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“Dopo decenni di campagne basate sulla paura e sul proibizionismo, più di un miliardo di persone nel mondo continua a fumare. È tempo di superare il moralismo e adottare politiche che aiutino i fumatori a ridurre i rischi attraverso l’innovazione e la possibilità di una scelta informata”. Con queste parole il professor Heino Stöver, esperto tedesco di salute pubblica e figura di riferimento nel campo della sanità e delle politiche di riduzione del danno, ha presentato a Buenos Aires il volume “Control and Reduction of Tobacco-Related Harm”, un’opera che invita a ripensare radicalmente le strategie di riduzione del fumo sulla base delle evidenze scientifiche più recenti.

Il libro, pubblicato ora in edizione spagnola, si propone di aprire un dialogo scientifico ed etico in tutta l’America Latina e in particolare in Argentina, dove la diffusione del tabagismo resta tra le più alte della regione. Secondo i dati più recenti, la prevalenza mensile dei fumatori raggiunge il 23,3%, pari a circa otto milioni di persone. Ogni anno vengono consumate nel Paese circa 37 miliardi di sigarette: 20 miliardi provenienti dal mercato legale, 13 miliardi da quello informale e altri 4 miliardi dal contrabbando. Numeri che testimoniano l’enorme impatto sanitario e sociale del fumo, ma anche l’urgenza di politiche più efficaci.
In questo contesto, l’Argentina continua a vietare la vendita, l’importazione e la promozione di sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato e prodotti orali a base di nicotina. Una posizione che contrasta con l’evoluzione della ricerca internazionale, secondo cui questi strumenti possono raddoppiare i tassi di cessazione rispetto alle tradizionali terapie sostitutive con nicotina. “I fumatori possono acquistare sigarette combustibili, che uccidono, in ogni angolo della strada – ha sottolineato Stöver – ma i prodotti che potrebbero aiutarli a smettere o a passare a un consumo meno rischioso sono vietati”.
Il volume raccoglie contributi di medici, bioeticisti e studiosi di politiche pubbliche che analizzano come l’approccio di riduzione del danno possa rappresentare una via pragmatica e compassionevole rispetto alle strategie basate unicamente sull’astinenza. Gli autori mettono in luce le esperienze di Paesi come il Regno Unito e la Svezia, dove le politiche di riduzione del danno hanno contribuito a far diminuire drasticamente la mortalità legata al tabacco. In questi contesti, la comunità scientifica sottolinea che non è la nicotina in sé a causare le malattie correlate al fumo, bensì la combustione del tabacco e l’inalazione dei suoi prodotti tossici.
L’obiettivo del libro è quello di sollecitare un dibattito basato su dati e risultati concreti, lontano da posizioni ideologiche e da approcci moralistici che, fino ad oggi, non sono riusciti a ridurre in modo significativo il numero dei fumatori. Come sottolinea Stöver, l’adozione di strategie fondate sull’evidenza scientifica e sull’empatia nei confronti delle persone che fumano rappresenta un passo fondamentale per affrontare una delle più gravi emergenze di salute pubblica del nostro tempo. E in un continente dove milioni di cittadini continuano a fumare nonostante i divieti, un cambio di paradigma potrebbe salvare vite umane e restituire alla salute pubblica una prospettiva basata sulla conoscenza e non sulla paura.



