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Il programma Swap to Stop costituisce uno dei più rilevanti interventi di riduzione del danno mai messi in campo da un governo europeo sul fronte del tabagismo. Avviato nel Regno Unito nel 2023 e finanziato con oltre 45 milioni di sterline, il programma nasce con un obiettivo esplicito: accelerare il declino del fumo combustibile offrendo ai fumatori adulti un’alternativa concreta, accessibile e scientificamente fondata, ovvero la sigaretta elettronica. Secondo i dati diffusi dal Department of Health and Social Care, l’iniziativa mira a raggiungere almeno un milione di fumatori entro il 2027 attraverso la distribuzione gratuita di dispositivi per il vaping, integrata nei servizi pubblici di stop smoking del Nhs. L’intervento si rivolge in modo prioritario ai fumatori con maggiore dipendenza e alle fasce socioeconomiche più vulnerabili, che presentano tassi di fumo fino a due volte superiori rispetto alla media nazionale.
I primi risultati raccolti a livello locale sono significativi. Nelle aree pilota di Dorset, Bournemouth, Christchurch e Poole, tra il 2023 e il 2024 sono stati distribuiti circa 14.800 kit per il vaping. A quattro settimane dall’ingresso nel programma, 3.562 partecipanti, pari a circa il 24 per cento del totale, avevano già smesso completamente di fumare sigarette tradizionali. Nei follow-up successivi, condotti dai servizi locali per la cessazione, oltre il 50 per cento dei partecipanti risultava ancora astinente dal fumo combustibile, un dato nettamente superiore ai tassi medi di successo dei tentativi non assistiti, che nel Regno Unito si attestano intorno al 5-7 per cento a sei mesi. Ancora più emblematico è il caso del distretto di Richmond upon Thames, dove l’adozione sistematica del modello Swap to Stop ha contribuito a ridurre la prevalenza del fumo al 5,3 per cento della popolazione adulta, uno dei valori più bassi mai registrati in Inghilterra. In questo contesto, i servizi sanitari locali riportano che circa il 58 per cento dei fumatori presi in carico attraverso programmi basati sul vaping ha smesso di fumare sigarette combustibili, contro una media nazionale del 15-20 per cento per i programmi tradizionali basati esclusivamente su counseling e terapie sostitutive della nicotina.
Questi numeri assumono un significato ancora più rilevante se letti alla luce delle evidenze scientifiche disponibili. Public Health England e l’Office for Health Improvement and Disparities stimano da anni che il vaping esponga a un rischio almeno del 95 per cento inferiore rispetto al fumo di sigaretta. Swap to Stop non chiede ai fumatori un’improbabile rinuncia immediata alla nicotina, ma li guida verso l’eliminazione della combustione, responsabile di oltre 78.000 morti l’anno nel Regno Unito. In termini di salute pubblica, anche una cessazione “imperfetta”, mediata dal vaping, produce benefici rapidi e misurabili in termini di riduzione del rischio cardiovascolare e respiratorio. Il programma ha inoltre dimostrato che l’accesso gratuito al dispositivo è un fattore determinante. Le valutazioni preliminari indicano che oltre il 60 per cento dei partecipanti non avrebbe acquistato autonomamente una sigaretta elettronica, principalmente per motivi economici o per scetticismo iniziale. Una volta superata questa barriera, l’adesione al percorso di switch risulta elevata e, soprattutto, stabile nel tempo.
Swap to Stop rappresenta quindi un punto di svolta anche sul piano culturale. Per la prima volta, una grande politica pubblica riconosce esplicitamente che le sigarette elettroniche non sono un fenomeno marginale o un problema da contenere, ma uno strumento strategico per ridurre rapidamente la prevalenza del fumo combustibile. I dati raccolti mostrano che, se integrate in un sistema sanitario e orientate chiaramente allo switch completo, le e-cigarette possono produrre risultati che decenni di approcci esclusivamente proibizionisti non sono riusciti a ottenere.



