L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Cala il buio sui lavori della Cop11, mentre si attivano le Ong anti e-cig

La Conferenza va avanti a porte chiuse. Intanto le organizzazioni "puniscono" la Nuova Zelanda per la sua posizione sulla sigaretta elettronica.

Da oggi e fino alla cerimonia conclusiva del 22 novembre non sono previste trasmissioni in streaming dalla Cop11. I lavori della Conferenza delle parti della Convenzione quadro per il controllo del tabacco dell’Oms proseguono, dunque, a porte chiuse, invisibili agli occhi non solo degli osservatori ma anche della stampa. Una mancanza di trasparenza giustificata, secondo gli organizzatori, dalla necessità di contrastare le interferenze dell’industria del tabacco ma che continua a suscitare critiche e perplessità per l’impossibilità di fatto di operare un controllo democratico su come vengono prese decisioni che coinvolgono miliardi di persone.
In questa giornata di silenzio, dunque, non rimane che guardare al contorno di questa Cop11 e a tutte le pressioni che vengono esercitate sui delegati dei Paesi anche al di fuori dei lavori. Abbiamo già riportato ieri dei due eventi che si sono svolti e che sono stati trasmessi in streaming nel pomeriggio di lunedì scorso. Il ministro della salute belga Frank Vandenbroucke aveva giurato vendetta all’indomani del raggiungimento della posizione comune dell’Unione europea, che escludeva ogni riferimento a divieti su sigarette elettroniche ed altri prodotti di riduzione del danno da fumo ed è stato di parola.

Tedros Adhanom Ghebreyesus

Nel Ministerial Roundtables organizzato dal suo Paese e nel successivo Strategic Dialogue organizzato dal Segretariato della Convenzione (con gli stessi partecipanti) è andata in scena una narrazione a senso unico contro le sigarette elettroniche, esagerandone oltre misura i rischi, e si è ridotta la riduzione del danno come una manovra dell’industria del tabacco per adescare nuovi clienti fra i minori. Nessuna voce discordante, nessun dubbio, nessun rispetto per chi ha smesso di fumare grazie al vaping. Addirittura il direttore generale dell’Oms Tedros Ghebreyesus, presente a entrambi gli eventi, ha fatto ricorso a un giochetto di parole che deve aver giudicato geniale, visto che l’ha ripetuto più volte. I nuovi prodotti, ha affermato, non sono uno strumento di “riduzione del danno” ma di “produzione del danno”.
Molto del lavoro di persuasione viene svolto anche dalle Ong presenti alla Cop. Come in passato, nessuna organizzazione di consumatori o di medici sostenitori della riduzione del danno è stata ammessa ai lavori. In compenso vi è una vasta pletora organizzazioni apertamente anti vaping arrivati in forze (Campaign for Tobacco Free Kids, per fare un esempio, ha 31 persone) oltre la metà delle quali, secondo quanto scrive David Zaruk su Firebreak, sono o direttamente create da una delle organizzazioni di Michael Bloomberg o ricevono da queste cospicue donazioni. A segnalare la forte impronta che il miliardario americano continua ad avere sulla politica dell’istituzione.
Un’altra forma di pressione sono i cosiddetti premi conferiti dalla Global Alliance for Tobacco Control, una rete il cui unico scopo è l’implementazione della Convenzione quadro sul controllo del tabacco. Quotidianamente l’organizzazione conferisce l’Orchid Award allo Stato che ritiene più meritevole e il Dirty Ashtray (posacenere sporco) al Paese che ha fatto meno progressi. Un modo nemmeno troppo sottile per fare una lista di buoni e cattivi ed esporre al ludibrio chi non si conforma. Lo testimonia il fatto che dopo la prima giornata il premio Orchidea sia stato assegnato al Messico, il cui rappresentante ha fatto un’intemerata contro il tabacco e i nuovi prodotti, mentre il Posacenere Sporco sia andato alla Nuova Zelanda, che ha difeso la sua politica di riduzione del danno grazie alle sigarette elettroniche. Proprio quel Paese che è a un passo da diventare smoke-free, dove il tasso di fumo è arrivato al 6,8% e le tasse sul tabacco sono altissime. Il tasso di fumo del Messico, per la cronaca, è più del doppio di quello neozelandese, ma sono risultati che evidentemente non contano, se non sono raggiunti con gli strumenti che prescrive la Convenzione. Anche questo, purtroppo, è un modo di fare politica.
Nel buio dei lavori della Cop11, quindi, il suggerimento per oggi è quello di seguire, invece, la “Good Cop”, la Conference of the People sul canale Youtube. Dopo la sessione mattutina con le associazioni dei consumatori dell’Asia Pacifico, il programma pomeridiano prevede una discussione su approccio all’harm reduction basati sull’evidenza scientifica e un dibattito sul quadro regolatorio sempre nell’area Asia-Pacifico. Questi lavori sono trasparenti e aperti a tutti, in modo che chiunque possa ascoltarli e farsi una sua opinione.

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