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Il governo britannico ha annunciato l’introduzione del Vaping Duty Stamps, un sistema di marcatura fiscale obbligatorio per tutti i prodotti del vaping, che entrerà in vigore il 1° ottobre 2026 a sostegno della nuova tassa sui prodotti del vaping inserita nell’Autumn Budget 2024. La misura fiscale è stata confermata dal Cancelliere della scacchiera, l’equivalente del Ministro dell’economia, Rachel Reeves così come era stata annunciata un anno fa: 2,20 sterline (circa 2,50 euro) ogni 10 ml di liquido, indipendente dal contenuto di nicotina. Un prelievo che farà quasi raddoppiare il prezzo degli e-liquids per i consumatori.

Alla tassa, si è appreso ieri, si affiancherà il contrassegno fiscale, un passaggio destinato a ridisegnare il mercato delle e-cig arrivando a incidere in modo significativo su produzione, importazione e distribuzione e che in Italia conosciamo bene. Con il nuovo schema produttori e importatori saranno obbligati ad applicare specifici contrassegni fiscali sui dispositivi e sui liquidi da inalazione immessi nel mercato britannico. I bolli potranno essere ottenuti soltanto da operatori preventivamente approvati dall’HM Revenue and Customs (Hmrc), l’agenzia fiscale del Regno Unito, che accetterà le prime richieste di autorizzazione dal 1° aprile 2026. Senza questa approvazione non sarà possibile né produrre né importare prodotti da svapo destinati alla vendita sul territorio nazionale.
Il sistema dei duty stamps, ha spiegato il governo, mira a facilitare l’identificazione dei prodotti illeciti o non conformi, consentendo controlli più rapidi e puntuali da parte delle autorità e degli stessi rivenditori. Il governo prevede, inoltre, un rafforzamento significativo delle attività di controllo: sono contemplati il sequestro dei prodotti irregolari, sanzioni amministrative e procedimenti penali nei confronti degli operatori che violano la normativa. In casi particolarmente gravi, i tribunali potranno emettere ordini che vietano a determinati esercizi commerciali di operare come negozi di sigarette elettroniche, qualora risultino coinvolti in traffici illeciti.
Secondo il Tesoro britannico, l’obiettivo di questa misura è duplice: da un lato ridurre l’accessibilità economica e l’attrattiva del vaping per giovani e non fumatori; dall’altro mantenere la sigaretta elettronica come opzione meno dannosa rispetto al fumo tradizionale per chi cerca un’alternativa più sicura. Il governo tracciare con maggiore chiarezza la distinzione tra operatori legittimi e mercato sommerso, che ha raggiunto dimensioni preoccupanti da quando, lo scorso giugno, è entrato in vigore il divieto di vendita delle sigarette elettronica usa e getta. Il nuovo impianto normativo troverà fondamento nella legislazione primaria prevista dal Finance Bill 2025-26, mentre i regolamenti attuativi saranno pubblicati nel marzo 2026. L’industria britannica dello svapo si prepara quindi a un cambiamento profondo, che potrebbe ridisegnare gli equilibri del mercato e influenzare le scelte dei consumatori e, curiosamente, il Paese segue sempre di più la via normativa tracciata dall’Italia.
Per la cronaca, la fiscalità di Reeves ha colpito anche le sigarette tradizionali con un aumento che ha aggiunto il 2% all’adeguamento all’inflazione. Da ieri sera il costo medio di un pacchetto da venti sigarette è passato da 16,78 a 17,74 sterline, poco più di 20,20 euro. Il nemico, nel Regno Unito, rimane ancora il tabacco combusto.
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