L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Oms, Cop11: solo Nuova Zelanda e Serbia difendono la sigaretta elettronica

Deludenti invece gli interventi di Regno Unito e Giappone che, nonostante i successi ottenuti nella lotta al fumo, hanno evitato di fare riferimento agli strumenti a rischio ridotto

È stata la Nuova Zelanda, in questa prima mattinata della Cop11, a esprimere una netta posizione a favore della riduzione del danno da fumo e della sigaretta elettronica. L’undicesima Conferenza delle parti della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (Fctc) dell’Oms si è aperta questa mattina a Ginevra, poco dopo le 10, senza grandi scenografie e celebrazioni, come accade, invece, quando sono altri Paesi ad ospitare l’evento. Dopo quindi una breve introduzione da parte della presidenza, la diretta streaming è stata messa in pausa per il dibattito su alcuni articoli dell’ordine del giorno.

Il collegamento è tornato più tardi per le dichiarazioni dei Paesi, che sono più o meno l’unica cosa interessante che viene trasmessa pubblicamente dei lavori delle Cop dell’Fctc. Fra le prime a prendere la parola, appunto, c’è stata la delegazione della Nuova Zelanda, che non ha omesso di evidenziare i grandi risultati raggiunti in termini di calo dei fumatori grazie alla sua politica di riduzione del danno. “Dal 2019 in poi – ha affermato la rappresentante – i tassi di fumo sono diminuiti più velocemente grazie all’attuazione di misure di riduzione del danno, in particolare all’accesso regolamentato alle sigarette elettroniche”.
Deludente, invece, l’intervento della rappresentante del Regno Unito, che ha espresso pieno supporto all’Fctc. La delegata ha illustrato il Tobacco and Vape Bill, ormai prossimo all’approvazione, specificando che contiene misure per evitare la promozione dei prodotti del vaping fra i minori e un sistema di licenze per i vape shop ed esprimendo la “preoccupazione” del suo governo per i prodotti con nicotina. Ma, come d’altronde nell’intervento durante la Cop10, il Regno Unito ha omesso completamente di sottolineare come la promozione della sigaretta elettronica come strumento per smettere di fumare abbia consentito al Paese di ottenere una riduzione dei fumatori record. Discorso simile per il Giappone che non ha fatto menzione del dimezzamento del numero dei fumatori ottenuto grazie alla diffusione dei riscaldatori di tabacco, che invece aveva fortemente difeso durante la Cop10 di Panama.
Per il resto gli interventi sono stati perlopiù un soporifero snocciolamento di misure prese per l’attuazione delle misure della Convenzione, con le invettive di rito contro le interferenze dell’industria del tabacco e le richieste di aiuto dei Paesi a più basso reddito. Ci sono state anche alcune prese di posizione contro la sigaretta elettronica. Il delegato del Messico ha affermato che “causano malattie”, auspicando una regolamentazione che sia indipendente dai governi eletti; quello iraniano, che ha introdotto la sua dichiarazione con la locuzione “in nome di dio il compassionevole e misericordioso”, ha definito la “narrativa della riduzione del danno” come una tattica dell’industria del tabacco. Anche il Kenya ha dichiarato di “rifiutare la narrativa della riduzione del danno”. Il delegato brasiliano, infine, ha rivendicato di aver mantenuto il divieto sulle sigarette elettroniche “nonostante l’attività di lobbying dell’industria”.
Dall’altra parte il rappresentante delle Filippine ha invece elogiato la regolamentazione del suo Paese sulle sigarette elettroniche che consente la protezione dei minori, offrendo a tutti i delegati un pamphlet esplicativo da cui trarre spunto. Ma il vero sussulto è arrivato inaspettatamente con l’intervento della Serbia. La rappresentante balcanica, dopo i ringraziamenti e gli elogi di rito all’Fctc, ha dichiarato che la sovranità dei Paesi va rispettata, che i lavori della Cop devono essere trasparenti e che tutti gli Stati devono avere egual peso. Ha dichiarato la contrarietà del suo Paese a “misure estreme” che abbiano impatto eccessivo sull’economia e superino i limiti costituzionali e ha difeso la riduzione del danno, sottolineando che ogni nuova regolamentazione debba basarsi sulla scienza.
La sessione sulle dichiarazioni si è conclusa poco prima delle 13 e così la diretta streaming. Al momento all’appello dei Paesi che dovrebbero difendere la riduzione del danno manca qualche nome importante, ma queste erano solo le dichiarazioni pubbliche. La sostanza è quello che accadrà dietro le porte chiuse dei lavori di questa Cop11.

 

Articoli correlati