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Miti, paure e bugie: così il vaping viene condannato ingiustamente

La scienza parla chiaro ma la paura convince di più: ecco come la disinformazione sta sabotando la salute pubblica.

La disinformazione riguardo alle alternative più sicure alla nicotina sta mettendo in pericolo milioni di vite. È questo l’allarme lanciato oggi a Stoccolma da esperti internazionali di salute pubblica, che denunciano come informazioni errate e politiche confuse stiano convincendo molti fumatori a restare legati alle sigarette tradizionali, nonostante esistano opzioni molto meno dannose. Secondo nuovi dati pubblicati da Our World in Data, negli ultimi anni è aumentato in modo preoccupante il numero di persone che credono, erroneamente, che il vaping sia tanto pericoloso quanto il fumo, se non addirittura di più. Nel 2015 circa un fumatore su tre sapeva che le sigarette elettroniche erano meno nocive. Oggi, meno di uno su otto ne è consapevole, mentre tre su quattro sono convinti che lo svapo sia altrettanto o più dannoso del fumo. Delon Human, ex segretario della World Medical Association e leader dell’iniziativa Smoke Free Sweden, ha definito questo fenomeno una “tragica inversione”. Secondo lui, la scienza è chiarissima nel dimostrare che i prodotti senza combustione, come le sigarette elettroniche o il tabacco riscaldato, sono molto meno pericolosi rispetto alle sigarette tradizionali.

Delon Human

Tuttavia, titoli allarmistici e messaggi contraddittori stanno spingendo i fumatori verso la forma più letale di consumo di nicotina: il tabacco bruciato.
Le autorità sanitarie di tutto il mondo concordano sul fatto che il vaping sia significativamente meno dannoso del fumo, proprio perché non comporta la combustione che genera migliaia di sostanze tossiche presenti nel fumo di sigaretta. Ma anni di propaganda e comunicazione ambigua hanno eroso la fiducia dei consumatori, portando molti a credere il contrario. Ogni fumatore che rinvia la decisione di passare a un’alternativa più sicura, ha ammonito Human, rappresenta una morte prevenibile in attesa di accadere. L’esempio della Svezia dimostra l’efficacia della riduzione del danno. Consentendo agli adulti l’accesso a prodotti alternativi come snus, sacchetti di nicotina e sigarette elettroniche, il Paese ha ridotto il tasso di fumo quotidiano al 5,3%, il più basso in Europa, ed è in procinto di diventare la prima nazione ufficialmente libera dal fumo. Gli uomini svedesi registrano oggi tassi di mortalità per tumore ai polmoni inferiori del 61% rispetto alla media europea e una mortalità complessiva per cancro inferiore di un terzo. Human ha rivolto un appello ai governi e alle agenzie sanitarie di tutto il mondo affinché comunichino in modo onesto e trasparente. “Il successo svedese – spiega Human – non è stato ottenuto attraverso divieti o campagne di paura, ma grazie alla fiducia nella scienza e alla sincerità nei confronti dei fumatori. Chi non riesce a smettere di usare la nicotina dovrebbe passare a un prodotto più sicuro: è una scelta semplice, ma salvavita. Equiparare lo svapo al fumo è una menzogna che costa vite umane. La disinformazione distrugge la fiducia e senza fiducia i fumatori non cambieranno”.

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