L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Stessa storia, attori diversi: la protesta francese riecheggia quella italiana del 2017

L’aumento delle tasse e le nuove restrizioni in Francia riportano alla memoria la battaglia che otto anni fa scosse l’intera filiera italiana.

La protesta del settore della sigaretta elettronica è tornata a farsi sentire con forza a Parigi, dove circa trecento operatori hanno manifestato contro l’articolo 23 del progetto di legge di bilancio 2026. La misura, percepita come una minaccia diretta alla sopravvivenza della filiera, ha già raccolto l’opposizione di oltre 220mila cittadini attraverso una petizione lanciata dalla Fivape, l’associazione a tutela del settore. Il nodo del contendere riguarda un pacchetto di interventi ritenuti “devastanti” dai professionisti: l’aumento della tassazione sui liquidi per sigarette elettroniche da 30 centesimi a 50 centesimi per 10 millilitri; l’obbligo di un nuovo regime di autorizzazioni amministrative per operare, importare o vendere; il divieto totale della vendita online, che oggi rappresenta circa un terzo del mercato francese. Nonostante la partecipazione sia stata inferiore alle aspettative, il messaggio è stato esplicito: l’intervento fiscale e regolatorio rischia di colpire un comparto che conta 25mila posti di lavoro e oltre 3.500 negozi specializzati. Gli slogan esposti durante la manifestazione – «Moins de vape = + de goudron», «L’État taxe, le citoyen tousse», «Des emplois sacrifiés, des fumeurs piégés» – sintetizzano la convinzione diffusa tra gli operatori secondo cui il governo stia tentando di assimilare i prodotti del vaping al tabacco, ignorando la distinzione tra combustione e vaporizzazione e i benefici riconosciuti in termini di riduzione del rischio.

(foto Fivape)

Il governo, dal canto suo, difende la proposta come parte del piano nazionale antitabacco 2023-2027 e come strumento per contrastare l’attrattiva del vaping sui più giovani. Una posizione che gli operatori giudicano miope, sostenendo che un aumento della pressione fiscale finirebbe per rendere più conveniente il ritorno al tabacco tradizionale, con evidenti ripercussioni sanitarie.
Nei negozi di tutta la Francia, intanto, la protesta ha assunto anche una forma simbolica: migliaia di esercizi hanno esposto vetrine nere per informare i consumatori sui rischi che, secondo il settore, l’articolo 23 comporterebbe per il primo strumento di riduzione del danno oggi disponibile ai fumatori. Molti professionisti rilevano che una fetta consistente dei clienti è particolarmente sensibile al prezzo e che l’inasprimento della tassazione sui liquidi, unito al divieto di vendita online, finirebbe per ridurre l’accessibilità dei prodotti a minor rischio.
Così come la riforma francese ricalca la struttura regolatoria italiana, le proteste ricordano molto quelle già viste a Roma in occasione del dibattito parlamentare che sancì l’ingresso della filiera nell’Agenzia delle dogane e monopoli. Nonostante la partecipazione sia stata molto più numerosa, sappiamo tutti come andò a finire. E per i francesi non è certamente un buon segnale.

MANIFESTAZIONE NAZIONALE FUMO ELETTRONICO

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