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La Germania si prepara a un giro di vite contro le sigarette elettroniche, mettendo al bando mentolo, sucralosio e oltre una dozzina di additivi “rinfrescanti” utilizzati nei liquidi da inalazione. La bozza di regolamento del Ministero federale per l’agricoltura, l’alimentazione e l’identità regionale giustifica la scelta invocando il principio di precauzione: queste sostanze renderebbero il vaping “più attraente”, più facile da inalare e potenzialmente più in grado di creare dipendenza, soprattutto per i giovani. Secondo il Bundesinstitut für Risikobewertung (grosso modo l’equivalente del nostro Istituto superiore di sanità), che ha fornito la base tecnica al provvedimento, i cosiddetti cooling agents attivano recettori del freddo in bocca e in gola, attenuano l’irritazione e sopprimono il riflesso della tosse, permettendo inalazioni più profonde e un possibile maggiore assorbimento di nicotina.

È una lettura che però solleva forti critiche. Il professor Heino Stöver, uno dei più noti esperti tedeschi di politiche sulle dipendenze, parla apertamente di confusione strategica: “Negli ultimi due giorni le notizie su un possibile divieto delle sigarette elettroniche si sono susseguite senza sosta. Che cosa è successo? Secondo il Ministero dell’agricoltura si starebbe pianificando un regolamento che vieterebbe tredici additivi comuni nei liquidi per e-cig, tra cui il mentolo”. Il punto centrale, sottolinea Stöver, è l’impatto reale della misura: “Secondo le stime degli esperti, fino all’80% dei liquidi in commercio contiene mentolo. Anche i liquidi al gusto tabacco o simili non ne sono privi. Il regolamento arriverebbe quindi a vietare l’80% del mercato legale”. Una scelta che, a suo avviso, va nella direzione opposta rispetto alle priorità discusse da anni: “Non capisco più questa politica sul tabacco. Da anni discutiamo della necessità di togliere dal mercato le e-cig usa e getta, particolarmente attrattive per i giovani. Da anni discutiamo di come prosciugare il mercato nero, che ormai copre metà dei consumi”. E la conclusione è netta: “Un regolamento che indebolisce il mercato autorizzato e rende ancora più grande il mercato illegale non può essere la risposta. Serve un concetto complessivo funzionante, che rafforzi le alternative a rischio ridotto e una prevenzione efficace, non iniziative isolate di singoli ministeri”.
Critiche analoghe arrivano dalla rete di associazioni dei consumatori World Vapers’ Alliance, che vede nel pacchetto di misure un divieto mascherato degli aromi: “Un simile pacchetto di misure colpirebbe fino all’80% degli aromi oggi utilizzati, equivalendo di fatto a un divieto degli aromi introdotto dalla porta di servizio”. L’associazione contesta anche l’impostazione scientifica della valutazione del Bundesinstitut für Risikobewertung. I rischi citati per fegato e reni derivano in gran parte da studi su animali alimentati oralmente con queste sostanze, non da dati sull’inalazione umana. Lo stesso istituto, si legge nel comunicato dell’associazione, ammette che la qualità dei dati è bassa e che non è possibile stabilire se il rischio venga sovra o sottostimato. Eppure, osserva l’alleanza, nel linguaggio finale la prudenza metodologica si trasforma in certezza politica, lasciando nel lettore l’impressione che un pericolo concreto sia già dimostrato.
Manca soprattutto, sottolineano ancora i consumatori, un riferimento fondamentale: il confronto con la sigaretta tradizionale. Nel documento non c’è una valutazione del rischio relativo, ossia di come l’eventuale pericolosità aggiuntiva dei cooling agents nel vapore si rapporti ai danni ben documentati del fumo di tabacco. Senza questo confronto, il rischio è una drammatizzazione isolata che ignora la logica della riduzione del danno. Anche l’attrattività degli aromi viene letta solo come “richiamo” per i giovani, senza considerare che per molti fumatori adulti proprio mentolo e freschezza rappresentano uno strumento decisivo per abbandonare le sigarette combustibili e ridurre le ricadute.
Il paradosso è che il provvedimento, pur dichiarando l’obiettivo di tutelare la salute pubblica, evita di valutare gli effetti collaterali di un divieto così ampio: lo spostamento verso l’autoproduzione con sostanze concentrate, l’espansione del mercato nero o il ritorno al fumo tradizionale, inclusi i prodotti mentolati illegali. Se adottata, insomma, la norma non solo imporrà ai produttori costose riformulazioni o il ritiro di prodotti dal mercato tedesco, ma, soprattutto, rischia di trasformarsi in un boomerang per la salute pubblica.



