qualcosa di più. Per esempio che la sigaretta elettronica non è un’invenzione dell’industria del tabacco, ma che è nata, anzi, in diretta concorrenza al mercato delle sigarette tradizionali e come strumento di lotta al fumo. Dovrebbe sapere, se non altro perché hanno una rappresentanza a Bruxelles, che in Europa esistono migliaia di piccoli e medi produttori di e-cig, di negozianti e di distributori, che sono imprenditori che nulla hanno a che vedere con l’industria del tabacco. E che quest’ultima per anni ha, se non apertamente osteggiato le sigarette elettroniche, quanto meno aspettato sulla sponda del fiume che ne passasse il cadavere. Salvo poi accettare che gli strumenti di riduzione del danno da fumo non erano qualcosa di passeggero e immettere sul mercato i propri prodotti a rischio ridotto. Anche questo è un merito dei piccoli produttori.
Soprattutto, Hoekstra dovrebbe avere rispetto dei milioni di fumatori europei che, dopo aver provato senza successo tutta la panoplia di prodotti farmaceutici e parafarmaceutici con il bollino delle istituzioni, sono riusciti a smettere di fumare solo grazie a una sigaretta elettronica e a un liquido magari al gusto di fragola o di torta della nonna. E sperimentano quotidianamente sulla loro salute i benefici di quella scelta. Per non parlare degli altri fumatori, quelli che potrebbero fare una scelta di riduzione del danno ma continuano a fumare, perché danno ascolto a certe dichiarazioni.
Le istituzioni hanno bisogno della fiducia e del sostegno dei cittadini. Per questo un po’ di continenza verbale da parte dei loro rappresentanti sarebbe davvero auspicabile. Ma tant’è.

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