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Russia, divieto generazionale sul fumo: c’è chi dice no

Il vicepresidente della Duma è fortemente critico: "Misura inutile per contrastare il consumo di tabacco".

Vladislav Grib, vicepresidente del parlamento della Federazione Russa (la Duma), ha espresso una netta contrarietà al cosiddetto “divieto generazionale” sulla vendita di prodotti del tabacco, sostenendo che una simile misura non sarebbe efficace nel ridurre il consumo e rischierebbe invece di tradursi in una violazione dei diritti umani. Secondo Grib, il divieto graduale basato sull’anno di nascita non eliminerebbe il problema del fumo, poiché le persone nate prima della soglia stabilita continuerebbero ad acquistare sigarette per poi condividerle con chi ne sarebbe formalmente escluso.
Nel suo intervento, Grib ha definito queste proposte insostenibili, sottolineando come creerebbero una divisione artificiale tra cittadini. Da un lato vi sarebbe una categoria per la quale il consumo di tabacco è considerato proibito e dannoso, dall’altro una per la quale resta consentito e, implicitamente, non dannoso. A suo avviso, questo approccio introdurrebbe una forma di discriminazione basata esclusivamente sulla “fortuna” dell’anno di nascita, con effetti assimilabili a una segregazione e quindi incompatibili con il rispetto dei diritti fondamentali.

Vladislav Grib

Il dibattito è tornato d’attualità anche perché la Duma ha più volte discusso iniziative legislative che prevedono il divieto di vendita di prodotti del tabacco alle persone nate dopo il 2009, il 2015 o il 2017. Queste proposte stabilirebbero che chi è nato dopo una determinata data non possa mai, nel corso della propria vita, acquistare tabacco, prodotti contenenti nicotina e i dispositivi utilizzati per il loro consumo.
Il tema non riguarda soltanto la Russia. Il rapporto richiama infatti esempi internazionali, a partire dal Regno Unito, dove nell’ottobre 2023 il governo ha presentato al Parlamento un disegno di legge per vietare la vendita di sigarette ai cittadini nati dopo il 1° gennaio 2009. Nonostante le forti critiche, la proposta ha superato la prima lettura nell’aprile 2024, ma l’iter legislativo si è successivamente arenato dopo la sconfitta elettorale dei conservatori contro i laburisti.
Negli Stati Uniti, le restrizioni di tipo “generazionale” sono state introdotte soprattutto a livello locale. Il sobborgo di Brookline, nell’area di Boston, è stato il primo a varare un provvedimento di questo tipo, vietando dal novembre 2020 la vendita di prodotti del tabacco, comprese sigarette elettroniche e vaporizzatori, alle persone nate dopo il 1° gennaio 2000. Misure analoghe sono state poi adottate da diverse altre città dello stesso stato.
Tentativi simili sono stati avviati anche in Paesi come Nuova Zelanda, Australia e Malesia, ma in questi casi le autorità hanno infine deciso di fare marcia indietro, abbandonando le iniziative. Un elemento che, secondo Grib, confermerebbe le difficoltà e le contraddizioni di un approccio che, pur dichiarando obiettivi di salute pubblica, rischia di aprire un delicato fronte sul piano dei diritti e delle libertà individuali.

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