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Regno Unito – Studio: anche l’uso duale facilita l’addio al fumo
Il doppio uso di sigarette elettroniche e tabacco può aumentare le possibilità di smettere di fumare. È quanto emerge da uno studio della Queen Mary University di Londra, intitolato “Patterns of e-Cigarette Use and Smoking Cessation Outcomes”, firmato da Francesca Pesola e Peter Hajek e pubblicato su Nicotine & Tobacco Research. La ricerca ha seguito 886 fumatori per un anno, mostrando che chi ha combinato e-cig e sigarette ha ottenuto tassi più alti di cessazione rispetto a chi fumava soltanto. Anche nei casi di mancata astinenza completa, la riduzione del danno è stata evidente, con una minore esposizione a tossine combustive e un netto calo nel numero di sigarette. Gli autori segnalano il ruolo decisivo degli aromi non al tabacco, che favoriscono il distacco psicologico dal fumo tradizionale e migliorano l’aderenza al percorso di cessazione. Una indicazione in più che dovrebbe essere accolta dai legislatori per bloccare la corsa al divieto indiscriminato degli aromi, tanto di moda in questo periodo.
Sigaretta elettronica: anche con uso duale maggiori probabilità di smettere di fumare
Uzbekistan – Stretta penale sul commercio di sigarette elettroniche
Il governo uzbeko ha introdotto pesanti sanzioni penali contro importazione, produzione e vendita di sigarette elettroniche e dispositivi al nicotina. Lo riportano diversi media locali. Le modifiche al codice penale rendono reato anche l’acquisto e il trasporto dei prodotti. Le violazioni gravi o reiterate dopo sanzioni amministrative possono portare fino a cinque anni di carcere. C’è tuttavia un’eccezione: le autorità prevedono l’esenzione se i cittadini consegnano volontariamente i dispositivi vietati.
Spagna – Verso il divieto di fumo e vaping all’aperto, stop anche alle e-cig usa e getta
Il governo spagnolo ha approvato un disegno di legge che punta a vietare il fumo e l’uso di sigarette elettroniche in terrazze di bar e ristoranti, parchi, piscine, fermate dei bus e campus universitari. La norma, ancora soggetta all’approvazione parlamentare, estenderebbe il divieto anche ai prodotti a tabacco riscaldato e alle narghilè, coprendo l’intero ambito del fumo e del vaping in spazi pubblici. Il testo introduce inoltre il bando delle e-cig monouso e limiti più severi su pubblicità, sponsorizzazioni e promozioni degli operatori del settore. Le violazioni potrebbero costare fino a 600.000 euro di multa. Il provvedimento è ora in consultazione pubblica e, se approvato da Congresso e Senato, dovrebbe entrare in vigore nei prossimi anni.
Regno Unito – Galles, via libera al divieto generazionale sul tabacco e a nuove restrizioni sul vaping
Il Parlamento gallese ha approvato i piani del governo britannico per introdurre il divieto di vendita di tabacco a chiunque sia nato dopo il 1° gennaio 2009, sostenendo così il Tobacco and Vapes Bill. La misura, che mira a creare una generazione libera dal fumo, non si limita ai prodotti del tabacco tradizionali ma prevede anche norme più severe sul vaping, tra cui limitazioni alla pubblicità e una revisione delle confezioni dei prodotti. Secondo la ministra della Salute Sarah Murphy, si tratta di “un’occasione unica” per affrontare le principali cause di malattia e morte prematura in Galles. Il voto è arrivato attraverso una mozione di consenso legislativo, approvata con 36 voti favorevoli, 9 contrari e 2 astensioni, che consente a Westminster di legiferare su materie devolute.
Francia – Baromètre 2024, svapatori al 7,9% e quasi tutti fumatori o ex
Nel pieno del dibattito europeo su divieti e restrizioni, il Baromètre 2024 di Santé Publique France fotografa un vaping in crescita tra gli adulti francesi e collegato quasi esclusivamente al tabagismo: fumatori o ex-fumatori, non neofiti della nicotina. Il 7,9% degli over 18 dichiara di svapare e il 6,1% lo fa quotidianamente, con una prevalenza maggiore tra i 18 e i 49 anni e un andamento che procede in parallelo al calo del fumo combusto. Quasi tutti gli svapatori giornalieri sono fumatori o ex fumatori e il 49,5% rientra fra chi ha già abbandonato la sigaretta tradizionale, mentre solo il 2,8% non ha mai fumato. Un dato quest’ultimo che ridimensiona la narrativa sul “gateway effect”. Il rapporto mostra inoltre una penetrazione più alta del vaping quotidiano tra operai e persone con difficoltà economiche, confermando il potenziale di riduzione del danno proprio nei gruppi più vulnerabili. Il Baromètre richiama anche la revisione Cochrane, secondo cui le e-cig con nicotina aiutano i fumatori a smettere più dei tradizionali sostituti alla nicotina. Linea ripresa dal Haut Conseil de la Santé Publique che invita a non scoraggiare chi sceglie il vaping per la cessazione.
Francia: svapatori al 7,9%, quasi tutti sono fumatori o ex fumatori
Francia – Il settore del vaping in piazza contro tasse e divieti del governo
Striscioni, slogan e vetrine oscurate: il mondo del vaping francese è sceso in strada per difendere la propria sopravvivenza. Erano circa trecento gli operatori del settore che a Parigi hanno manifestato contro l’articolo 23 del progetto di legge di bilancio 2026, che prevede un aumento delle imposte sui liquidi per e-cig da 30 a 50 centesimi ogni 10 millilitri, nuove autorizzazioni amministrative e il divieto totale di vendita online. Se trecento vi sembran pochi, va sottolineato che la protesta, promossa dalla Fivape, ha già raccolto oltre 220mila firme in una petizione nazionale e acceso un vivace dibattito sull’impatto economico e sanitario delle misure. Secondo gli operatori, il provvedimento metterebbe a rischio 25mila posti di lavoro e 3.500 negozi specializzati, penalizzando il principale strumento di riduzione del danno a disposizione dei fumatori. Il governo difende la riforma come parte del piano antitabacco 2023-2027, ma per la filiera il risultato sarebbe opposto: spingere molti cittadini a tornare verso il tabacco tradizionale. Sigmagazine approfondisce la protesta francese con un lungo articolo, che offre anche un parallelo (però non troppo beneaugurante) con le manifestazioni italiane del 2017.
Stati Uniti – Lo Stato della Virginia difende in tribunale il divieto sui liquidi aromatizzati non autorizzati
Lo Stato federale della Virginia ha difeso davanti alla Corte federale il divieto di vendita delle sigarette elettroniche aromatizzate prive di approvazione da parte della Food and Drug Administration. Il procuratore generale Jason Miyares e il commissario fiscale statale hanno chiesto di respingere la causa intentata da due rivenditori, sostenendo che i loro prodotti sono illegali secondo la normativa federale. Secondo lo Stato, né il Food, Drug, and Cosmetic Act né il Tobacco Control Act limitano la competenza locale a regolare il mercato del tabacco e del vaping. Le aziende contestano che la legge favorisca le grandi multinazionali, ma la Virginia replica che l’obiettivo resta la tutela della salute pubblica.
Global – Il mito del popcorn lung non trova riscontri nello svapo
La storia del cosiddetto popcorn lung riemerge nel dibattito sul vaping, in particolare sull’aspetto legato alla sicurezza degli aromi, pur nascendo lontano dalle sigarette elettroniche e radicandosi nell’industria alimentare statunitense. Sigmagazine ne ricostruisce il mito mediatico, alimentato da interpretazioni prive di valore scientifico: un cortocircuito che ha prodotto paure infondate. L’articolo ricorda che la bronchiolite obliterante, malattia rara e grave, fu descritta in lavoratori di una fabbrica di popcorn del Missouri esposti a concentrazioni molto elevate di vapori di diacetile, aroma usato per il sapore burroso. Da quell’indagine federale del 2002 è nata l’associazione tra diacetile e popcorn lung, che ha finito per oscurare il nome scientifico della patologia. Nel 2014 lo studio del cardiologo greco Konstantinos Farsalinos rilevò diacetile e acetil propionile in alcuni e-liquid, definendoli rischi evitabili e spingendo molti produttori a riformulare i liquidi e Paesi come il Regno Unito a scoraggiare o vietare queste sostanze. Resta però senza conferme la domanda chiave per il settore: lo svapo può causare popcorn lung? Ad oggi non esistono casi documentati di bronchiolite obliterante attribuibili alle sigarette elettroniche, mentre il fumo tradizionale contiene livelli di diacetile ben più alti e la malattia non è comunque associata alle sigarette combustibili. Vale la pena rileggersi l’articolo nella sua versione integrale.
Popcorn lung: un mito mediatico alimentato da interpretazioni superficiali



