L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Sigarette elettroniche senza Freni: tra sarcasmo politico e paradosso fiscale

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Nel 2024 il sottosegretario all’economia Freni pronunciava parole che, all’epoca, suonavano come una promessa di buon senso: “Prodotti diversi hanno bisogno di una tassazione diversa. Il grande obiettivo è sganciare la tassazione dei prodotti a rischio ridotto come le sigarette elettroniche da quella dei prodotti a base di tabacco”. Una dichiarazione che avrebbe potuto segnare una svolta ragionevole nella politica fiscale italiana: riconoscere la differenza tra rischio e imposizione, premiare strumenti alternativi alla combustione e ridurre gradualmente il peso fiscale su chi cerca di allontanarsi dalle sigarette tradizionali. Eppure, a distanza di pochi mesi, la realtà sembra aver preso un’altra strada. Il governo ha deciso di aumentare ancora di più le imposte sui liquidi da inalazione, con aliquote in crescita nel 2026, nel 2027 e nel 2028. Tre anni consecutivi di rincari progressivi che trasformano una promessa di “sganciamento” in un’ininterrotta escalation di tasse. In pratica, mentre Freni parlava di differenziazione intelligente, la legge di bilancio ha deciso di ridurre ancora di più il delta tra vapore e tabacco, aumentando indirettamente i prezzi al consumo e mettendo a rischio la competitività di un settore che negli ultimi anni ha rappresentato un’alternativa concreta al fumo tradizionale.
C’è un sarcasmo politico quasi irresistibile in questo paradosso: da un lato parole di prudenza e visione futurista da un lato, dall’altro misure che comprimono il mercato, riducono la libertà di scelta del consumatore e penalizzano chi ha già deciso di cambiare abitudini. La tassazione progressiva per tre anni di seguito rischia di generare effetti opposti a quelli dichiarati: invece di promuovere la riduzione del rischio si rischia di alimentare il mercato nero e frenare l’innovazione.
Tra politica, conti pubblici e dichiarazioni di facciata, il principio di differenziazione sembra essere rimasto sulla carta. Freni parlava di libertà fiscale e responsabilità sanitaria, il governo ha scelto la leva dell’imposta crescente. Resta da chiedersi se tra qualche anno qualcuno ricorderà ancora quelle parole o se saranno semplicemente archiviate come un promemoria ironico della distanza tra promessa e pratica.

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