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“Salverò di nuovo la sigaretta elettronica!”, scriveva Donald Trump sul social Truth nel settembre del 2024. Erano le ultime settimane della campagna elettorale che lo avrebbe riportato alla Casa Bianca e il candidato ricordava come nel 2019, già durante il suo primo mandato, aveva bloccato le intenzioni di vietare gli aromi nelle sigarette elettroniche a sistema aperto. “Questo ha a aiutato molte persone a smettere di fumare – continuava Trump nel suo post – Io salverò di nuovo il vaping!”.
Oggi Trump non è in campagna elettorale ma governa il Paese più potente del mondo. E con la firma del Continuing Appropriations, Agriculture, Legislative Branch, Military Construction and Veterans Affairs, and Extensions Act, 2026 (HR 5371) pone ufficialmente fine allo shutdown federale di 43 giorni.
La legge omnibus prevede finanziamenti annuali per diversi dipartimenti federali chiave, tra cui anche quelli protagonisti del controllo, circolazione e regolamentazione dei prodotti del vaping. In questo modo parrebbe che la guerra ai prodotti del vaping illegali negli Stati Uniti abbia cambiato volto. Per anni la Food and Drug Administration ha tentato di contenere un mercato parallelo in costante espansione, fatto di sigarette elettroniche usa e getta aromatizzate, liquidi privi di autorizzazione e dispositivi provenienti soprattutto dalla Cina. Ora, però, la strategia federale sembra entrare in una nuova fase: più dura, più coordinata, decisamente più finanziata. Al centro di questo cambio di passo c’è una task force interagenziale che riunisce Dipartimento di Giustizia, Dipartimento della Sicurezza Interna e Fda. Una squadra speciale nata per portare avanti indagini, sequestri, operazioni doganali e azioni legali contro chi immette nel mercato americano prodotti non autorizzati. Una struttura che ricorda le unità operative nate per combattere narcotraffico e contraffazione, ma applicata al mondo dello svapo, dove il confine tra legale e illegale è diventato estremamente labile. Su un fondo totale di 200 milioni di dollari, almeno due milioni l’anno dovranno essere destinati a sostenerne le attività, una cifra simbolicamente piccola rispetto al giro d’affari del mercato illecito, ma molto rilevante se si considera che finora l’azione repressiva si era spesso scontrata con risorse limitate e procedure frammentate. L’obiettivo è chiaro: usare tutti gli strumenti civili e penali disponibili per colpire la produzione, l’importazione e la distribuzione delle e-cig illegali, soprattutto quelle provenienti dalla Cina.
L’azione della task force non si limita ai controlli alle frontiere. Le operazioni coinvolgono spedizioni commerciali sospette, piattaforme di e-commerce, depositi e punti vendita al dettaglio. La cooperazione tra agenzie permette di incrociare informazioni, ricostruire catene di approvvigionamento e arrivare a chi, nella filiera, trae vantaggio dal mercato irregolare. È un lavoro che si muove silenzioso ma costante, e che negli ultimi mesi ha già portato a sequestri milionari di prodotti non conformi. Accanto alle operazioni repressive, la legge affida alla Fda un compito ulteriore: aggiornare le priorità di enforcement per includere espressamente anche le sigarette elettroniche monouso aromatizzate, oggi tra i prodotti più diffusi e, al tempo stesso, tra i più contestati. Questo aggiornamento, che dovrà arrivare entro un anno, promette di ampliare ulteriormente il raggio d’azione della task force, che potrà così contare su linee guida più chiare e specifiche, soprattutto rispetto ai prodotti usa e getta, veri protagonisti del mercato grigio.
L’impressione è che Washington abbia deciso di passare dall’approccio emergenziale a una gestione strutturata del problema. Non più interventi sporadici o campagne occasionali, ma un lavoro continuativo che punta a rendere sempre più difficile l’ingresso e la distribuzione dei prodotti illegali. Per il settore legale dello svapo, sotto esame da anni e spesso penalizzato dall’eccesso di burocrazia, questa potrebbe persino rappresentare un’opportunità.
Colpire chi opera al di fuori delle regole significa anche dare respiro alle aziende che hanno investito in conformità, sicurezza e controlli di qualità, evitando che il mercato sia dominato da prodotti senza garanzie. Resta da capire quanto sarà realmente incisiva questa nuova fase dell’enforcement. Le risorse stanziate e la cooperazione tra le agenzie federali sono segnali importanti, ma il mercato illecito ha già dimostrato una capacità straordinaria di adattamento. Ciò che è certo è che, per la prima volta, gli Stati Uniti sembrano aver imboccato una strada chiara: quella di un contrasto sistematico e organizzato, capace di coniugare interventi repressivi, aggiornamenti normativi e monitoraggio costante. Un cambio di marcia che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’intero settore dello svapo, dentro e fuori i confini americani.



