L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

La locomotiva (a vapore) d’Europa deraglia dal binario dell’harm reduction

La Germania detiene nell'Unione europea il record negativo di fumatori: 24%. Eppure continua a ignorare gli strumenti alternativi e senza combustione.

BERLINO – Centotrentamila decessi annui evitabili e un tasso di fumatori cristallizzato da oltre un decennio: la Germania si trova davanti a un’emergenza sanitaria che gli esperti definiscono “prevenibile”. Un fallimento della politica tedesca contro il fumo ora finito sotto la lente degli esperti internazionali. In un incontro svoltosi la scorsa settimana alla Bundespressekonferenz di Berlino – la sede delle conferenze stampa gestita dai corrispondenti parlamentari tedeschi che ospita anche i briefing del governo – specialisti della salute pubblica provenienti da diverse nazioni hanno puntato il dito contro l’immobilismo normativo tedesco, accusando le autorità di ignorare strumenti alternativi che altrove hanno dimostrato efficacia concreta nell’abbandono del fumo.

Sacchetti di nicotina (nicotine pouches)

L’iniziativa ha coinciso con la presentazione ufficiale in Germania dello studio “Power in a Pouch: The Game-Changer for Women That’s Sealing Sweden’s Smoke-Free Success”, elaborato dall’organizzazione Smoke Free Sweden. La Scandinavia è tornata di moda a Berlino: che si tratti di replicare un’equilibrata riforma del welfare state o di adattare modelli di difesa totale e di leva volontaria nel quadro delle politiche di sicurezza. Dove invece il modello scandinavo non compare mai è il versante sanitario, in particolare quello della lotta al fumo. Il documento presentato da Smoke Free Sweden analizza attraverso dati epidemiologici, rilevazioni nazionali e gruppi di discussione mirati come le bustine orali prive di tabacco abbiano rappresentato un elemento determinante nell’avanzamento della Svezia verso l’obiettivo di diventare la prima nazione smoke-free al mondo. Particolarmente significativo risulta l’impatto registrato sulla popolazione femminile: dal 2016, anno dell’introduzione commerciale delle bustine, il tasso di cessazione tra le fumatrici svedesi è cresciuto del 200 per cento.
Il confronto con la realtà tedesca evidenzia distanze enormi. Con diciassette milioni di fumatori e un’incidenza stabile al 24 per cento tra gli adulti, la Germania detiene il primato negativo nell’Unione Europea, presentando valori quasi quintupli rispetto alla Svezia. Il dottor Delon Human, già segretario generale dell’Associazione medica mondiale, ha definito la situazione “una crisi sanitaria prevenibile”, sottolineando che l’approccio svedese fondato sulle evidenze scientifiche ha “salvato vite più rapidamente di qualsiasi altro metodo”.
L’evento berlinese si è svolto a pochi giorni dalla conclusione della conferenza Cop11 dell’Organizzazione mondiale della sanità sul controllo del tabacco, tenutasi a Ginevra. Nel corso dei lavori svizzeri, gli Stati membri non hanno raggiunto alcun accordo sulle modalità di regolamentazione dei prodotti alternativi per l’assunzione di nicotina, incluse le sigarette elettroniche e le bustine orali, rimandando ogni decisione al 2027 dopo un acceso confronto tra sostenitori della riduzione del danno e gli ideologici promotori dell’astinenza totale. Al centro delle critiche mosse dagli esperti internazionali alla legislazione tedesca emerge un paradosso normativo: mentre il consumo personale delle bustine resta consentito, la commercializzazione è vietata. Questa contraddizione ha alimentato l’espansione di un mercato clandestino sottratto a ogni controllo qualitativo e di sicurezza. Human ha sottolineato: “Il divieto non ha protetto nessuno, ha solo spinto le persone verso prodotti non regolamentati. Una regolamentazione intelligente è l’unica strada credibile da seguire”.

Delon Human

Per il settore del vaping in particolare, l’esperienza svedese rappresenta un importante tassello nel panorama delle strategie di riduzione del danno, soprattutto da quando i governi britannici hanno deciso di inseguire pulsioni populistiche abbandonando il ruolo di pioniere delle politiche di harm reduction. Gli intervenuti all’incontro di Berlino hanno evidenziato come l’accesso regolamentato ad alternative meno dannose si traduca in riduzioni drastiche del tasso di fumatori. “Quando ai fumatori viene dato accesso ad alternative più sicure e regolamentate, i tassi di fumo diminuiscono drasticamente. La Germania ha ora la stessa opportunità di salvare vite umane, se decide di coglierla”, ha concluso Human, lanciando un appello affinché i decisori politici rivedano gli attuali quadri normativi alla luce delle evidenze scientifiche ormai largamente disponibili.
Se il governo tedesco (e i sedici governi regionali che detengono molte competenze in campo sanitario, moltiplicando e rendendo più complessa una politica sanitaria generale) vorranno ascoltare il monito degli esperti internazionali è però tutt’altro che certo. Le iniziative legislative degli ultimi mesi vanno tutte in senso contrario, nonostante anche in Germania, nell’ambiente medico e della ricerca scientifica, le posizioni a favore della riduzione del danno trovino ampia cittadinanza. Ma non fra i politici. E i risultati, in termini di lotta al fumo, sono quelli miserabili denunciati nell’incontro a Berlino.

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