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Come avvenuto durante la Cop10 di Panama, anche durante questa Conferenza delle parti della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (Fctc) dell’Oms l’intervento più appassionato a favore della riduzione del danno da fumo è stato quello della delegazione
di Saint Kitts and Nevis. Senza grandi preamboli, il rappresentante dello Stato caraibico ha espresso l’urgenza di stabilire una discussione sulla riduzione del danno, come parte di un approccio completo al tobacco control. L’oratore ha invitato a imparare la lezione dell’esperienza nella lotta all’Hiv, nella quale la riduzione del danno è stata una pietra miliare. Questo approccio, ha continuato il delegato, non è una minaccia alla prevenzione. “Girare le spalle ad una potenziale soluzione – ha dichiarato – sarebbe un disservizio alla salute pubblica. Ora più che mai abbiamo bisogno di decisioni basate sull’evidenza scientifica e di una guida sulla riduzione del danno fondata nella sanità pubblica”.
Quello di Saint Kitts and Nevis non è stato l’’unico intervento a non andare nella direzione voluta dall’Fctc. Anche la delegazione della Macedonia del Nord ha insistito sul tema, ricordando che la riduzione del danno è parte del Trattato della Convenzione e incoraggiando la trasparenza nel dibattito. “Noi crediamo nella riduzione del danno”, ha affermato la delegata, chiedendo che si instauri un dibattito aperto e basato sulle evidenze e che si giunga a politiche fondate sui fatti, ricerche e best practices. “La riduzione del danno – ha concluso la Macedonia del nord – deve essere parte del tobacco control”.
Dal fronte africano ha fatto eco la delegazione del Gambia, che ha chiesto pragmatismo e attenzione all’evoluzione dell’innovazione che non è in contraddizione con il tobacco control. “La fedeltà alla Convenzione – ha spiegato il delegato gambiano – non impedisce di essere aperti alle evidenze scientifiche, abbiamo bisogno di politiche basate sulla scienza e che rispecchino la realtà”. Anche il Mozambico e Gibuti hanno insistito sulla necessità di approcci basati sulla scienza e adottati in maniera trasparente. Nella serata di ieri, invece, era stata la delegazione dell’Albania a chiedere che in materia di riduzione del danno ogni decisione fosse basata su prove scientifiche credibili.

Questi interventi, naturalmente, si sono alternati con gli altri, molto più numerosi, aderenti alla linea dell’Fctc, che era stata ampiamente espressa ieri pomeriggio in due eventi non facenti parte dei lavori della Cop ma trasmessi in streaming: il Ministerial Roundtables organizzato dal Belgio e lo Strategic Dialogue organizzato dal Segretariato della Convenzione, dove è andato in scena un dibattito a senso unico contro le sigarette elettroniche e gli altri prodotti a rischio ridotto. Il ministro della salute belga Frank Vandenbroucke ha bollato la riduzione del danno come una macchinazione dell’industria del tabacco per attirare i minori (tesi cara all’Oms), mentre il direttore generale dell’organizzazione Tedros Ghebreyesus ha affermato che i nuovi prodotti sono uno strumento di “produzione del danno” e non di riduzione. Un gioco di parole che ha ripetuto più volte nel corso del pomeriggio.
Eppure, nonostante questo impegno ad escludere qualsiasi parere discordante, le dichiarazioni degli Stati di ieri e di oggi evidenziano qualche crepa nell’Fctc. In molti, soprattutto, fra i Paesi più piccoli e a reddito più basso, si sono lamentati della mancanza di trasparenza nei lavori dell’Fctc, dello scarso anticipo nella consegna dei documenti e del mancato coinvolgimento delle parti nella loro elaborazione. Diverse voci hanno chiesto un processo più inclusivo, un trattamento equo di tutte le parti, attenzione alla realtà. Si è insistito sulla necessità di non imporre decisioni calate dall’alto che non tengano conto dell’impatto sulle economie locali e che scavalchino le sovranità nazionali. “Non ci si può davvero aspettare – ha affermato il delegato del Gambia – che i Paesi più piccoli adottino misure più severe di quelli grandi”.
Insomma, a tratti è emerso forte un malcontento verso alcune procedure escludenti che suggerisce che forse è davvero arrivato il momento di ripensare i meccanismi e la partecipazione di organismi burocratici come la Convenzione sul controllo del tabacco.



