L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

La Società di patologia duale spagnola apre alla sigaretta elettronica

Secondo gli esperti, l'e-cig può aiutare le persone che associano il disturbo da uso di tabacco ad altri disturbi mentali.

Secondo la Sociedad Española de Patología Dual (Sepd), la sigaretta elettronica può rappresentare uno strumento utile per aumentare le probabilità di smettere di fumare nelle persone con disturbo da uso di tabacco, in particolare quando questo si associa ad altri disturbi mentali. Con questa presa di posizione, pubblicata sul magazine Infosalus, l’organizzazione medica entra nel dibattito spagnolo, ultimamente caratterizzato dalle tentazioni fortemente proibizioniste del governo in carica.
La Sepd si occupa di pazienti che presentano la coesistenza di un disturbo da uso di sostanze e di un altro disturbo psichiatrico: una condizione complessa che richiede trattamenti integrati e multidisciplinari. L’apertura alla sigaretta elettronica, spiega la società, nasce dall’osservazione clinica di una realtà difficile: molti pazienti, pur mostrando una forte motivazione a smettere, non riescono ad abbandonare il fumo con i metodi tradizionali oppure non ricevono un trattamento adeguato e continuativo. Il tabagismo resta una delle principali cause evitabili di malattia e mortalità, ma il suo impatto è ancora più marcato nei soggetti con patologie psichiatriche, che presentano tassi di consumo più elevati, maggiore dipendenza dalla nicotina e minori percentuali di successo nei tentativi di cessazione.
In questo contesto, la Sepd sottolinea come l’approccio improntato puramente all’astensione dal fumo non sia sempre sufficiente e come sia necessario ampliare il ventaglio delle strategie terapeutiche, includendo strumenti di riduzione del danno. La sigaretta elettronica, secondo gli esperti della società scientifica, può rispondere a questa esigenza, perché consente di mantenere l’assunzione di nicotina riducendo al contempo l’esposizione alle sostanze tossiche prodotte dalla combustione del tabacco. Per alcuni pazienti, soprattutto quelli con una lunga storia di dipendenza e con comorbidità psichiatriche, la possibilità di sostituire la sigaretta tradizionale con un dispositivo elettronico può facilitare il distacco graduale dal fumo e migliorare l’aderenza al percorso di cura.
La Sepd evidenzia ancora che una parte significativa dei fumatori con disturbo da uso di tabacco non trae beneficio dai trattamenti farmacologici o psicologici standard, oppure li abbandona precocemente. In questi casi, l’utilizzo della sigaretta elettronica può diventare un’opzione complementare, da integrare in un programma terapeutico personalizzato e supervisionato da professionisti sanitari. L’obiettivo non è promuovere un nuovo consumo, ma ridurre i danni associati al tabacco e aumentare le possibilità di cessazione definitiva.
Gli specialisti richiamano anche l’importanza di evitare semplificazioni o messaggi contraddittori. La sigaretta elettronica, affermano, non è priva di rischi e non deve essere considerata innocua, ma le evidenze disponibili indicano che, per un fumatore che non riesce a smettere, il passaggio a prodotti senza combustione può comportare una riduzione significativa dei danni. Per questo motivo, la Sepd invita a distinguere tra prevenzione dell’iniziazione, soprattutto nei giovani, e strategie di trattamento per persone già dipendenti.
Nel dibattito pubblico sul controllo del tabacco, la società scientifica sollecita un approccio basato sulle prove e sulla realtà clinica, che tenga conto delle esigenze dei pazienti più vulnerabili. Integrare la sigaretta elettronica come possibile strumento di riduzione del danno, all’interno di un quadro regolatorio chiaro e di un’assistenza sanitaria qualificata – conclude la società – potrebbe rappresentare un passo avanti nella lotta al tabagismo, soprattutto nei soggetti con patologia duale, per i quali smettere di fumare resta una sfida particolarmente difficile.

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