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La Nuova Zelanda risponde con la forza dei dati all’Organizzazione mondiale di sanità. Tutti ricorderanno che durante la recente Cop11 della Convenzione quadro sul controllo del tabacco, Il Paese aveva ricevuto il non ambito premio del “Posacenere sporco” per la sua difesa della riduzione del danno da fumo e per aver cancellato il divieto generazionale di fumo prima che entrasse in vigore. Oggi i risultati dello Ash Year 10 Snapshot Survey 2025, una delle indagini giovanili su fumo e vaping più grandi e continuative al mondo, fanno apparire quel conferimento ancora più grottesco e ideologico.
Il primo dato che balza agli occhi leggendo i risultati dell’indagine, infatti, è proprio il crollo dell’uso della sigaretta elettronica tra i minorenni e la quasi scomparsa del fumo tra i quattordicenni e quindicenni neozelandesi. Quest’anno hanno partecipato al sondaggio 31.402 studenti di 14-15 anni, confermando un quadro che ormai appare consolidato: il tabacco è sempre più marginale tra i giovani, mentre il boom delle sigarette elettroniche è alle spalle e lascia spazio a un calo costante. Il consumo quotidiano di sigarette resta fermo a un livello quasi simbolico, appena l’1,1%, con una prevalenza regolare (che include uso mensile o settimanale) stabile al 2,5%. Contestualmente cresce ancora la quota di adolescenti che non ha mai fumato: erano l’88,3% nel 2024, oggi sono l’89,4%. Numeri impensabili fino a pochi anni fa e che fotografano una generazione ormai largamente distante dalle bionde tradizionali.
La vera svolta dell’edizione 2025 riguarda però il vaping: la percentuale di chi svapa ogni giorno scende dal 8,7% al 7,1%, quella del consumo regolare dall’11,2% rispetto al 14,1% dell’anno precedente. È il quarto anno consecutivo di diminuzione, dopo il picco del 2021 quando il 20,2% dei ragazzi si dichiarava svapatore abituale. Anche l’uso sperimentale cala ancora: ha provato una e-cig almeno una volta il 31%, contro il 34,7% del 2024 e il 42,7% raggiunto nel 2021. Si tratta di un’inversione di tendenza netta, che interessa tutti i gruppi etnici analizzati: Māori, europei/Pākehā e, per il vaping regolare, anche studenti del Pacifico. Ancora più rilevante è l’evoluzione tra chi non ha mai fumato. L’indagine registra un calo statisticamente significativo sia del vaping quotidiano (dal 3,7 al 3%) sia di quello regolare (dal 7,6 al 5,7%) in questa categoria. Al contrario, tra i pochissimi fumatori quotidiani – meno dell’1,1% del totale – l’uso della sigaretta elettronica resta molto diffuso, a conferma del suo ruolo soprattutto come sostituto del tabacco.

L’interpretazione più immediata è che l’e-cig sta perdendo quell’aura di novità e trasgressione che ne aveva alimentato la rapida diffusione post-pandemia. Lo conferma anche Robert Beaglehole, docente emerito e presidente di Action on Smoking and Health (Ash), intervistato da Radio New Zealand: “Il vaping non è più così cool come una volta”. Anche l’accesso è cambiato, spiga: fino al 2020 i prodotti a vapore erano facilmente reperibili dai minorenni, ma il divieto di vendita ai minori di 18 anni e altre misure regolatorie hanno contribuito a ridurre l’appeal e la disponibilità. Beaglehole, tuttavia, avverte sui rischi di spingere troppo l’acceleratore: “Temo che una regolamentazione eccessiva possa far tornare le persone a fumare. Il vaping aiuta gli adulti fumatori a smettere ed è molto, molto meno dannoso del fumo”. Il ricercatore sottolinea come la Nuova Zelanda stia crescendo una generazione senza fumo, con tassi di tabagismo giovanile ormai “trascurabili” da quattro anni: circa l’1% di ragazzi fuma ogni giorno. “È un enorme successo globale che dovremmo celebrare… stiamo aprendo la strada. Il fumo tra i giovani è quasi scomparso e anche lo svapo continua a diminuire”.
Il quadro che emerge da questa edizione della Year 10 Snapshot mostra dunque un equilibrio virtuoso: riduzione del fenomeno sperimentale e ricreativo tra i minori, mantenimento della funzione di sostituto più sicuro tra gli adolescenti fumatori. La Nuova Zelanda continua così la sua corsa verso l’obiettivo smoke-free, con i giovani che svolgono la parte di avanguardia sanitaria di un intero Paese. Se il percorso resterà bilanciato, senza derive proibizioniste, l’esperienza kiwi potrebbe diventare la conferma più solida che ridurre drasticamente il fumo si può, anche grazie alla sigaretta elettronica.



