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Secondo una bozza di compromesso presentata dalla presidenza cipriota e visionata dalla testata Clearing the Air, le nuove tasse europee su sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, che dovrebbero entrare in vigore dal 2030, saranno più basse rispetto a quanto inizialmente proposto dalla Commissione europea. Una marcia indietro solo parziale, che però non cambia l’impostazione generale della riforma. Un segnale che sembra andare incontro alle resistenze di molti Stati membri, preoccupati per l’impatto fiscale e sociale di aumenti più rapidi.
Per i liquidi da inalazione verrebbe abbandonata l’idea di una tassazione basata sul contenuto di nicotina, ritenuta complessa da applicare, in favore di un’aliquota unica per quantità: 0,20 euro al millilitro dal 2030, contro gli 0,36 euro proposti inizialmente dalla Commissione. Una riduzione significativa, che viene letta da alcuni come un segnale di apertura verso strumenti considerati meno dannosi rispetto alle sigarette combustibili.
Tuttavia, il documento rivede al ribasso le aliquote minime per diversi prodotti. In modo sorprendente, anche le sigarette tradizionali e il tabacco da rollare vedrebbero ridotte le soglie rispetto alla proposta iniziale, con un minimo fissato intorno ai 200 euro ogni mille sigarette, invece dei 215 euro ipotizzati in precedenza. Rimane, invece, invariato il prelievo previsto per le nicotine pouches, pari al 50% del prezzo di vendita. Inoltre, l’entrata a regime delle nuove accise verrebbe rinviata al 2032, con un periodo transitorio più lungo. Dunque, come sottolinea Clearing the Air, il quadro resta ambiguo. Se da un lato le accise su sigarette elettroniche e tabacco riscaldato scendono, dall’altro la riduzione delle tasse sulle sigarette tradizionali e il mantenimento di un forte carico fiscale su altri prodotti senza combustione rischiano di annullare il vantaggio economico del passaggio a alternative meno nocive. In particolare, le nuove imposte continuerebbero a ridurre drasticamente la differenza di prezzo tra sigarette e vaping, rendendo lo switch meno attraente, soprattutto per le fasce di reddito più basse. Il dibattito entrerà nel vivo il 21 gennaio, quando la proposta sarà discussa dai rappresentanti degli Stati membri.
Non si dichiara soddisfatto Michael Landl, direttore della World Vapers’ Alliance. Commentando la bozza trapelata, Landl ha osservato che, nonostante il lieve arretramento sulle cifre, il messaggio politico resta invariato: l’Unione europea continua a trattare le alternative al fumo quasi come le sigarette, privilegiando il gettito fiscale rispetto alla salute pubblica. “Hanno fatto un passo indietro minimo sui numeri, ma la direzione è completamente sbagliata. I consumatori di nicotina vengono trattati come bancomat. Aliquote leggermente più basse non cambiano il fatto che questo piano manterrà le persone a fumare e punirà chi prova a smettere usando alternative meno dannose”, ha dichiarato.
Ancora più grave, secondo Landl, è l’ammissione contenuta nella stessa bozza del Consiglio, che afferma di voler “scoraggiare la sostituzione indotta dalle tasse tra i prodotti”. Un passaggio che, a suo giudizio, equivale a voler impedire ai fumatori di passare alla sigaretta elettronica, al tabacco riscaldato o alle bustine di nicotina. “È l’esatto opposto della riduzione del danno. La tassazione dovrebbe spingere verso opzioni meno nocive, non bloccarle”, ha aggiunto. Staremo a vedere come si articolerà il dibattito ma l’eventuale riduzione dell’imposta europea rimane, nonostante tutte le considerazioni a latere, una buona notizia.



