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Cop11, l’Ue rinuncia al voto e si autoesclude dal dibattito sulle alternative al fumo

La spaccatura tra Stati membri blocca la posizione comune e lascia l’Europa senza peso agli occhi dell'Oms.

L’Unione europea arriva alla Cop11 della Convenzione quadro sul controllo del tabacco dell’Organizzazione mondiale della sanità con le mani legate. Dopo mesi di negoziati infruttuosi e tensioni crescenti fra gli Stati membri, Bruxelles ha deciso che l’Ue non parteciperà al voto sulle modifiche al trattato che saranno discusse a Ginevra sino al 22 novembre. È un fatto raro e significativo, che mette in luce una frattura interna senza precedenti nella politica sanitaria europea e solleva interrogativi sul futuro della regolamentazione dei prodotti senza combustione. Al centro dello scontro c’è l’approccio particolarmente restrittivo adottato dalla Commissione europea, orientata a una linea dura non solo contro il fumo tradizionale ma anche contro tutti i prodotti contenenti nicotina, compresi quelli utilizzati da chi cerca alternative meno dannose alle sigarette combustibili. Già alla fine di ottobre Bruxelles aveva ammorbidito alcuni passaggi della sua posizione, ma il passo indietro non è bastato a ricomporre le divisioni. La Cop11 dovrà fare il punto sui progressi a livello globale e negoziare aggiornamenti su vari fronti, dalla lotta al commercio illecito alla regolamentazione dei nuovi prodotti, comprese sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e sacchetti di nicotina. In particolare, si discuterà degli articoli 9 e 10 della Convenzione, dedicati ai contenuti dei prodotti del tabacco e alla divulgazione delle emissioni, rimasti in sospeso dalla Cop10 di Panama per analoghe mancanze di consenso.
Il fallimento della presidenza danese del Consiglio dell’Ue nel trovare una posizione comune è la conseguenza di una spaccatura ormai cristallizzata in due blocchi. Da una parte Francia, Irlanda e Finlandia, favorevoli a misure giudicate dai critici come radicali, fra cui possibili divieti degli aromi, confezionamento neutro ancora più rigido e stop ai filtri. Dall’altra Germania, Grecia, Svezia, Italia e vari Paesi dell’Europa orientale, più attenti alla tutela della scelta dei consumatori, agli aspetti economici delle filiere nazionali e soprattutto al ruolo delle strategie di riduzione del danno, che in diversi Stati hanno già dimostrato di far crollare i tassi di fumo.
La pubblicazione di una bozza di posizione europea datata 7 ottobre ha fatto esplodere definitivamente il conflitto. Il documento proponeva regolamentazioni severe o addirittura potenziali divieti per e-cig, tabacco riscaldato e pouches, generando allarme fra gli esperti di riduzione del danno e reazioni dure da parte delle associazioni dei consumatori. Secondo molti specialisti, un approccio troppo punitivo metterebbe a rischio i progressi ottenuti, spingendo parte degli utilizzatori verso il mercato nero o, peggio, di nuovo verso le sigarette tradizionali. La presidenza danese ha ammesso l’impasse, spiegando di aver tentato un compromesso che però si è infranto contro posizioni ormai inconciliabili. Non è la prima volta che l’Ue arriva divisa agli incontri della Convenzione: già alla Cop10 il dibattito sui nuovi prodotti si era arenato per gli stessi motivi.
Sul fronte opposto, alcune organizzazioni anti-tabacco come la Ncd Alliance considerano la Cop11 un momento cruciale e temono che l’assenza di una voce europea unitaria possa facilitare l’influenza dell’industria. Molto diverso il giudizio delle associazioni favorevoli alla riduzione del danno, come la World Vapers Alliance, che vedono nell’astensione dell’Ue una vittoria per i consumatori. Secondo loro, la mancanza di una linea comune evita il rischio di imporre divieti ideologici e permette di mantenere aperto lo spazio per politiche basate sulle evidenze scientifiche. Lo scontro europeo su come affrontare la nicotina senza combustione non sembra destinato a spegnersi presto. Ma la decisione di non partecipare al voto alla Cop11 segna un precedente importante e mostra quanto, nel panorama regolatorio europeo, sia sempre più difficile un punto di incontro tra estremisti dogmatici e libertari. E come spesso accade, anzichè lavorare per il compromesso si è scelta la strada più semplice: lavarsene le mani e rimandare il problema.

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