L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Sigaretta elettronica come il fumo? La pericolosa semplificazione dell’Ue

Il commissario per la salute Várhelyi cita un articolo fortemente criticato dagli scienziati esperti di vaping.

Il commissario europeo per la salute, l’ungherese Olivér Várhelyi, torna a colpire la sigaretta elettronica e gli altri strumenti con nicotina a rischio ridotto. In un’intervista esclusiva pubblicata sul giornale Euractiv, il commissario arriva ad affermare che sigarette elettroniche, riscaldatori di tabacco e bustine di nicotina sono dannosi quanto le sigarette tradizionali. Ne è sicuro? – chiedono i giornalisti che lo intervistano – “Sì, lo sono. Assolutamente. Al cento per cento”, è la netta risposta.

Olivér Várhelyi

Alla base dell’incrollabile certezza di Várhelyi c’è un lungo articolo pubblicato pochi giorni fa sullo European Heart Journal dal titolo “Nicotine and the cardiovascular system: unmasking a global public health threat” e firmato da quattro esperti di malattie cardiovascolari: il tedesco Thomas Münzel, l’italiano Filippo Crea, lo statunitense Sajay Rajagopalan e il britannico Thomas Lüscher. L’intervento asserisce che i prodotti contenenti nicotina, siano essi a combustione o meno, rappresentano una minaccia crescente per la salute cardiovascolare e che la rapida diffusione di sigarette elettroniche, riscaldatori di tabacco e di bustine con nicotina sintetica, in particolare fra i giovani, rischiano di invertire decenni di progressi nel controllo del tabacco. L’unica eccezione per gli autori sono, manco a dirlo, le terapie sostitutive a base di nicotina (gomme, cerotti, inalatori), perché sono somministrate sotto supervisione medica e in contesti temporali limitati.
La sigaretta elettronica viene bocciata, pur riconoscendo che emette meno sostanze cancerogene del tabacco combusto. Gli autori affermano che è progettata per mantenere la dipendenza, che introduce i giovani al fumo, che l’uso duale è la norma, mentre la loro efficacia come strumento per smettere di fumare è molto limitata, lanciando l’allarme sull’uso giovanile. L’intervento si conclude con una serie di raccomandazioni al legislatore, fra cui il divieto degli aromi, tassazione incrementale per il contenuto di nicotina, a prescindere dallo strumento di somministrazione, pacchetti neutri, divieto di vendita online e di qualsiasi tipo di pubblicità. Musica per le orecchie del commissario.

Peter Hajek

Ma non per quelle di molti scienziati ed esperti di vaping. Jasmine Khouja dell’Università di Bath e Peter Hajek della Queen Mary Univesity di Londra, infatti, criticano duramente l’articolo, ritenendolo scientificamente debole e potenzialmente dannoso per la salute pubblica. Entrambi sottolineano che il lavoro viene presentato come expert review, ma senza includere esperti di nicotina o vaping, e che molte conclusioni non riflettono accuratamente le evidenze disponibili. Secondo Khouja, definire la nicotina come una tossina cardiovascolare indipendentemente dal prodotto è fuorviante e pericoloso: “È un’affermazione rischiosa che potrebbe incoraggiare chi usa prodotti meno dannosi (…) a tornare a fumare, perché suggerisce che siano ugualmente nocivi”. Pur riconoscendo che la nicotina ha effetti cardiovascolari, chiarisce che il fumo comporta rischi aggiuntivi dovuti alla combustione e all’esposizione a molte altre sostanze tossiche: “Fumare aggiunge un rischio extra perché espone a un’ampia gamma di sostanze chimiche che danneggiano il cuore”.
Entrambi evidenziano uso improprio delle fonti, con studi citati che non riguardano le sigarette elettroniche o che analizzano esposizioni acute, e affermazioni non supportate da prove, come quella secondo cui “una sigaretta elettronica equivale a 20 sigarette”. Khouja sottolinea che gli autori parlano di prove “inequivocabili e coerenti”, ma omettono deliberatamente studi contrari. Viene anche criticata l’incoerenza tra risultati e raccomandazioni: ad esempio, sostenere che l’effetto della nicotina non sia dose-dipendente e allo stesso tempo proporre tassazioni basate sulla quantità di nicotina, o chiedere il divieto degli aromi senza dimostrare che ciò ridurrebbe il danno cardiovascolare. Inoltre, l’affermazione che le e-cigarette non aiutino a smettere di fumare viene definita illogica: “Sono chiaramente efficaci per smettere di fumare e questa è la cosa più importante”.
Hajek è ancora più netto: “C’è molto di fattualmente sbagliato in questo rapporto. A mio modo di vedere, non si tratta di una vera revisione scientifica, ma di un tentativo di persuadere i regolatori europei a reprimere tutti i prodotti a base di nicotina che non abbiano una licenza farmaceutica”. Denuncia la mancata ammissione di un dato centrale: “Esistono prove ampie e chiare che sigarette elettroniche e pouch sono molto meno dannosi del fumo”. Ricorda che “senza i prodotti della combustione del tabacco, la nicotina rappresenta solo una piccola frazione del rischio cardiovascolare del fumo” e conclude affermando che “passare dal fumo allo svapo o all’uso di pouch di nicotina può aiutare i fumatori a evitare non solo le malattie cardiovascolari, ma anche le patologie polmonari e il cancro”. Entrambi gli esperti, infine, temono che messaggi errati possano scoraggiare i fumatori dal passare ad alternative meno dannose, con conseguenze negative su malattie cardiovascolari, polmonari e oncologiche. Un rischio che, a quanto pare, i responsabili della politica europea sono disposti a correre.

 

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