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L’Unione europea arriva alla vigilia della Cop11 sul controllo del tabacco in una posizione molto diversa da quella immaginata inizialmente dalla Commissione. Come riportato dal nostro giornale, la posizione originaria di Bruxelles, che avrebbe consentito di sostenere, nel mandato negoziale, anche il divieto degli aromi e di alcuni prodotti a rischio ridotto, aveva suscitato le resistenze di alcuni Paesi, fra cui il nostro. Oggi Alastair Cohen su Clearing the Air, pubblica la posizione congiunta che l’Ue porterà alla Cop11 e che risulta in una bocciatura della posizione della Commissione. La discussione, avvenuta tra gli ambasciatori dei Ventisette, si è trasformata in un braccio di ferro fra due visioni: quella rigidamente proibizionista della Commissione e quella, più sfumata e pragmaticamente orientata alla riduzione del danno, sostenuta da Paesi come Italia, Grecia e Svezia. Il risultato finale è un testo che parla di “misure regolatorie comprensive”, ma in cui la parola “divieto” è stata letteralmente rimossa.
La tensione è stata palpabile. Secondo quanto riportato da Cohen, la direttrice generale della Dg Salute, Sandra Gallina, avrebbe accusato alcuni Stati membri di essere sotto l’influenza dell’industria del tabacco. Un’accusa grave, che riflette l’irritazione della Commissione nel vedere sconfessato un approccio che avrebbe dato alla delegazione europea ampio margine per sostenere proibizioni su sigarette elettroniche, nicotine pouches e altri prodotti non combustibili. La stessa irritazione anima i corridoi dell’Oms, che sperava di poter contare sull’appoggio europeo per inasprire ulteriormente le politiche contro i prodotti a nicotina alternativi alle sigarette combustibili. Ma l’Ue, ora, non potrà votare a favore di risoluzioni che contengano riferimenti a eventuali divieti. Un vincolo che rischia di limitare sensibilmente la capacità del Segretariato della Convenzione quadro per il controllo del tabacco di far passare le proprie posizioni più dure.
La scelta dei Ventisette non nasce tuttavia nel vuoto, ma si inserisce in una cornice più articolata che l’Ue stessa riconosce nel suo documento ufficiale. L’Unione richiama infatti l’articolo 1(d) della Convenzione quadro, ricordando che il controllo del tabacco comprende anche strategie di riduzione del danno. Allo stesso tempo ribadisce l’obbligo, previsto dall’articolo 5.2, di adottare misure per prevenire e ridurre il consumo di tabacco e l’esposizione al fumo, oltre che la dipendenza da nicotina. La posizione europea si muove quindi su un crinale delicato: da un lato riconosce la necessità di regolamentare in modo rigoroso i prodotti emergenti, dall’altro non vuole trasformare tale regolazione in un divieto generalizzato che potrebbe avere effetti collaterali pesanti sulla salute pubblica. Molti Stati membri, in particolare quelli che negli ultimi anni hanno registrato cali significativi del tabagismo anche grazie alla diffusione delle alternative senza combustione, considerano i divieti una misura non solo sproporzionata, ma potenzialmente controproducente.
Questo non significa che l’Ue sponsorizzi apertamente le sigarette elettroniche. Anzi, il documento approvato sottolinea la crescente popolarità dei nuovi prodotti tra i giovani e la necessità di prevenire qualsiasi forma di iniziazione tra minori, non fumatori e fasce vulnerabili. È presente anche la preoccupazione per l’aumento delle e-cig usa e getta, già vietate in diversi Stati membri. La stessa severità si ritrova nella richiesta di impedire che vengano diffuse affermazioni non comprovate sui presunti benefici dei prodotti emergenti, soprattutto quando tali affermazioni sfociano in campagne di marketing. L’Ue afferma che la nicotina è una sostanza tossica, che i prodotti medicinali a base di nicotina sono sicuri solo se usati secondo le indicazioni e che ogni strategia commerciale che sfrutti il concetto di riduzione del danno deve essere accuratamente monitorata.
Eppure, eliminare la parola “ban” dal mandato negoziale significa aver compreso che la discussione scientifica non può essere compressa in un automatismo proibizionista. La stessa Unione chiede più ricerca indipendente sugli effetti a breve e lungo termine dei prodotti emergenti, sul loro potenziale di dipendenza e sul ruolo che possono avere nell’iniziazione al fumo. Un invito che stona con l’impostazione dell’Oms, che negli ultimi mesi ha intensificato la retorica contro le alternative alla sigaretta tradizionale, arrivando a dipingerle come strumenti dell’industria per attirare nuovi consumatori piuttosto che come potenziali mezzi per ridurre l’esposizione ai danni della combustione.
Mentre la Commissione incassa una delle sue sconfitte politiche più nette nel settore del controllo del tabacco, alcuni Stati membri – come il Belgio, pronto a intervenire con durezza durante un webinar pubblico della Cop – promettono battaglia per reintrodurre una linea più restrittiva nelle discussioni internazionali. Ma la posizione europea, così come approvata, mostra che una parte significativa dei Paesi considera la riduzione del danno un elemento legittimo delle politiche pubbliche, da non sacrificare sull’altare di un approccio puramente proibizionista.
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