© Sigmagazine, rivista d'informazione specializzata e destinata ai professionisti del commercio delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica - Best edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - P. Iva 14153851002 - Direttore responsabile: Stefano Caliciuri - Redazione: viale Angelico 78, Roma - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma al numero 234/2015 - Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017
Qualcosa si è mosso alla Cop11, l’undicesima Conferenza delle parti della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (Fctc) dell’Oms, che si è tenuta la settimana scorsa a Ginevra. Ma non nel senso auspicato dal Segretariato della Convenzione e, spiace dirlo, anche della delegazione dell’Unione europea che ha tentato di superare con un colpo di mano la posizione di compromesso espressa dagli Stati membri, dando sostegno, con qualche piccola modifica, a una decisione proibizionista su sigarette elettroniche e altri prodotti a rischio ridotto. Tentativo alla fine fallito ma che la dice lunga sulla visione della burocrazia bruxellese e sulla battaglia che ci aspetta in vista della revisione della Tpd.
Nelle intenzioni dell’Oms, la Cop11 doveva essere il momento decisivo nella campagna globale spostata dal fumo alla nicotina, in cui consolidare il sostegno ai divieti su vaping e i cosiddetti “novel products”. È stata, invece, il momento della resa dei conti e per molti motivi. Mai, da quando seguiamo, questi incontri, abbiamo ascoltato da parte degli Stati tante dichiarazioni in dissenso sulle politiche portate avanti dalla Convenzione e, soprattutto, sul modo a cui si giunge a tali politiche. E finalmente queste voci stanno arrivando anche sulla stampa, solitamente comodamente appiattita sui comunicati ufficiali e sulla narrazione che essi riportano.
Il primo tema ad aver sollevato forti resistenze è stato proprio quello della riduzione del danno. Come abbiamo raccontato nel corso dei lavori, un gruppo nutrito ed eterogeneo di Paesi, ha chiesto con forza un cambiamento di linea, passando da restrizioni ideologiche a una regolamentazione flessibile e basata sulle evidenze scientifiche, nel rispetto delle realtà nazionali. Come durante la Cop10, uno degli interventi più vibranti è stato quello del delegato dello Stato caraibico Saint Kitts and Nevis, che chiedeva il riconoscimento della riduzione del danno come strategia legittima di salute pubblica e sollecitava i delegati a distinguere la scienza dall’ideologia. Una posizione che ha aperto il dibattito nell’area caraibica.
Lo testimonia un articolo pubblicato su Trinidad and Tobago Guardian. “Per anni – scrive il quotidiano – l’Oms e la sua rete di Ong finanziate da donatori hanno cercato di presentare la riduzione del danno come una minaccia, piuttosto che come una soluzione. Nonostante le prove schiaccianti provenienti da Paesi come la Svezia — dove i tassi di fumo sono inferiori al 6% grazie a prodotti come la sigaretta elettronica e le bustine di nicotina — l’Oms ha continuato a insistere su un approccio basato esclusivamente sull’astinenza. Ma quest’anno la narrativa ha iniziato a incrinarsi”.
Nell’articolo si auspica che il governo di Trinidad and Tobago, che è in fase di raccolta dati sulla nicotina per aggiornare la sua legge, “riconosca i fatti scientifici secondo cui il vaping, le bustine di nicotina e i prodotti a tabacco riscaldato sono enormemente meno dannosi del fumo e di conseguenza, richiedono regolamentazioni distinte dalle sigarette. Una riduzione del danno dovrebbe tradursi in tasse più basse e norme più proporzionate. Una delle lezioni più significative della Cop11 – conclude il Guardian – è che i Paesi caraibici non devono necessariamente seguire il copione scritto a Ginevra. Saint Kitts e Nevis ha dimostrato che anche le piccole nazioni possono parlare con coraggio ed essere ascoltate. Trinidad and Tobago dovrebbe unirsi a loro”.
Dall’altra parte dell’emisfero, ma sempre a sud del mondo, il quotidiano South Africa Today parla di “una rottura pubblica” da parte dei Paesi a basso e medio reddito. Le richieste del cosiddetto Sud globale si possono riassumere in tre punti: indipendenza nelle politiche, rispetto della sovranità nazionale e fine di una governance dall’alto dominata dall’influenza del Nord globale. Ma non è mancato chi ha chiesto un dialogo aperto sugli strumenti di riduzione del danno, come Antigua e Barbuda, il Mozambico, il Gambia e Gibuti. In pratica si è criticato un modello che impone politiche scollegate dalle realtà nazionali, che non sono commisurate alle capacità finanziarie degli Stati e non sono praticabili nelle realtà locali di molti Paesi.
Non solo, molte delegazioni hanno lamentato la pressione esercitata da quello che il giornale definisce “un unico ecosistema finanziario, proveniente in gran parte da Bloomberg Philanthropies, sostiene la maggioranza delle Ong, dei centri di ricerca e delle organizzazioni di advocacy che partecipano alla Cop11”. Questo ha creato la legittima preoccupazione, continua South Africa Today, tra i delegati del Sud globale sul fatto che il dibattito sia realmente pluralistico oppure dominato da una visione unica, da un blocco ideologicamente omogeneo stia soffocando la diversità di opinioni.
Insomma, questa Cop11 dovrebbe aver suonato ben più di un campanello di allarme in casa Oms. Per il futuro della Convenzione, sarebbe forse arrivato il momento di una revisione generale di prassi, politiche e obiettivi. Qualcuno ai piani alti dell’istituzione ascolterà? Probabilmente no. Lo fa supporre il fatto che due giorni fa, appena conclusa la Conferenza delle parti, l’Organizzazione mondiale di sanità abbia diramato un comunicato per celebrare un anno dalla decisione del governo del Vietnam di vietare sigarette elettroniche e riscaldatori di tabacco. Complimentandosi con il Paese, l’Oms chiedeva di proibire ancora di più, includendo i prodotti nell’elenco delle attività commerciali vietate nella versione rivista della legge sugli investimenti e di vietare anche la produzione destinata all’esportazione.
Peccato che si omettesse di ricordare che lo Stato vietnamita detiene il 100% della produzione delle sigarette di tabacco e così ha semplicemente dichiarato illegali i prodotti della concorrenza. A proposito di influenza dell’industria del tabacco.
LEGGI ANCHE:
Cop11, l’Unione europea tenta un colpo di mano con divieti e restrizioni
Alla Cop11 si allarga la fronda dei sostenitori della sigaretta elettronica
Oms, Cop11: solo Nuova Zelanda e Serbia difendono la sigaretta elettronica



