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Le recenti dichiarazioni del commissario europeo alla Salute Olivér Várhelyi, in risposta a una interrogazione presentata dal deputato danese Kristoffer Storm, hanno riacceso uno scontro politico e scientifico sul tema della riduzione del danno legato al consumo di nicotina. Secondo il commissario, il calo dei fumatori in Europa sarebbe frutto delle politiche restrittive adottate negli ultimi anni, in particolare la Direttiva sui prodotti del tabacco del 2014, quella sulla pubblicità del 2003 e la direttiva sulle accise del 2011. Un impianto normativo che, nella visione di Bruxelles, confermerebbe l’efficacia di un approccio basato su divieti, limitazioni e disincentivi fiscali.
In questo quadro, il commissario Várhelyi ha sostenuto che “l’uso di prodotti senza combustione, come sigarette elettroniche o altri dispositivi a base di nicotina, non ridurrebbe i rischi per la salute rispetto al fumo tradizionale“. Ha ribadito che “non esistono livelli sicuri di consumo di tabacco o nicotina e che tali prodotti possono favorire la dipendenza, fungendo persino da porta d’ingresso al fumo“.

A sostegno di questa posizione ha citato dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui oltre 14 milioni di adolescenti tra i 13 e i 15 anni utilizzano sigarette elettroniche e che i giovani sarebbero molto più propensi degli adulti a farne uso. Secondo il commissario, inoltre, il consumo combinato di sigarette elettroniche e tradizionali sarebbe almeno altrettanto pericoloso del fumo convenzionale.
Parole che hanno suscitato forti reazioni, soprattutto perché percepite come una negazione del principio di riduzione del danno, ormai adottato in molti Paesi come strumento di sanità pubblica. Tra le voci più critiche c’è quella di Michael Landl, direttore della World Vapers’ Alliance, che accusa apertamente il commissario di diffondere disinformazione.

Secondo Landl, affermare che non vi sia differenza di rischio tra sigarette e alternative senza combustione “equivale a ignorare deliberatamente un ampio corpo di evidenze scientifiche e rischia di spingere i fumatori a continuare con le sigarette tradizionali. Numerose revisioni indipendenti e rapporti di autorità sanitarie nazionali indichino che i prodotti smoke-free sono significativamente meno dannosi del fumo e possono aiutare molti fumatori a smettere o a ridurre drasticamente i rischi per la salute se il passaggio è completo. La posizione della Commissione è frutto di un approccio ideologico più che scientifico e volta a ingannare i cittadini, privandoli delle informazioni necessarie per compiere scelte consapevoli”.
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