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Alla vigilia della Cop11 della Convenzione quadro sul controllo del tabacco, che inizierà lunedì 17 a Ginevra, l’Organizzazione mondiale di sanità sferra l’ultimo attacco alla sigaretta elettronica e agli strumenti di riduzione del danno da fumo, probabilmente allo scopo di orientare le posizioni dei delegati alla Conferenza delle parti. Il documento, intitolato “Who position on Tobacco Control and Harm Reduction”, non contiene in realtà nulla di nuovo rispetto alle posizioni già espresse dall’organizzazione in passato e reitera l’invito ai governi di tutto il mondo a regolamentare i prodotti a rischio ridotto esattamente come il tabacco.
A lanciare il documento su X è il direttore generale dell’Oms, l’etiope Tedros Ghebreyesus, che ne riassume il contenuto. “Il marketing aggressivo delle sigarette elettroniche e delle pouches di nicotina – scrive – sta alimentando una nuova ondata di dipendenza tra i giovani. Questa non è riduzione del danno: sono tattiche guidate dal profitto da parte di aziende che cercano di mantenere i nostri ragazzi dipendenti dalla nicotina”. In questo breve intervento si ritrovano molti dei bias dell’Organizzazione mondiale di sanità sulle sigarette elettroniche e altri prodotti. A cominciare dall’insistenza sull’industria del tabacco che avrebbe “inventato” i prodotti sostitutivi del fumo. Sappiamo tutti che non è così, almeno per la sigaretta elettronica.
Ghebreyesus aggiunge anche che “questa non è riduzione del danno”. Il documento spiega anche perché, quando parla del confronto “con i veri programmi di riduzione del danno in altri ambiti della salute pubblica, nei quali operatori sanitari e agenzie perseguono obiettivi di salute attraverso strategie e interventi basati sull’evidenza, rigorosamente controllati e monitorati”. Sorge il dubbio che il vero problema della sigaretta elettronica e degli altri prodotti stia principalmente nel fatto che si tratti di un bene di consumo, che il fumatore si auto-somministra, senza passare da agenzie e operatori sanitari e, men che meno, dall’industria farmaceutica.
Ma d’altronde nel documento il grande focus emotivo è sui minori, sul pericolo che i prodotti alternativi costituiscono per loro e sulle mire dell’industria del tabacco sulle nuove generazioni. I fumatori adulti sono menzionati di straforo e invitati a scegliere “metodi comprovati disponibili nel proprio Paese per smettere, invece di prodotti di consumo progettati per mantenere la dipendenza”. Questi metodi, come menzionato più su nel documento, sono “terapie sostitutive della nicotina e linee telefoniche gratuite di supporto, valutati dalle autorità nazionali e riconosciuti come sicuri, efficaci ed efficienti”. Tutti metodi che la maggior parte dei fumatori che vuole smettere di fumare ha provato a usare più volte, fallendo.
Il documento ribadisce che “tutti i prodotti del tabacco, della nicotina e quelli correlati comportano rischi per la salute, incluso il rischio di dipendenza”, senza fare alcuna distinzione sul rischio che questi prodotti comportano. Specifica, anzi, che “l’ampia variabilità delle caratteristiche dei prodotti (anche all’interno delle stesse categorie), e il modo in cui i prodotti possono essere manipolati e utilizzati dai consumatori, limita la nostra capacità di generalizzare sui rischi per la salute posti da intere categorie di prodotti”, scagliandosi in particolare contro le sigarette elettroniche aromatizzate, cioè con gusti diversi dal tabacco che, per la cronaca, secondo gli studi danno maggiori possibilità di riuscire a smettere di fumare.
La soluzione proposta dall’Oms, quindi, è quella di tagliare il problema con l’accetta e fare di tutta l’erba un fascio e trattare prodotti a tabacco combusto e prodotti a rischio ridotto allo stesso modo, ignorando completamente i risultati raggiunti in termini di calo dei fumatori dei Paesi che hanno adottato strategie di riduzione del danno. “Quando si tratta di tabacco, nicotina e prodotti correlati – si legge, anzi nel documento – un’agenda di riduzione del danno non dovrebbe mai costituire una giustificazione per una regolamentazione superficiale o per iniziative di deregolamentazione”.
Un’ultima cosa nel testo dell’organizzazione provoca una certa inquietudine. L’Oms fa riferimento a “le aziende produttrici di tabacco e nicotina, insieme ai gruppi di facciata a esse associati”. Non è chiaro chi si intenda con questa locuzione ma sorge il fondato sospetto che ci si riferisca alle associazioni dei consumatori e a quelle dei medici sostenitori della riduzione del danno, che infatti vengono regolarmente escluse dai lavori delle Cop. Insomma, chi non la pensa come l’Oms viene subito tacciato di intelligenza col nemico. Un trucco vecchio come il mondo. Peccato che a pagarne il conto siano milioni di fumatori.



