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Vaping e salute: epidemiologo canadese mette sotto accusa la sanità pubblica

L'accorato j'accuse di Mark Tyndall in una lettera-manifesto di scuse ai fumatori, ingannati dalla disinformazione.

Oggi si può consumare nicotina senza ammalarsi e morire giovani […] È sconcertante e non etico che la comunità della sanità pubblica non voglia che voi (fumatori, ndr) lo sappiate. Di fatto vi viene sistematicamente negato l’accesso a prodotti che potrebbero migliorare drasticamente la vostra salute e, in ultima analisi, salvarvi la vita”.

Mark Tyndall

Con queste parole Mark Tyndall, medico ed epidemiologo canadese di lungo corso e autore del libro “Vaping: Behind the Smoke and Fears”, apre una lettera–manifesto che suona come un atto d’accusa contro l’establishment della sanità pubblica globale. Il testo è presentato come una “lettera di scuse” rivolta agli 1,3 miliardi di persone che nel mondo fumano sigarette, scritta, nelle intenzioni dell’autore, “a nome dell’intera comunità della sanità pubblica, inclusa l’Organizzazione mondiale di sanità”. Una presa di posizione radicale, che Tyndall definisce necessaria di fronte a quello che considera “un errore catastrofico” destinato a pesare sul giudizio della storia.
Il cuore dell’argomentazione è la riduzione del danno. Tyndall afferma che esistono oggi alternative alla combustione del tabacco che consentono di assumere nicotina senza esporre il corpo alla gran parte dei rischi mortali associati alle sigarette. “La buona notizia è che ora potete avere nicotina senza ammalarvi e morire giovani”, scrive, spiegando che sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e bustine di nicotina comportano “una frazione minima del rischio” rispetto al fumo tradizionale. Nessuna persona correttamente informata, aggiunge, dovrebbe affermare il contrario.
Da qui l’accusa più dura: la sanità pubblica avrebbe deliberatamente ostacolato l’accesso a questi strumenti, alimentando confusione e paura attraverso “campagne di disinformazione massicce e ben finanziate”, con effetti che si estendono ai cittadini, ai medici e ai decisori politici. Tyndall ricorda che “da oltre cinquant’anni sappiamo che le sigarette uccidono direttamente metà di chi le usa” e causano più di otto milioni di morti l’anno. Eppure, osserva, mentre ci si congratula per il calo dei fumatori nei Paesi ricchi, “celebrare il successo sulle spalle delle persone che muoiono” non è una vittoria, soprattutto considerando che le terapie tradizionali aiutano meno del 10% di chi tenta di smettere.
Nel testo, l’autore denuncia anche l’approccio normativo adottato negli ultimi anni: invece di empatia e coinvolgimento, verso i fumatori si è ricorsi a “vergogna, isolamento e proibizione”, con un impatto sproporzionato sui gruppi più poveri e marginalizzati e con l’effetto collaterale di alimentare mercati illegali violenti e prodotti non regolamentati. “Un disastro totale dal punto di vista della salute pubblica”, lo definisce. Per coprire queste decisioni sbagliate, continua il medico, si è identificato un colpevole: l’industria del tabacco. Eppure, argomenta giustamente Tyndall, i prodotti a rischio ridotto non sono stati una sua idea, anzi. Ma a un certo punto, quando i fumatori hanno cominciato a passare a prodotti alternativi, le aziende del tabacco hanno adeguato il loro modello di business alla richiesta del mercato. “È ridicolo negare ai fumatori prodotti che possono salvare loro la vita – afferma – solo perché alcuni sono fabbricati da aziende che producono anche sigarette. Chi se ne importa di chi realizza i prodotti a base di nicotina più sicuri: l’importante è renderli disponibili”.
Non manca un passaggio polemico sul ruolo dell’industria del tabacco e sui finanziamenti filantropici di Michael Bloomberg, accusato di sostenere campagne proibizioniste che finiscono paradossalmente per “proteggere le aziende del tabacco e prolungare l’epidemia globale di sigarette”. La lettera si chiude con un appello diretto ai fumatori: informarsi, provare alternative più sicure e pretendere dai governi un accesso regolamentato e trasparente. “Vivete meglio e più a lungo”, conclude Tyndall, riconoscendo che per molti è già troppo tardi, ma insistendo sul fatto che il tempo per cambiare rotta, almeno per chi è ancora in vita, non è scaduto.

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